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12/06/2018

La vera musica è il linguaggio del cuore (Jean-Philippe Rameau, dai "Pièces de clavecin en concert")




Jean-Philippe Rameau
Pièces de clavecin en concert n° 5 – La Forqueray
Il Giardino Armonico: Giovanni Antonini, flauto traversiere; Enrico Onofri, violino; Vittorio Ghielmi, viola da gamba; Ottavio Dantone, clavicembalo


Da una musica antica, affacciata su un mondo contemporaneo fatto di velocità e affanno che spesso non ci fanno stare bene, come nel video della scorsa puntata dedicata a Couperin, a un’ambientazione ricostruita e immersa nell’assenza assoluta di modernità, nella lentezza, con abiti e strumenti d’epoca, che ci trasporta a metà Settecento per assaporare la musica di un altro gigante del XVIII secolo, Jean-Philippe Rameau. Il filmato che abbiamo trovato su YouTube è suggestivo, ripropone le atmosfere del Barocco maturo, complici le riprese in qualche castello o magione del periodo; e la pagina che ascoltiamo questa settimana è la Forqueray, una “fuga” in cui il clavicembalo espone per primo una deliziosa melodia, cantabile ancora oggi a 277 anni di distanza, replicata a diversa altezza dal violino, poi sorretta da viola da gamba e flauto. Esecuzione del nostro Giardino Armonico, rigorosamente a lume di candela, ed è bello immaginare che il compositore, morto a Parigi nel 1764, se ne stia nascosto in qualche angolo per comparire a concerto terminato e ringraziare gli artisti. Commenta un appassionato di quest’epoca sonora: «Che musica meravigliosa, piena di sensibilità. E dire che Rameau è spesso ignorato dai nostri musicologi, tutti pieni di arte tedesca, classica, romantica. Il barocco custodisce inestimabili capolavori: ne basta uno per rendere felice l’umanità intera».
Come abbiamo visto, la pensava così anche Claude Debussy. E con questa pagina concludiamo un mini ciclo dedicato ai clavicembalisti francesi Couperin e Rameau, che nelle parole del compositore impressionista «custodivano il segreto di una grazia profonda». Trabocca da questo Concert di Rameau, e va ascoltata e “cantata” per non smarrirne la fragranza, la ricchezza armonica e la varietà timbrica. L’esecuzione del “Giardino”, guidato dal fondatore, Ottavio Dantone, ci restituisce la forza rigenerante di questa musica che ci ha preceduto di quasi tre secoli.
Jean-Philippe Rameau è stato un continuatore fedele di Couperin. Tuttavia, rispetto al modello al quale si ispirava – i due erano contemporanei e lavoravano nella Parigi di Versailles, ovviamente con il nostro Arcangelo Corelli, “Au temps de Louis XV” come ci fa scoprire un disco imperdibile di Jordi Savall e del suo “Le Concert des Nations” –, Rameau ci ha lasciato una scrittura più elaborata e una ricercatezza armonica nuova, fatta di audaci modulazioni e di una tecnica clavicembalistica all’avanguardia per l’epoca: potete apprezzarla, per esempio, in un altro video che abbiamo già ascoltato, il russo Grygory Sokolov (considerato oggi il più grande pianista vivente) che esegue “Les tendre plaintes”, tratto da un’altra raccolta di Rameau, precedente a questa, i “Piece de clavencin avec un méthode”, del 1724.
Qui siamo invece nel 1741 e questa è la sua quarta e ultima opera per clavicembalo. E già un compositore affermato e rispettato, soprattutto perché dopo i primi tre libri di “Pièces de Clavecin” si consacra al teatro d’opera trionfando a Parigi. L’ultima opera strumentale, tuttavia, si differenzia dalle prime tre, clavicembalistiche pure, perché sono “Pièces de clavencin en concerts”: per la precisione, “Pièces de clavecin en concert avec un violon ou une flûte et une viole ou un deuxième violon”, cioè una raccolta di cinque Concerti con altri strumenti.
Rameau stesso ci spiega questo passaggio polistrumentale: «Il successo delle Sonate che sono comparse da qualche tempo, con pezzi per clavicembalo e un violino, mi hanno fatto nascere il desiderio di seguire un po’ il medesimo progetto nelle nuove composizioni che oggi l’onore di dare alle stampe. E così ho scritto alcuni piccoli concerti per clavicembalo, violino, viola da gamba e clavicembalo; flauto, viola da gamba e clavicembalo; violino primo, violino secondo e clavicembalo; flauto, secondo violino, clavicembalo». Tuttavia, diversamente dai contemporanei ai quali s’ispirava, dimostrando di avere fiuto per i cambiamenti di gusto e di mercato, Rameau sceglie di non intitolare i suoi pezzi “Sonate“, che a quel tempo erano una successione di movimenti lenti e vivaci, ma di chiamarli “Concerti“, nell’accezione francese del termine, cioè diversi strumenti che suonano insieme.
Queste venti Pièces, raggruppate in cinque Concerts, mostrano coraggio nell’innovare il linguaggio: rispetto alle “Sonate a tre” italiane, che lasciavano al cembalo la parte di puro accompagnamento, il Concert francese, e di Jean-Philippe Rameau, attribuisce uguale importanza alle diverse parti, offrendo all’ascoltatore un nuovo tipo di “conversazione” cameristica. Al clavicembalo è assegnato il ruolo concertante. Gli altri strumenti sostengono con eleganza.
Dunque, giunge sino a noi, dalla Francia di metà Settecento, l’opera di un musicista creativo, propositivo, compositore applaudito ma anche raffinato teorico, autore di un celebre “Traité de l’Harmonie”, che resterà per due secoli un riferimento per musicisti e compositori. Autore di pagine applaudite, certo, ma anche foriere di aspre contestazioni per le armonie audaci, la densa polifonia della scrittura, il gusto coloristico dei timbri, le invenzioni ritmiche. Scandalizzavano i sostenitori dell’ancien régime, che non potevano accettare un compositore così eccentrico. Si sentivano più rappresentati e rassicurati musicalmente da Jean Baptiste Lully (in realtà italianissimo, Giovanni Battista Lulli, di Firenze, che trascorse gran parte della vita alla corte di Luigi XIV, ottenendo la naturalizzazione francese).
Ma, soprattutto, queste pagine sono così intense da riempirci le giornate di musica bellissima, e l’anima di grazia e delicatezza. Ancora una volta, molto più tardi, di questo raffinato musicista “dei Lumi” Debussy affermerà: «Noi abbiamo una pura tradizione francese nell’opera di Rameau, fatta di tenerezza delicata». Una scrittura strumentale ricca, di seducente brillantezza, avvolgente, un capolavoro della musica settecentesca francese nella quale trovano conferma le parole dello stesso Rameau: «La vera musica è il linguaggio del cuore. E per gioire pienamente dei suoi effetti bisogna essere in un puro abbandono di se stessi».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Jean-Philippe Rameau
Pièces de clavecin en concerts
Ensamble Baroque Nouveau (Reference Recordings, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Jean-Philippe Rameau
Les Tendre Plaintes
Gustav Leonhardt, clavicembalo (Sony Classical, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Jean-Philippe Rameau
Les Indes Galantes
Le Concert des Nations; Jordi Savall, direttore (Alia Vox, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Emozioni - Felicità - Melodia - Musica antica - Strumenti musicali

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