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09/07/2013

La vetta più alta della nostalgia (Johannes Brahms, Quintetto per pianoforte Op. 34)




Johannes Brahms
Quintetto per pianoforte Op. 34
Allegro non troppo
Ensemble Raro & Friends


E’ considerato il pezzo di musica da camera più epico di Johannes Brahms. “Epico” nel senso di torrenziale nella sua, a tratti, drammaticità, ma anche nei contrasti aspri tra la serenità malinconica di alcuni frammenti di scrittura e il magma sonoro, forse segno di travaglio interiore, che il compositore tedesco sparge a piene mani sulla tavolozza armonica. Pur rimanendo sempre, e rigorosamente, all’interno della sua amata “forma”: in questo Quintetto per pianoforte Op. 34, infatti, come in larga parte della sua produzione, Brahms non cala particolari novità strutturali. L’architettura dei movimenti e la tecnica di sviluppo e variazione dei temi si ricollegano al modello beethoveniano, ma con una ricchezza d’invenzione e una leggerezza che, come ha scritto il critico musicale Mauro Mariani, «danno sempre un’impressione di libertà e naturalezza. Brahms riesce a conciliare aspetti apparentemente inconciliabili: romanticismo e classicismo, intimismo dei sentimenti e costruzione formale, senso della melodia e sapienza contrappuntistica».
Se in queste nostre “Strategie per stare meglio” avete avuto modo di appassionarvi alla musica da camera, di incontrarla e di farvi incontrare, qui siamo davvero sulla vetta. Se non l’avete ancora, correte ad acquistare la versione di questo capolavoro nella versione del Quartetto italiano con Maurizio Pollini al pianoforte. C’è da perderci la testa. Per passione esecutiva, scelta dei tempi, qualità del suono, stacchi dinamici. E’ sempre difficile avventurarsi in scelte definitive, essendo la musica un’arte “indiretta” che necessità dell’intermediazione per passare dal pentagramma alle nostre vite. La cui ricchezza quindi dipende dalla diversità di interpretazione della pagina scritta. Ma pensiamo che per l’incisione di Pollini e del Quartetto Italiano, Brahms sia felice.
Nonostante lo splendore della sua musica orchestrale, in particolare delle Sinfonie per le quali aveva duramente lavorato nel rincorrere il mito di Beethoven, è alla musica da camera che Brahms confidò le sue ispirazioni più belle, più profonde. Anche se nei primi dieci anni della sua vita compositiva non aveva mostrato interesse per la cameristica e s’era dedicato quasi esclusivamente al pianoforte e ai Lieder. Magnifica la sua “Terza”, commovente il suo Requiem Tedesco, poesia pura la filigrana delle ultime composizioni pianistiche, Intermezzi e Fantasie, che urlano di bellezza. Ma è qui, tra le raffinatezze e gli intarsi di Trii, Quartetti, Quintetti e Sestetti – in quello specchio delle sue paure, delusioni, amarezze, sconfitte e tormenti – che c’è il Brahms capace di “battersi” in un’impossibile e improbabile gara a chi sia il più grande di tutti. Bach, Mozart e Beethoven stanno lì a guardare. Ma nella musica da camera forse non c’è partita: la cameristica brahmsiana sfoggia costantemente un colore di fondo nostalgico e autunnale, che si stende sui toni intimi, sui pensieri più angoscianti, sulle passioni più accese. E che ci trova sempre in sintonia, in empatia. Insomma, quando qualcosa non va, quando siamo a pezzi, quel Brahms lì siamo noi.
Il Quintetto per pianoforte Op. 34 di Brahms per due violini, viola e violoncello è la conquista della piena maturità, l’opera in cui tutti i contrastanti aspetti dell’arte del compositore di Amburgo raggiungono piena espressione ed equilibrio. Uno dei suoi massimi capolavori, non soltanto nella musica da camera. E come molti altri gioielli di Brahms, ebbe una genesi tormentata da dubbi e ripensamenti. La prima versione fu un semplice quintetto d’archi per due violini, viola e due violoncelli. Joseph Joachim, il compositore amico e consulente musicale di fiducia, ne ebbe una buona impressione nel 1862 al primo ascolto, ma suggerì a Brahms di mitigare la durezza di alcuni passaggi. Ci voleva anche una certa dose di coraggio per dire a un genio che cosa scrivere: eppure Brahms lo ascoltò e l’anno seguente aveva interamente trasformato il pezzo in una sonata per due pianoforti. Ma questa volta furono i critici a essere severi: secondo loro, adesso mancava il calore e la bellezza che solo gli strumenti ad arco possono dare. Brahms doveva essere un tipo morbido in fondo, un pezzo di pane, perché superato ogni scrupolo e orgoglio, nell’estate del 1864 rielaborò lo stesso materiale musicale ancora una volta, per guidarlo finalmente nella sua forma definitiva, il Quintetto con pianoforte. Ne fu soddisfatto lui stesso, tanto che permise la sua pubblicazione nel 1865.
Proviamo a darvi qualche suggestione di lettura, lasciandovi ovviamente il gusto di scoprire le infinite emozioni di questa pagina nella bella prova dell’Ensemble Raro. Il primo movimento domina il Quintetto per la vastità delle dimensioni, la potenza dell’ispirazione, l’abbondanza delle idee: ricorda le audaci composizioni della prima giovinezza, ma con una superiore maestria. È un “Allegro non troppo”, in un’ampia forma-sonata basata su tre temi principali. E’ ricco di suggestioni melodiche e di ritmi. Eppure, nonostante questa, che potremmo chiamare, biodiversità musicale, Brahms realizza una sintesi attraverso l’utilizzo di varie tecniche sapientemente intessute. Solo un esempio: il movimento si apre con pianoforte, primo violino, violoncello che cantano il tema iniziale. Dopo una pausa, il pianoforte si libera in un passaggio di note arrembanti, pulsanti, energiche, terapeuticamente perfette per scuotere nel profondo, che sembrano estranee all’apertura. Un ascolto attento ed esperto, però, rivela che non è altro che una libera, accelerata riproposizione della melodia che abbiamo appena apprezzato. Una cascata di gioia purissima. Una sferzata. Ne esci completamente catapultato dentro la musica. Se eri distratto, vieni risucchiato in un vortice dal quale è impossibile divincolarsi.
Il movimento lento, “Andante, un poco adagio”, è sereno, tenero, semplice, soprattutto in confronto con la maestosa cavalcata musicale di ciò che abbiamo appena ascoltato nell’Allegro non troppo. Il tema di apertura, una calda e dolcemente oscillante melodia, è svolto dal pianoforte ma sostenuto da un accompagnamento ritmico degli archi. L’intensità aumenta quando il secondo violino e la viola, all’unisono, introducono il secondo tema. Poi torna la calma quando riappare il tema principale. Il terzo movimento, lo “Scherzo”, ha grande verve ritmica e una pienezza di materiale melodico. Ci sono tre idee fondamentali: una lugubre melodia leggermente insolita, sostenuta da un violoncello pizzicato insistente; una scoppiettante figura ritmica intessuta dagli archi; e una dichiarazione d’amore, di esultanta, a tutta voce, di tutti e cinque gli strumenti.
Il quarto e ultimo movimento del Quintetto Op. 34, “Finale”, si apre con un’introduzione lenta che getta un’ombra sinistra sulla tensione musicale, uno stato d’animo di presagio oscuro, molto “beethoveniano”, forse un attimo nella vita di Brahms in cui è prevalso il pessimismo, la sconfitta esistenziale. Ma veramente un attimo. In un istante, infatti, le ombre si disperdono non appena il violoncello inizia a dipanare una veloce e allegra melodia. Dopo un drammatico sfogo, una seconda melodia appare leggermente più veloce nel tempo. Un tema vigoroso sincopato porta l’esposizione al termine. Lo sviluppo, finalmente libero e a briglia sciolta, conduce alla coda, una sintesi di tutto il Quintetto, in un turbinio sfrenato, splendido e in un certo senso, anche terapeuticamente, trionfale.
Riascoltato d’un fiato, questo impareggiabile pezzo cameristico assegna al pianoforte un ruolo di primaria importanza, di genere concertante, e agli archi il compito di trasmettere, grazie a un’infinita serie di giochi e rimandi timbrici, il senso d’un respiro sinfonico-orchestrale. Alla fine vi sentirete pieni di musica, di bellezza, di dignità.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
KlavierQuintett Op. 34
Maurizio Pollini - Quartetto Italiano (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Johannes Brahms, Piano Quintet - Robert Schumann, Piano Quartet
Glenn Gould, pianoforte; Juillard String Quartet & Montreal String Quartet (Sony Classical, disponibile anche su iTunes)

3) Johannes Brahms
Sestetto Op. 18 & Piano Trio No. 1
Isaac Stern & Pablo Casals Consort (Sony Classical, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Malinconia - Musica da camera - Nostalgia

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