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28/05/2013

La tristezza che scaccia la tristezza (F. Schubert, dal Quartetto per archi D. 804)




Franz Schubert
Quartetto per archi No. 13 D. 804
Andante - Minuetto (Allegretto)
Membri della MYCO Youth Chamber Orchestra


Singolare teoria quella che rimbalza dalla Berkeley University, in California: per combattere la tristezza servono le lacrime. Gli psicologi del celebre ateneo sembrano avere la ricetta giusta per superare il dolore, qualsiasi dolore: e cioè, non contro-bilanciare uno stato d’animo negativo con qualcosa di fortemente positivo ma, al contrario, abbandonarsi a malinconia e sconforto per vincere infelicità e amarezza. In pratica, sostiene il team statunitense, «se siete abbattuti ascoltate una musica malinconica o guardate un film triste. L’importante è qualcosa che sia in sintonia col vostro stato d’animo». Secondo questa curiosa indagine universitaria, leggere qualcosa di desolato e mesto sarebbe un vero toccasana: per esempio, suggerisce il team di ricercatori, tra i libri andrebbe benissimo la Malora di Fenoglio, oppure Giobbe di Joseph Roth. L’importante, a sentire gli esperti americani, è aggiungere tristezza a tristezza.
Allora abbiamo provato ad applicare la stessa teoria alla musica scegliendo, a titolo di nostra personalissima sperimentazione, un quartetto classico per archi – due violini, viola e violoncelli – di Schubert, quello in la minore, Op. 29 No. 1, certo meno conosciuto del successivo “La Morte e la Fanciulla”, ma incredibilmente delizioso, soprattutto nelle due parti centrali, l’Andante e il Minuetto. Molto applaudito al suo esordio nella società viennese, nel marzo 1824, per la delicatezza del florilegio strumentale e per la naturalezza del discorso melodico, dove l’inconfondibile stile di Schubert trova insieme profondità di pensiero, nobiltà di scrittura, arditezze armoniche e genuina cantabilità. Una pagina legata a un periodo particolarmente infelice nella vita del compositore, anzi, messo sul pentagramma in un momento così triste che più triste non avrebbe potuto essere, anche se ne è uscita una musica dolorosamente bellissima.
Schubert, infatti, cominciò a lavorare sul quartetto durante una degenza in ospedale particolarmente lunga e faticosa, a causa di una malattia a trasmissione sessuale che aveva contratta due anni prima. Non appena terminato di comporre questo quartetto, Schubert scrive all’amico Leopold Kupelwieser: «Mi sento il più sfortunato degli esseri umani sulla Terra. Caro mio, pensa a un uomo la cui salute non sarà mai più florida, e a uno che per la disperazione peggiora anziché migliorare; pensa a un giovane le cui più luminose speranze sono giunte a un totale annullamento, e la cui felicità per l’amore e per l’amicizia offre nulla a parte tormento e acuti dolori, il cui entusiasmo per il Bello minaccia di sfiorire; e chiediti se questo tuo povero amico non sia che un miserabile compagno di vita».
E’ da un tale pozzo di disperazione che Schubert – morto ad appena 31 anni, e vissuto sempre grazie agli aiuti e alla benevolenza degli amici, senza mai aver visto l’immensa gloria delle proprie opere – cava, quasi come una pepita d'oro da una miniera profonda e lugubre, lo splendore di questo capolavoro cameristico. Ognuno dei quattro movimenti di questo quartetto ha qualche connessione, triste, tristissima (per tornare alla teoria della Berkeley University) con la vita vera di Schubert al di fuori della musica: scritto in un periodo di particolare sconforto, testimoniato da varie lettere, questa pagina infatti risente di uno stato d’animo depressivo e di una sofferenza non solo interiore. Nella forma di quartetto la disperazione del compositore viennese trova forma e sostanza per raccontare l’angoscia e la malattia. E le parti più belle sono proprio là dove si respira un’atmosfera quasi di sofferenza, mista a serenità e forza combattiva.
Il tema principale del secondo movimento, Andante, è una squisita melodia dal sapore inconfondibilmente liederistico, affidata al primo violino. Celeberrimo, è un trasognato “Andantino” riutilizzato nel Quartetto in la minore D. 804 (1824) e proveniente dalle musiche di scena per il dramma romantico “Rosamunde, principessa di Cipro”, e ripreso più tardi anche nell’Improvviso Op. postuma D. 935. Il materiale da lui composto in precedenza diventa quindi l’elemento tematico principale del secondo movimento: atmosfera idilliaca dai toni meditativi e malinconici, dove s’alternano passaggi dalla tonalità maggiore a quella minore che danno un senso di serenità e consolazione, con in sottofondo una sensazione di mistero.
In una tonalità più delicata (La minore), e con un chiaro andamento di danza popolare, s’annuncia subito il terzo movimento, il Minuetto, che presenta tematiche più leggere, meno introspettive e tenebrose, tendenti a una sospirata serenità. La struttura ballettistica è irresistibile, un Minuetto realmente danzabile, anche solo con la fantasia, tanto che riesce davvero a rapire l’ascoltatore in un vortice delizioso di musica e di dinamismo. Strutturalmente, si caratterizza per i continui rimandi tra il violoncello e gli altri strumenti: il violoncello solo propone il tema di apertura, poi violino primo e viola dialogano su un nuovo motivo; lo sviluppo si anima finché il Minuetto non torna al tema iniziale.
In conclusione, per tornare alla nostra “sperimentazione”, cioè al tentativo di misurare su un capolavoro assoluto la teoria degli psicologi di Berkeley, ci risulta energico, dal punto di vista terapeutico, il contrasto che scaturisce tra le motivazioni che hanno portato il compositore viennese a scrivere questa partitura e l’esecuzione (davvero eccellente) che vi proponiamo, tratta da YouTube: opera di un quartetto di giovani musicisti della MYCO Youth Chamber Orchestra, forse più giovani dello stesso Schubert quando scrisse queste note a 27 anni, dunque idealmente lontani dalla malattia e dal dolore, tuttavia estremamente efficaci nel trasmettere il pathos di questa. Ragazzi poco più che diplomati al Conservatorio, o in corso di diploma, impegnati in una musica “triste”, percepita oggi così anche perché lo stesso Schubert ci ha lasciato testimonianza biografica della tristezza che l’ha ispirata. A voi, dunque, nell’ascolto di questa meraviglia, la conferma, o la smentita, che da tristezza in tristezza può nascere una spinta per la serenità.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Schubert
String Quartets
No. 14 “Der Tod und Das Madchen” - No. 13 “Rosamunde”
Alban Berg Quartett (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

2) Franz Schubert
The String Quartets
Melos Quartett (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Franz Schubert
Schubert/Debussy/Milhaud
Quartetto Italiano (Urania Produzioni, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Malattia - Musica da camera - Musicoterapia - Tristezza

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