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11/01/2011

Lo struggimento della malinconia (Franz Schubert, Lied "Im Frühling")




Franz Schubert
Im Frühling (In primavera), Lied (op. 101, n. 1, D 882)
Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Sviatoslav Richter, pianoforte


Una chicca per salutare musicalmente il 2011 e avventurarci nel meraviglioso mondo dei Lieder (in tedesco, “canzoni”) di Schubert. Il video di questa settimana è un monumento multimediale all’arte di uno dei più grandi interpreti dei Lieder schubertiani, il baritono tedesco Dietrich Fischer-Dieskau, se escludiamo, nel registro femminile, l’immensa Elisabeth Schwarzkopf (che magari vi proporremo in qualche aria del Don Giovanni di Mozart, altra esecuzione storica, diretta dal nostro Carlo Maria Giulini).
Il tandem formato da Fischer-Dieskau alla voce e da Sviatoslav Richter al pianoforte è davvero straordinario, e il fatto di vederli in questo e altri video di YouTube emoziona anche gli appassionati di lungo corso. Solo dieci-quindici anni fa l’unico modo per gustare queste composizioni era andare in un negozio super-specializzato (ne esistono sempre meno, purtroppo), chiedere consiglio sulle incisioni di riferimento, acquistare un disco e sperare di poter ascoltare, un giorno, Fischer-Dieskau anche dal vivo. Mai ci saremmo sognati di accendere il computer e guardare, oltre che sentire, interpreti leggendari come questi. Per dare un’idea a chi si avvicina al repertorio (non difficile, ma certo impegnativo nell’ascolto) è come vedere Ella Fitzgerald accompagnata da Luis Armstrong, o Bob Dylan sostenuto dalle ritmiche di Joan Baez.
Oggi tutto è più comodo (in realtà, meno magico) e basta collegarsi alla libreria di iTunes per acquistare i Lieder di Schubert o navigare in YouTube per incontrare gemme musicali senza tempo che, al primo contatto, possono forse risultare un po’ troppo intimistiche e romantiche. Ma che, ascolto dopo ascolto, esplodono in tutta la loro fragranza e commovente liricità.
Abbiamo scelto “Im Frühling” (In primavera), Lied composto nel 1826 su un poema di Ernst Schulze. Il poeta canta l’amore perduto e raffronta il proprio dolore con il gioioso splendore della primavera, intatto e luminoso come allora. E vorrebbe essere un uccellino nascosto tra le fronde degli alberi, e cantare il suo amore per lei. Il messaggio del Lied è che la vitalità della natura, se da un lato accresce la nostalgia per un tempo che non può ritornare, dall’altro allevia la sofferenza colmando il cuore di incanto e meraviglia. La musica, così dolce e avvolgente, rafforza questa verità e offre anche a noi conforto dal male e dalla malinconia.
Fischer-Dieskau e Richter sono nel pieno della loro potenza espressiva. La voce del baritono non è una sorpresa, nel senso che è sempre la stessa, una rocciosa meraviglia che ha reso discograficamente ricco il genere del Lied: un brano per voce solista e pianoforte che, nella sistemazione moderna, parte da Schubert e attraversa l’Ottocento sino al tardo-romanticismo di Richard Strauss, autore di un capolavoro assoluto come i “Vier Letzte Lieder” (Ultimi quattro lieder: e ancora una volta qui non perdetevi, per la discoteca personale, la voce della Schwarzkopf). Ma, tornando a “Im Frühling”, è il pianoforte di Sviatoslav Richter che commuove per l’intensità del supporto dato al canto e la resa vivissima della melodia schubertiana. La frase centrale che sorregge il Lied è quasi scolpita nel pianoforte e, si potrebbe dire, “canta” meglio anche di Fischer-Dieskau.
Schubert è uno dei più grandi compositori del primo Ottocento, capace di esprimere come pochi altri (senza dubbio, Johannes Brahms) la “sehnsucht”, cioè lo struggimento malinconico, l’anelito all’infinito che caratterizza l’esperienza romantica. Ricevute le prime nozioni musicali dal padre (maestro di scuola e violoncellista dilettante), dal fratello maggiore e dall’organista della chiesa del suo paese, il compositore austriaco intuì subito la forza dei Lieder, un genere che vantava già una lunga tradizione ma che solo con lui avrebbe raggiunto la vetta dell’espressione musicale. Dal 1811 al 1828 (anno della sua morte, a soli 31 anni), ne compose più di 600, trovando ispirazione nelle opere di un centinaio di poeti diversi. Ma il preferito fu Johann Wolfgang von Goethe, per il quale nutriva profonda ammirazione: e dal testo del Faust è tratto uno dei suoi capolavori, “Gretchen am Spinnrade” (Margherita all’arcolaio, Op. 2, D 118), il primo Lied in assoluto composto su un testo del drammaturgo tedesco.
Come spiega la musicologa Florinda Ciccotelli, ciò che è da subito evidente nei Lieder di Schubert (anche nel nostro video, se ascoltato con attenzione), «è quell’integrazione fra parola e musica, tra linea vocale e accompagnamento strumentale che nessun liederista aveva raggiunto prima di lui e che rimarrà la sua caratteristica saliente. Certo, accanto al Lied Schubert si cimenta in altri generi: musica sacra, da camera, sinfonie, sei opere teatrali (nessuna delle quali è rappresentata). Il successo stenta ad arrivare (in verità, non arriverà mai), anche se Schubert conquista l’ammirazione e la stima di un gruppo di amici che gli resteranno fedeli per la vita, consentendogli di continuare a comporre».
Il compositore si ritrovava abitualmente, in casa di uno o dell’altro, o all’osteria, per conversare, bere e fare musica. In queste riunioni (passate alla storia come “schubertiadi”) il compositore austriaco eseguiva le proprie pagine per gli amici, come fossero loro dedicate. E proprio dai Lieder arrivò il riconoscimento più immediato: gli anni tra il 1819 e il 1820 rappresentarono un periodo felice per il compositore viennese, e le sue pagine per voce e pianoforte riscossero vasta popolarità. Anche se poi gli editori, considerando i Lieder un genere minore, glieli pagarono una miseria.
Per fortuna, Schubert non si lasciò scoraggiare da tanta indifferenza e miopia. E nel 1823 ritornò al Lied con il ciclo “Die schöne Müllerin” (La bella mugnaia, Op. 25, D 795). La composizione narra la storia di un giovane mugnaio che lascia la propria casa e, guidato dal corso di un ruscello, arriva in un altro mulino, ove si innamora della giovane e bella mugnaia. Ma quando finalmente la ragazza sembra cedere alle sue attenzioni, compare inaspettato un cacciatore, che conquista il cuore della sua amata. Il dolore annienta il giovane che si abbandona alla morte, accompagnata da una struggente ninna-nanna intonata dal ruscello. Un luogo comune del Romanticismo, certo. Ma averne, di luoghi comuni così.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Schubert
Die schöne Müllerin – Winterreise – Schwanengesang
Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Gerald Moore, pianoforte (Deutsche Grammophon)

2) Franz Schubert
24 Lieder
Elisabeth Schwarzkopf, soprano; Geoffrey Parsons/Gerald Moore/Edwin Fischer: pianoforte (Emi Classics)

3) Franz Schubert
Lieder
Dietrich Fischer-Dieskau, baritono; Sviatoslav Richter, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Amore - Consolazione - Forme musicali - Musica - Natura - Nostalgia

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