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13/11/2018

Nel bosco la musica diventa carezza e cura (Johann Sebastian Bach, dalla Suite per violoncello solo No. 6 BWV 1012)




Johann Sebastian Bach
Suite per violoncello solo No. 6 BWV 1012
Gavotte I & II
Ophélie Gaillard, violoncello


«C’è un istinto umano, nascosto, non verbale, connaturato al nostro bisogno di musica. E usarlo come strumento di espressione, per trasmettere le proprie emozioni, non ha nulla a che fare con i movimenti del corpo, con i gesti, o con l’articolazione di una lingua, con le parole, ma con qualcosa di più profondo, di spirituale». La frase è di John Williams, il compositore di colonne sonore che abbiamo apprezzato nel nostro ultimo ascolto sulle note di Schindler’s List. Una dichiarazione anche un po’ inaspettata, se si considera la sua opera cinematografica: le pulsazioni terrificanti dello “Squalo”, oppure gli accordi psichedelici di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Perché bisogna tenere presente che la musica da film è scritta per accompagnare personaggi, storie e immagini, e che l’ispirazione è governata da ciò che sta accadendo sullo schermo.
Tuttavia è probabile che, di là dalle tensioni sonore che accompagnano le sequenze al cinema, l’anelito a una dimensione spirituale, cioè a un livello in cui la musica vada oltre l’uomo, pervada anche le intenzioni di un artista contemporaneo come WillIams. Questa sua confidenza ci permette però di tornare, con un balzo indietro di trecento anni, al compositore che più di ogni altro ha fatto, per tutta la sua vita, del mestiere di “musicus” un omaggio devoto all’Assoluto: Johann Sebastian Bach, la cui arte, tranne qualche Cantata profana, si può dire sia interamente o un servizio liturgico vero e proprio, o un inchino dell’uomo verso Dio: dalla musica per organo a quella sacra, dai Concerti per vari organici alle invenzioni per strumento solo, che stanno al vertice della creazione bachiana.
E nel tornare a Bach lo facciamo con una partitura essenziale, di profondità meditativa, e con un video che colpisce per il modo in cui comunica la capacità della musica d’essere unguento, carezza e cura. Si tratta della sesta Suite per violoncello solo di Bach, BWV 1012. Avevamo già, in passato, ascoltato la quinta. Questa è l’ultima, che il Kantor ha scritto nel 1720: la più complessa, la più ardua dell’intero ciclo, ricca di arditezze armoniche, anche di difficoltà strumentali, dove per tutte le sette danze (Prélude, Allemande, Courante, Sarabande, Gavotte I, Gavotte II, Gigue) domina l’esplorazione bachiana del registro acuto, che costella tutta la composizione, e che, come ha scritto il musicologo Sergio Sablich in un saggio sulle Suites per violoncello solo, «suggella anche simbolicamente l’affrancamento completo dello strumento dall’immagine di realizzatore del “basso continuo”».
Dell’opera nel suo complesso avevamo già scritto: composta da Bach nel periodo trascorso alla corte del principe Leopold di Köthen, negli anni tra il 1717 e il 1723, insieme con i Concerti Brandeburghesi, parte del Clavicembalo ben temperato, le Suite inglesi e francesi, le Sonate e Partite per violino. In particolare di queste Suite, scritte per violoncello senza accompagnamento, avevamo già sottolineato la forte impressione di solitudine interiore, di totale contatto con l’essenzialità strumentale, di un suono quasi eremitico, privo di alcun orpello sonoro che non siano gli abbellimenti scritti direttamente dall’autore, un «canto solitario e meditativo pieno di liriche dolcezze», seppure sorretto, e impreziosito, da un discorso melodico insaziabile. Tutta la Suite No. 6 Op. 1012 è un cimento della maestria di Bach nel far cantare le voci: «Scale e arpeggi, alternanze in eco tra piano e forte, accordi di densa rudezza armonica, ostinati ribollenti e vorticosi, costituiscono un repertorio che si estende anche al parametro ritmico e timbrico, quasi a fissare a eterna memoria una somma dell’arte violoncellistica», sottolinea ancora Sablich.
Noi ci soffermiamo in particolare sulle due Gavotte, I & II. Ma mentre il precedente ascolto che avevamo proposto, l’intera quinta Suite Op. 1011, era immersa in un contesto di preghiera – con una registrazione di Anner Bylsma in una chiesa gotica, la St. Bartholomaus Kirke di Dornheim, di pura tradizione luterana, in Turingia (Germania), celebre perché il 17 ottobre 1707 Johann Sebastian Bach sposò proprio qui sua cugina Maria Barbara Bach – per quest’ultimo ascolto l’ambientazione è completamente diversa: la violoncellista francese Ophélie Gaillard esegue le due Gavotte immersa nella natura, nei boschi intorno a Grenier de la Mothe, non lontano da Dieppe, in Alta Normandia.
La musicista prende il suo violoncello antico – un “Francesco Goffriller” costruito a Udine nel 1737, appena 17 anni dopo la composizione della Suite – e lo porta nel bosco, e dunque accompagna anche il Kantor nel bosco, nel suo silenzio: la sua arte, le sue intenzioni, il suo sguardo sul mondo e sull’interiorità si mescolano con gli alberi, le foglie, i fiori. La musica respira con la natura, la freschezza timbrica e melodica delle due Gavotte ci rigenera, e una pagina mai così essenziale diventa un concerto a cui partecipano tutti gli elementi: acqua, terra, vento, luce, colori. Una lettura che tre secoli fa Bach non poteva certo immaginare.
Le due Gavotte, che arrivano dopo la calma e la quiete offerte dalla malinconica Sarabanda che le precede, si susseguono in un unico discorso, e come ha scritto lo storico Daniele Spini sono «un pezzo di eccezionale felicità, nella grazia semplice delle loro movenze popolaresche».
Ophélie Gaillard confida: «La dimensione spirituale, umanistica, di queste pagine si trova alla radice di noi stessi. Questa musica aiuta chiunque, in tutte le circostanze della vita. Ho fatto delle audizioni in prigione, in mezzo al dolore più assurdo. Ho preso uno sgabello e ho suonato Bach. Un contrabbandiere disperato, con i suoi tatuaggi ovunque, è scoppiato in lacrime».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Suites pour violoncelle seul (Intégrale)
Ophélie Gaillard, violoncello (Aparté, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Johann Sebastian Bach
Sei Suite per violoncello
Enrico Dindo, violoncello (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Johann Sebastian Bach
Sonatas and Partitas
Nathan Milstein, violino (Emi Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Consolazione - Musica da camera - Natura - Strumenti musicali

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