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11/07/2017

Musica allegra e spavalda dal mago dell'orchestra (Richard Strauss, I tiri burloni di Till Eulenspiegel – Poema sinfonico Op. 28)




Richard Strauss
I tiri burloni di Till Eulenspiegel – Poema sinfonico Op. 28
Münchner Philharmoniker; Valery Gergiev, direttore


Se quest’estate pensate di fare un viaggio nella verdissima Austria, magari vi capiterà di passare da Salisburgo, meta di un festival prestigioso dominato per anni dalla figura di Herbert von Karajan, ma visitato anche da tanti direttori d’orchestra italiani. Entrando da una delle porte di Salisburgo, nella parte vecchia della città, proprio davanti alla casa natale di Wolfgang Amadeus Mozart, passerete davanti un ristorante delizioso, che sembra uscito dalle fiabe. Si chiama “Zum Eulenspiegel” ed è la versione moderna di una locanda del XV secolo, con legni intagliati, focolari, brocche antichissime, vista sulla storia della città. Oggi è un ristorante di un certo tono, e un appassionato di musica non può perderselo. Ci andava già Leopold, il padre di Mozart, ma soprattutto ha un nome, Eulenspiegel, che arriva dalle favole e ancora oggi si perde in un mondo di suoni.
Sì, perché tra i compositori che hanno elaborato il personaggio di Eulenspiegel ci sono Béla Bartók e Richard Strauss. Soprattutto quest’ultimo ne ha tratto un capolavoro orchestrale assoluto, Till Eulenspiegels lustige Streiche, “I tiri burloni di Till Eulenspiegel”, scritto nella forma della musica a programma che, ricordiamo, è una composizione pensata per descrivere una vicenda, un racconto letterario, una scenografia naturalistica con mezzi puramente strumentali, sonori.
Sul personaggio di Eulenspiegel, tra storia e leggenda, nulla è certo. Potrebbe essere il famoso eroe nazionale dei Paesi Bassi, che terrorizza le vecchiette al mercato, si traveste da frate ma dà scandalo con prediche blasfeme. Potrebbe essere stato un impostore, un malandrino, vissuto nella Germania del nord nel XIV secolo, tramandato prima dalla tradizione orale popolaresca e poi da certa letteratura nordica. Sia come sia, questa figura di briccone, di spaccone, piaceva al giovane Strauss. Secondo quanto scrive lo storico della musica Sergio Sablich, «una sorta di Faust in veste di monello, turbolento inventore di burle. Il compositore tedesco se ne innamorò assistendo nel 1889, a Weimar, a una rappresentazione dell’opera Eulenspiegel di Cyrill Kistler. A colpirlo furono soprattutto i lati umoristici e scanzonati del personaggio, l’ironia beffarda sottesa allo spirito di rivolta contro la saccenteria dei benpensanti. Quella figura, tanto radicata nella solidità della storia quanto sospesa nella leggerezza della fantasia, gli parve adatta a costituire il soggetto di un lavoro teatrale; il progetto si arenò per risorgere anni dopo come poema sinfonico».
Il più importante terreno di sviluppo della musica a programma in epoca romantica fu proprio il poema sinfonico. E Richard Strauss è stato uno dei più formidabili compositori di questo genere. Non solo ha continuato sulla strada tracciata da Berlioz con la “Symphonie Fantastique”, ma ne ha ampliato i mezzi e la potenza orchestrale, la forza e la ricchezza della fantasia strumentale, tanto che ancora oggi è conosciuto tra i musicisti come il “mago dell’orchestra”, di cui è dominatore assoluto. In queste sue creazioni la compagine orchestrale diventa essa stessa uno strumento, esuberante, malleabile, rutilante e allo stesso tempo docile, con il quale riesce a esprimere tutto il suo mondo interiore e a declinare ogni minima idea espressiva.
Abbiamo già incontrato uno di questi lavori di Strauss, “Morte e trasfigurazione” (Tod und Verklärung). Ma mentre in “Morte e trasfigurazione” il linguaggio è cupo, perché la composizione ha come programma una poesia di August Ritter in cui un ammalato lotta disperatamente contro la morte, in “Till Eulenspiegel” dominano la fiducia, la luminosità, la positività, l’allegria di un bambino che si perde nelle favole. Il tutto tradotto in musica con fosforescenza sonora, ricchezza del tessuto orchestrale, vivacità timbrica che ne fanno, pur se trattati “a programma”, un esempio di musica pura capace di trasmettere freschezza, venature di umorismo, ottimismo, fiducia nella vita.
Certamente un brano da festival estivo che comunica gaiezza, brillantezza, serenità per i suoi colori e le sue bricconerie musicali, che ovviamente seguono quelle legate alla tradizione fiabesca del personaggio. Lo stesso Richard Strauss, appena completata l’orchestrazione della pagina, dopo la prima stesura al pianoforte, scrive: «Ho terminato in partitura un nuovo poema sinfonico, Till Eulenspiegel, molto allegro e spavaldo».
Il brano ottiene subito enorme successo. Si può dire che – insieme con l’attacco dell’altro meraviglioso poema sinfonico, “Così parlò Zaratustra”, celeberrimo per la colonna sonora di “2001 Odissea nello spazio”, con il tema introduttivo dell’opera “Il Cavaliere della rosa” e con il sestetto per archi che apre “Capriccio”, l’ultimo capolavoro del teatro in musica di Strauss – “I tiri burloni di Till Eulenspiegel” sia il pezzo più noto del compositore tedesco, «compendio ideale della sua maestria di strumentatore e della sua concezione della forma del poema sinfonico». Decisamente familiari i due temi principali che innervano la composizione, quello dei violini e quello dei corni, esposti con evidenza sonora sin dalla prime note.
Essendo una musica nata da una leggenda, ed essendo una partitura impostata a programma per raccontare questa leggenda, nelle prime battute sembra quasi di riconoscere, tradotto in suoni, il classico avvio delle favole, il «c’era una volta», grazie a un’antica melodia di carattere burlesco affidata ai violini. Poche misure di pentagramma e il racconto entra nel vivo. Il corno presenta il tema principale del protagonista: «Scattante, audace nelle sue provocazioni ma anche beffardo nel precipitare a rotta di collo verso l’abisso», scrive ancora Sablich.
E’ impossibile descrivere a parole una musica così impregnata di sensazioni coloristiche, sottolineature psicologiche, scatti umoristici resi possibili dalle sfumature timbriche che solo un genio dell’organizzazione orchestrale come Strauss – fra ottavino, flauti, oboi, corno inglese, clarinetto basso, fagotti, controfagotto, triangolo, piatti, grancassa, tamburi e archi – poteva immaginare per mettere in forma sonora le bizzarrie, le astuzie, le smorfie, le risate, le buffonerie di un burlone tramandato dalle fiabe nordiche e germaniche. C’è solo da mettersi in ascolto, perché dall’inizio alla fine è divertimento puro e melodia impareggiabile.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Richard Strauss
Till Eulenspiegel Op. 28 – Also Sprach Zarathustra Op. 30 – Salome, Danza dei sette veli Op. 54
Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deustche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Richard Strauss
Metamorphosen – Tod und Verklärung
Berliner Philahrmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music

3) Strauss (Sextet: Prelude to Capriccio); Mozart (Clarinet Quintet); Frank (Piano Quintet)
Amadeus Quartet (BBC Legends, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Fiabe e leggende - Fiducia - Musica a programma - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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