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15/09/2020

Musica e danza, la Bellezza che lenisce la sofferenza (Antonio Vivaldi, Concerto per clarinetto e orchestra, No. 1)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Antonio Vivaldi
Concerto per clarinetto e orchestra No. 1, RV 729
Allegro molto
Martin Fröst, clarinetto; Concerto Köln


In tempo di emergenza per il Covid-19 colpiscono, a rileggerle ora, le parole scritte da Riccardo Muti sul proprio profilo Facebook lo scorso 18 marzo, durante la fase acuta del lockdown: «Mi unisco ai giovani musicisti dell’Orchestra Luigi Cherubini, che hanno pensato di porre il loro talento a conforto dei cittadini in questo periodo così drammatico per la salute pubblica. I giovani sanno che la Musica può lenire le sofferenze e dare speranza, perché la Bellezza non deve soccombere». Fondata proprio dal maestro Muti nel 2004, la “Cherubini”, composta di soli giovani, si cimenta in un repertorio che spazia dal Barocco al Novecento, alternando ai concerti in molte città italiane importanti tournée in Europa e nel mondo.
Di questa dedica della più celebre bacchetta italiana, oggi principal director alla Chicago Symphony Orchestra, dopo essere stato per 19 anni direttore musicale del Teatro alla Scala di Milano, a noi sono care soprattutto le ultime parole, che sembrano davvero un manifesto delle nostre “strategie”: la musica con la M maiuscola, perché a essa affidiamo le nostre speranze di una sorte felice; il concetto di sollievo, conforto, consolazione che l’arte dei suoni può trasmetterci; e l’assoluta convinzione che la Bellezza, anche qui sottolineata con la maiuscola, non possa morire, non possa soccombere anche davanti alle prove più dure.
E allora una recentissima uscita discografica della Sony Classical ci accompagna incontro a questa Bellezza, con un confluire di varie declinazioni d’arte: c’è la fantasia melodica di Antonio Vivaldi, la sua trascinante vitalità che non può che farci bene; ma c’è anche la danza, che ritrae con l’espressione corporea il discorso timbrico e strumentale, dunque un’altra visione di Bellezza; e poi c’è anche il teatro d’opera, perché questa esecuzione al clarinetto del terzo movimento del Concerto detto “Sant’Angelo”, Molto Allegro, è una trascrizione dall’Aria “La gelosia”, tratta dal dramma per musica “Ottone in Villa”, la prima opera di Vivaldi, che debuttò al Teatro delle Garzerie di Vicenza il 17 maggio 1713, quando il compositore era già assai famoso come violinista e autore di meravigliose opere orchestrali.
E poi qui c’è ancora un’ultima bellezza, che è quella del virtuosismo di Martin Fröst, uno dei clarinettisti classici oggi più acclamati, svedese di origine e direttore principale della Swedish Chamber Orchestra. Il suo clarinetto è trascinante, per la bellezza della musica vivaldiana, per la qualità dell’esecuzione e per una sorta di metamorfosi del clarinetto stesso: solitamente a mezza tinta, malinconico, brunito, soffuso, introspettivo, qui si rivela strumento di sferzante energia e vitalità.
Antonio Vivaldi, impariamo grazie a questo splendido lavoro della Sony, «utilizzò un clarinetto in cinque delle opere che compongono la sua voluminosa produzione, uno dei primi compositori a impiegare uno strumento che era allora agli inizi. Ne intravide le potenzialità e nonostante quelle che erano allora le sue carenze tecniche lo usò nelle sue composizioni sia come strumento solista “obbligato”, sia in combinazione con vari altri strumenti a fiato. C’erano due varianti del clarinetto: il "clarinetto" a due o tre tasti e il "chalumeau", che è più strettamente correlato al flauto dolce. Il clarinetto e lo chalumeau hanno un carattere completamente diverso. Il suono del chalumeau è gentile e suadente, evoca pensieri di un idillio rustico [...] Vivaldi conosceva entrambi gli strumenti e fece una chiara distinzione tra foro in termini di utilizzo, terminologia e modo in cui venivano maneggiati».
Ascoltando questa musica, immaginando l’opera in un teatro vicentino del primo Settecento, osservando come la danza accompagna le note, abbiamo un’idea più vera di quello che Muti ha inteso come Bellezza, e anche del rapporto che questa può avere con l’arte dei suoni. In un’intervista a proposito del suo saggio “La via della bellezza”, il filosofo Vito Mancuso tratteggia questo rapporto fra le note e ciò che nell’arte ci illumina, ci soccorre, ci sorregge: «La musica come la bellezza più misteriosa… Così potente che già gli Antichi mettevano in guardia; Platone nella “Repubblica” sosteneva che alcune armonie potevano entrare, quella dorica e quella frigia; altre no, perché avevano un effetto di corruzione sui costumi dei giovani… Tutte le religioni possiedono un’intrinseca dimensione musicale. Pensiamo alla musica sacra dei Dervisci, che accompagna la danza, per arrivare alle religioni dove la musica è più presente, i canti rituali dell’ebraismo, le danze dei Chassidim…».
Ecco allora danza, musica, teatro, abilità strumentale, melodia in un uomo che fu come pochi vicino a Dio: il “Prete Rosso” Antonio Vivaldi.
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Antonio Vivaldi
Vivaldi
Concerto Köln; Martin Fröst, clarinetto (Sony Classical, disponibile anche sugli store digitali)

2) Antonio Vivaldi
Il Cimento dell’armonia e dell’inventione
Stefano Montanari, violino; Accademia Bizantina; Ottavio Dantone, direttore (Arts Music, disponibile anche sugli store digitali)

3) Antonio Vivaldi
Double Concertos
Akademie für Alte Musik Berlin (Harmonia Mundi, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Bellezza - Musica - Strumenti musicali

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