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22/01/2019

Mettetevi comodi nell'abbraccio di Bach (Johann Sebastian Bach, Sarabande dalla Partita No. 2 BWV 1004 per violino solo)




Johann Sebastian Bach
Partita No. 2 BWV 1004 per violino solo
Sarabande
Ray Chen, violino


Gli echi dell’«Exultate Jubilate» mozartiano, che vi abbiamo proposto la scorsa puntata, augurio per un anno di luce e di armonia, lasciano il posto a un ascolto nuovo, a una meditazione alta, ad attimi di raccoglimento interiore: uno spazio quasi di silenzio, anzi di silenzi e di pause (che sono parte integrante della musica) riempiti da una melodia sublime, dove non c’è più orchestra o voce umana, soltanto la vetta di uno strumento solo, il violino. Proviamo a inoltrarci in questo 2019 fatto di arte e di suoni partendo dall’essenzialità del discorso sonoro, da una sorta di bellezza eremitica, solitaria, dove non sono previsti orpelli e ridondanze: il terreno forse più adatto per raccogliere le forze, le energie, lo slancio che serve per superare ogni prova.
E lo facciamo tornando alla composizione per strumento solo di Johann Sebastian Bach, dopo la parentesi violoncellistica della Suite No. 6 BWV 1012 di due mesi fa, ma questa volta sulle quattro corde del violino, con la Sarabanda tratta dalla Partita No. 2 BWV 1004. Il solista che ne propone il movimento di danza più “grave”, la Sarabanda, è un violinista di Taiwan, australiano di adozione, Ray Chen, 29 anni, che ultimamente, come scrive Luisa Sclocchis sul prossimo numero di Suonare News, «è diventato una sorta di rockstar della classica nell’era di Internet, un musicista esuberante capace di coinvolgere il pubblico, soprattutto i giovani, grazie a una forte presenza mediatica sui social». E spiega lo stesso artista nato a Taipei: «La musica non è fatta solo di emozioni gioiose o felici; spesso quando pensi a Shostakovich, Prokofiev o Mozart, o ai romantici, capisci quanto occorra non essere superficiali per cogliere ciò che esprimono anche in termini di malinconia e tristezza».
Malinconia e tristezza che possono essere le chiavi di lettura di questa Sarabanda, suonata con vigore, energia, ma anche con introspezione, gratitudine e fiducia in qualche forza soprannaturale che ci venga incontro e ci soccorra. «Sono sempre stato ispirato dalla connessione musicale di Bach con il divino», commenta il violinista australiano. «Uno può non essere religioso o devoto, ma non si può negare la presenza di una forza superiore in questa musica».
L’ascolto che vi proponiamo, dunque, è tutto qui: è un abbandonarsi, un mettersi comodi e sereni nell’abbraccio strumentale bachiano, scegliendo di stare in attesa che la Sarabanda, fatta insieme di mestizia e di vertigine, ma anche la Ciaccona finale che abbiamo già qui proposto, e l’intera seconda Partita, e tutte le altre pagine per violino solo, si accordino con i nostri stati d’animo più intimi, o con le manifestazioni più dolorose della nostra esistenza, proprio come gli strumenti dell’orchestra si accordano sul “la” del primo violino.
Sebbene Bach fosse conosciuto come virtuoso della tastiera, era anche un abile violinista. Era cresciuto ascoltando il padre, ed è con questo strumento che aveva ottenuto il primo incarico pubblico, nell’orchestra di Weimar. Uno dei figli musicisti, Carl Philipp Emanuel, ricorda del padre: «Dalla sua giovinezza fino alla vecchiaia ha suonato il violino in modo puro e penetrante e quindi era capace di tenere l’orchestra nel migliore ordine, meglio di quanto avrebbe potuto fare dal clavicembalo. Comprendeva completamente le possibilità di tutti gli strumenti a corda». Non solo: ha lasciato ai tutti i violinisti, del passato e contemporanei, capolavori immensi da studiare, tra i quali nove Sonate per violino e clavicembalo, una manciata di concerti, ruoli “obbligati” nelle Cantate e nelle Passioni. L’indiscusso apice della sua scrittura violinistica, tuttavia, è l’insieme di sei opere non accompagnate da alcun altro strumento – tre Sonate e tre Partite – che completò nel 1720, a metà del suo mandato come Kapellmeister al servizio del principe Leopoldo di Anhalt-Cöthen. Un periodo ricco di altre gemme musicali: le già citate Suite per violoncello solo, le quattro Suite per orchestra, il primo libro del Clavicembalo ben temperato.
Per chi volesse lasciarsi ulteriormente ispirare da questa musica, dalla sua apparente semplicità e dalla benefica forza interiore che si sprigiona, decidendo di ascoltare l’opera completa, allora sentirà che la Partita n. 2 in re minore BWV 1004 si apre con una Allemande, danza di origine tedesca e dal ritmo moderato, e prosegue con una Courante, che è invece una danza di origine francese e trae il nome dalla vivacità del suo movimento; per poi passare alla nostra Sarabande, di origine arabo-moresca o turco-iraniana, di tono grave e solenne. Sino ad arrivare alla Gigue e alla celeberrima Ciaccona che chiude la Partita in re minore.
Durante il periodo di Cöthen, che non è fuori luogo considerare, a livello creativo, uno dei più stimolanti nell’intera storia della musica, Bach lascia sul pentagramma anche i sei Concerti brandeburghesi, che si chiamano così perché prendono il nome dal margravio, il principe della città di Brandeburgo, Christian Ludwig, a cui furono dedicati, nei quali il genio tedesco sperimenta con fantasia, e generosità timbrica, le diverse possibilità del concerto barocco. Bene: è con stupore – ogni volta che ascoltiamo questa Sarabanda, o qualsiasi altra danza nobilitata nelle Partite per violino – che ci domandiamo come abbia fatto a eccellere, con i medesimi risultati, nel discorso orchestrale e in quello di uno strumento solo che intona una polifonia così riccamente decorata. Scrive l’Accademia di Santa Cecilia: «Ciò che conta in queste e altre opere bachiane è il risultato musicale raggiunto con un senso speculativo e una capacità inventiva senza confronti, tali da suscitare la massima concentrazione non solo nell’esecutore, ma anche nell’ascoltatore».
In questo totale rapimento si può raggiungere, forse, un barlume di guarigione.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Sonate e Partite per violino solo
Nathan Milstein, violino (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Johann Sebastian Bach
Sonatas and Partitas Bwv 1001-1006
Giuliano Carmignola, violino (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Johann Sebastian Bach
Les six Concerts Brandebourgeois BWV 1045-1051
Le Concert des Nations; Jordi Savall, direttore (Alia vox, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Malinconia - Musica antica - Strumenti musicali - Tristezza

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