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24/01/2012

Musica pura per prendersi la rivincita (Gustav Mahler, dalla Sinfonia n. 5)




Gustav Mahler
Adagietto. Sehr langsam, dalla Sinfonia n. 5
World Orchestra for Peace; Valery Gergiev, direttore


Nel maestoso e possente, nel senso di organico strumentale, sinfonismo di Gustav Mahler, questo Adagietto – che rappresenta una parentesi lirica dalla quale si dipanano alcune delle più eleganti melodie che il compositore boemo abbia mai creato – è forse il pezzo più celebre e più eseguito. Anche, e soprattutto, per via della colonna sonora che il regista Luchino Visconti scelse per il suo capolavoro, “Morte a Venezia”. Si tratta del quarto movimento della Quinta Sinfonia, finita di comporre nell’agosto del 1902 a Maiernigg, sulle sponde del lago Wörthersee, in Carinzia, Austria, pochi chilometri dopo il confine italiano di Tarvisio, dove una stradina sale dal lago nel cuore del bosco: un luogo che abbiamo visitato e vi consigliamo, perché in una pace assoluta si può visitare la casetta che ancora oggi conserva i ricordi di Mahler, alcune partiture autografe, oggetti vari che il compositore lasciava durante i soggiorni estivi prima di rientrare a Vienna.
È qui che Mahler ha iniziato la composizione della Sinfonia n. 5, una pagina puramente orchestrale, come la Sesta e la Settima, nella quale il compositore recide i legami con il mondo liederistico, a differenza delle altre sue creazioni sinfoniche, per esempio la Terza, nelle quali fa ampio uso della voce e dei cori, sia di fanciulli sia femminili. E fin da subito, nell’ascoltare l’Adagietto – con il sottotitolo di Sehr langsam, Molto lento – affidato agli archi accompagnati da un discreto tappeto sonoro dell’arpa, in un’atmosfera quasi indefinita, eterea, fluttuante, che lo stesso Mahler ha definito “musica delle Sfere”, trovano senso e dimensione artistica le parole con le quali il compositore stesso illustrò la Sinfonia n. 5 al musicologo Guido Adler: «Comincio ora a scrivere le prime note della Quinta. Non ho in mente altro che questo: mettere giù la musica che nasce in me. Non devo cercarla, inseguirla, è qui, si agita nel mio animo, eccola che arriva».
Dunque, musica che sgorga, assoluta, senza legami di sorta con il testo, con la voce umana, “pura” nel senso che è il frutto meraviglioso dell’ispirazione, e questo nell’attacco dell’Adagietto è un’impressione vivissima, perché è come se le note provenissero dal nulla accompagnando una nascita, un “parto” artistico e spirituale; come se inondassero a poco a poco di luce una serenità primordiale; come se volessero colorare i primi riflessi dell’aurora. Il dolore e l’angoscia non trovano posto in questa musica, lenta nell’incedere, ma gioiosa nell’espressività, perché trasfigurante, foriera di un’apertura fortificante verso la pace e l’affermazione del Sé. Un momento di raccoglimento e di oblio dalle cose del mondo, che però non è fuga, non è stordimento, perché nel Rondò che segue l’Adagietto le atmosfere tenere sono sostituite da una robusta spensieratezza e dalla vivacità strumentale che torna a coinvolgere l’intera orchestra. La sofferenza sparisce del tutto, anzi, è vinta, soppraffatta. E anche quando il tema melodico dell’Adagietto fa nuovamente capolino nel Rondò, perde la caratteristica carezzevole per “mostrare i denti”: è più potente, orgoglioso. Le parole di Alma Schindler, moglie di Mahler, morta molto “vicino” a noi, nel 1960, sono inequivocabili: «In questa Sinfonia, una violenta battaglia ha contrapposto l’Ego di mio marito con l’Universo. Qui il suo “Io” si è rafforzato, non si lamenta più per le tragedie del mondo e per le proprie sventure, non piange più su se stesso. Qui Gustav si prende la rivincita».
Perché l’amatissima moglie di Mahler parla di rivincita, di riscatto, di auto-affermazione? Perché anche la Quinta Sinfonia – di cui l’Adagietto è l’esibizione orgogliosa di una conquistata pace interiore, una sorta di nirvana musicale, in netto contrasto con il carattere estroverso e brillante dei movimenti precedenti e del Rondò successivo, nei quali domina l’esplosione della gioia di vivere – è un ennesimo esempio di musica “del dolore”, in questo caso (come anche, ricordate, in Tchaikowskj) di arte che sublima il dolore. Infatti, proprio nel 1901, l’anno in cui inizia la composizione della Quinta Sinfonia sulle rive del Wörthersee, Mahler è reduce da una grave e dolorosa emorragia interna che lo aveva portato in fin di vita. In questo ambiente alpino, fatto di laghi, boschi e montagne, che ricorda la tensione artistico-naturalistica di Brahms e dei suoi ghiacciai estivi, nascono alcuni lavori che celebrano il trionfo dell’uomo sulla sofferenza, e in particolare il primo movimento della Quinta, che risente chiaramente dell’angoscia provata da Mahler per aver sfiorato la morte.
La nostra proposta d’ascolto si concentra sull’Adagietto, che con il Klavierquartettsatz che vi abbiamo già consigliato è forse la chiave più immediata per entrare nel mondo musicale di Mahler, fatto soprattutto d’inventiva liederistica e di potenza sinfonico-corale. Ma tutta la Sinfonia n. 5 mostra questo carattere di riscatto e di superamento. Non solo dal punto di vista fisico per la vittoriosa lotta contro l’emorragia, ma anche psicologico: la vita di Mahler risulta completamente trasformata nel periodo in cui scrisse la Quinta. Nel febbraio 1902 sposa la ventenne Alma e agli inizi dell’estate la sua terza Sinfonia è accolta dagli applausi. Quindi: guarigione, equilibrio sentimentale e successo come compositore. Ecco, dunque, l’esplosione della Sinfonia n. 5, che è come un manifesto di positività. Come se le note sul rigo musicale dicessero: «Sono più forte io di qualsiasi evento».
Il consiglio, ovviamente, è di completare la conoscenza di questa pagina ascoltando l’intera Quinta, partendo dal primo movimento che s’annuncia con il timbro persistente della tromba, un richiamo al mondo dell’infanzia, ai suoni lontani di una caserma e alle sfilate della marcia militare davanti alla casa dei genitori. Il secondo tempo è un tema di forte espressività, d’impronta beethoveniana (si percepisce subito nell’attacco), con sorprendenti contrasti ritmici. Il terzo tempo (il cui inizio del corno riconoscerete per via di qualche siglia Rai) è il cuore di tutta la composizione, spruzzato qua e là da un delizioso ritmo di valzer, composto per ultimo proprio tornando nella quiete dei boschi di Carinzia: un movimento dalle proporzioni gigantesche dove, secondo il compositore Giacomo Manzoni, «l’atmosfera drammatica è abbandonata in favore di una fantasiosa invenzione di motivi poplareschi e quasi “alla danza”, con il corno obbligato che a tratti svolge un ruolo concertante rispetto al tutti “orchestrale”». Dopo una tale esplosione di vivacità, sarebbe stato inconcepibile terminare la sinfonia con un altro movimento dello stesso carattere. Bisognava creare un contrasto: questa è la ragione del delizioso Adagietto. Chiude, come dicevamo, il Rondò-Finale, che conduce a un grandioso crescendo il quale, come ha scritto Bruno Walter, «suggella tutta la Quinta, fatta di musica appassionata, selvaggia, piena di pathos, briosa, solenne, delicata e piena di tutte le sensazioni dell'anima umana». Forse, un esempio di vittoria delle forze della vita sull’angoscia, sul dolore e sulla morte.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Gustav Mahler
Symphony No. 5
Claudio Abbado, direttore; Berliner Philharmoniker (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Mahler: The Symphonies
Riccardo Chailly, direttore; Royal Concertgebouw Orchestra; Radio-Symphonie-Orchester Berlin (Decca, disponibile anche su iTunes)

3) Gustav Mahler
Symphony No. 9; Kindertotenlieder; Rückert-Lieder
Christa Ludwig, mezzosoprano, Herbert von Karajan, direttore; Berliner Philharmoniker (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Coraggio di vivere - Guarigione - Malattia - Musica - Serenità

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