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29/12/2015

Musica luminosa e felice per il nuovo anno (Robert Schumann, Concerto per pianoforte e orchestra Op. 54)




Robert Schumann
Concerto per pianoforte e orchestra Op. 54
I. Allegro affettuoso; II. Intermezzo. Andantino grazioso; III. Allegro vivace
Khatia Buniatishvili, pianoforte; hr-Sinfonieorchester; Paavo Järvi, direttore


La “mise” della bellissima pianista georgiana Khatia Buniatishvili non potrebbe essere più in tono con l’atmosfera di un Capodanno in sala da concerto, appena smorzata dal classicissimo frac del direttore d’orchestra, l’estone Paavo Järvi. E per un augurio di buon anno, lasciando da parte la scontata festa musicale degli Strauss, padre e figlio, non potrebbe esserci pagina più adatta di questa, il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore Op. 54 di Robert Schumann, che vide il suo debutto davanti al pubblico il 1° gennaio 1846 nella sala del Gewandhaus di Lipsia: al pianoforte la moglie del compositore, Clara, pianista di talento e collaboratrice del marito anche a livello compositivo (si erano sposati l’anno prima). Sul podio, un direttore non proprio qualsiasi: Felix Mendelssohn.
Le lettrici e i lettori con più orecchio musicale riconosceranno all’istante la cellula melodica di questo capolavoro, diciamo pure “saccheggiata” nel tema iniziale da una canzone celeberrima scritta nel 1940 dalla messicana Consuelo Velázquez: “Bésame mucho”, uno dei motivi latino-americani più popolari del XX secolo. Nulla di che stupirsi: non è stata e non sarà l’ultima volta. Nel 1975 un altro saccheggio eccellente: arriva in testa alla hit-parade americana una canzone, “All by myself”, di Eric Carmen, la cui melodia è presa di sana pianta dall’Adagio del secondo Concerto per pianoforte di Sergej Rachmaninov (tanto che Carmen dovette accordarsi per le royalties con gli eredi del compositore russo).
Nato come una “Phantasie” per pianoforte e orchestra in un unico movimento, l’attuale “Allegro affettuoso”, il Concerto in la minore assume la veste definitiva dopo alcuni rimaneggiamenti: nel corso di cinque anni Schumann aggiunge altri due movimenti, un “Andantino” e un “Rondò”, che nella struttura giunta sino a noi diventano l’“Intermezzo-Andantino grazioso” (un lied molto cantabile, nella cui parte centrale i violoncelli svolgono un tema ampio e ricco di dolcezza) e l’“Allegro Vivace”. E dopo una sorta di prova generale prima del Natale 1845 il lavoro, tra i pilastri del concertismo pianistico, eseguito in tutti gli auditorium del mondo e immancabile nel repertorio dei più grandi solisti, è eseguito – come dicevamo – da Clara Schumann proprio a Capodanno.
A differenza della maggior parte dei Concerti per pianoforte dell’epoca la composizione di Schumann si differenzia per la presenza di un unico motivo tematico (un’unitarietà che deriva dal disegno iniziale della “Phantasie” in un solo movimento) e, dunque, da una solida integrazione, quasi una fusione spirituale e d’intenti, tra il solista e la struttura orchestrale, che ha sì un organico di peso (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani e archi) ma è trattata con sentimento cameristico, soprattutto nel primo e secondo movimento, come la stessa Clara afferma il 1° gennaio di quel 1846, esattamente 170 anni fa, dopo la “prima”: «La parte del pianoforte s’intreccia così bene con quella dell’orchestra che non si può pensare a una senza l’altra». E ascoltando, al minuto 10:27, la ripresa solistica al pianoforte del tema principale e, al minuto 10:54, la malinconica colorazione timbrica del clarinetto, gli arpeggi del pianoforte che seguono e la successiva entrata dell’oboe, questo concerto sembra davvero uno squarcio di musica da camera quasi brahmsiano per l’intensità lirica dell’intreccio strumentale. Anche se abbiamo già visto in queste “Strategie” quanto la mano schumanniana sia stata altrettanto potente nel campo della “Haus Musik”: abbiamo ascoltato qui i quattro pezzi per viola e pianoforte Märchenbilder Op. 113 e le Romanze Op. 94 per pianoforte e oboe. Pagine eleganti e raffinate come i deliziosi Märchenerzählungen op. 132 per pianoforte, clarinetto e viola, e i Fantasiestüke Op. 73 per pianoforte e clarinetto, che sicuramente avremo occasione di scoprire più avanti.
Va detto che il periodo creativo in cui nasce il Concerto in la minore, tra il 1841 e il 1845, è uno dei meno drammatici e tormentati nella vita del musicista. L’abisso della follia, per il quale il compositore tedesco soffrirà così tanto da tentare il suicidio, si apre soltanto cinque anni dopo. La prima grave crisi nervosa, con allucinazioni visive e uditive, è del 1851, mentre Schumann è direttore d’orchestra a Düsseldorf. Alterna periodi di lucidità. Fa ancora in tempo a ricevere Brahms in casa sua e a scrivere un entusiastico articolo intitolato “Vie Nuove”, nel quale presenta al mondo quella che aveva perfettamente intuito essere la musica geniale del giovane collega di Amburgo. Poi sprofonda nella pazzia, la malattia mentale si aggrava in modo irreversibile. Schumann tenta di uccidersi gettandosi nel Reno ma i barcaioli lo salvano. Morirà nel 1956 in una clinica psichiatrica, con qualche sprazzo di lucidità, ma sostanzialmente irriconoscibile rispetto ai suoi capolavori.
Eppure il cupo dolore nella mente di Schumann sembra lontanissimo dall’incanto musicale che ascoltiamo, per esempio, al minuto 8:18 del nostro video, quando l’oboe riprende la cellula tematica di questo Concerto, in quella che è una delle idee musicali più “forti” del concertismo pianistico romantico, forse uguagliata, come personalità, come riconoscibilità presso il grande pubblico, soltanto dall’attacco del primo Concerto per pianoforte e orchestra di Pëtr Il’ič Čaikovskij. E l’internamento del musicista in una casa per malattie mentali sembrano ancora oggi inverosimili all’ascolto del tema centrale di straordinario fascino melodico (al minuto 17:00) che il compositore mette sul pentagramma nel secondo movimento, l’Andantino grazioso: una carezza prima orchestrale e poi colorata da clarinetto e fagotto, e punteggiata dagli arpeggi del pianoforte. Ed è bellissima la riflessione del musicologo Sergio Sablich a proposito di questo frammento: «Quando dai violoncelli si innalza un canto spiegato che a poco a poco si propaga a tutta l’orchestra, il pianoforte da solo si sottrae a questa nuova idea tematica, quasi proseguendo a parte un suo corso di pensieri». Come lascia altrettanto increduli il pensiero di un genio quasi dimenticato all’ascolto di un altro capolavoro, il ciclo di lieder “Frauenliebe und Leben”, “Amore e vita di una donna”, in cui Schumann mostra uno straordinario talento nel raccontare le sfumature della femminilità (e anche qui avremo modo di ascoltarlo in una prossima puntata dedicata alla lirica).
Più simile alla grande tradizione virtuosistica del concerto romantico è l’ultimo tempo, Allegro vivace. Qui Schumann molla gli ormeggi di una cantabilità cameristica per dare libero sfogo alla bravura del pianista e alla tavolozza completa dei colori orchestrali. Il materiale sonoro diventa irruente, maestoso, con spazzi di accenti lirici brahmsiani, e impegna l’arte del solista. Un finale che trasmette forza, coraggio, energia, quello che gli studiosi chiamano “Schwung”, cioè lo slancio tipico dell’anima schumanniana, «inebriata di amore e di gioia per tutto ciò che di più nobile e generoso esiste nella vita».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Robert Schumann
Piano Concerto in A minor Op. 54
Maurizio Pollini, pianoforte; Berliner Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Robert Schumann
Romanzen Op. 94 – Fantasiestüke Op. 73 – Märchenbilder Op. 113 – Märchenerzählungen op. 132
Ingo Goritzki, oboe; Thomas Friedli, clarinetto; Hirofumi Fukai, viola; Ricardo Requejo, pianoforte (Claves Records, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Robert Schumann
Frauenliebe und Leben Op. 42
Anne Sophie von Otter, soprano; Bengt Forsberg, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Felicità - Gioia di vivere - Malattia mentale - Musica da camera - Strumenti musicali

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