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La tempesta del cuore sul pentagramma (César Frank, dal Quintetto per pianoforte)

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10/01/2012

Proposte di ascolto a cura di Pino Pignatta

César Frank
Molto moderato quasi lento; Allegro - Dal Quintetto per pianoforte
Kairos String Quartet; Eduard Zilberkant, pianoforte
E’ la prima volta che incontriamo questo compositore francese, César Frank, contemporaneo di Franz Liszt, Richard Wagner e Johannes Brahms, non sempre valorizzato dai musicologi e dai programmi di concerto, autore di una pregevole Sinfonia in re minore (disponibile in un’interpretazione da non perdere di Michel Plasson), ma raffinato (raffinatissimo, una volta tanto il superlativo non è fuori luogo) soprattutto come camerista. Ed è su questo terreno che lo scopriamo ascoltando il Quintetto per pianoforte, partendo dal primo movimento: “Molto moderato quasi lento; Allegro”. Anche se l’attacco – di tutti e quattro gli archi, con un accordo potente all’unisono – è certamente energico e diremmo poco “moderato”, quasi rapsodico, appassionato, e presenta una linea melodica discendente alla quale il pianoforte risponde con una lunga frase lirica, di profonda meditazione e introspezione.
Si presenta così César Frank, con questo capolavoro, composto tra il 1878 e il 1879, quasi beethoveniano per l’irruenza e la forza epica del discorso musicale, senza dubbio una delle più drammatiche e tempestose pagine dell’intero repertorio della musica da camera. Secondo la compositrice e direttrice d’orchestra Nadia Boulanger, una delle più grandi didatte nella storia della musica, questo Quintetto per pianoforte di Frank contiene più “pianissimo” e “fortissimo” che in ogni altro lavoro cameristico. E soprattutto nel primo movimento (che non abbiamo trovato su YouTube in versione integrale, e quindi vi proponiamo in questa spezzata ma convincente interpretazione del Kairos Quartet, accompagnato dal pianista Eduard Zilberkant), vi accorgerete subito di questa impetuosa varietà dinamica, unita alla ricchezza del colore strumentale, meravigliosamente amalgamate nel filo unitario del Quintetto. Qui e là qualche tenue dissonanza, accelerazioni improvvise, ribattute, corse in avanti e rallentamenti, escursioni nei registri più acuti e arpeggi scolpiti nelle tinte più fosche e brunite della scala musicale. E pause insistite, cioè silenzi che in musica contano come le note: come quando, verso la fine, Frank torna con decisione al primo dei temi principali che costituiscono l’ossatura del movimento introduttivo.
Un’alternanza di espressività, un fuoco di passione insolito, inaspettato, divampato nel cuore del musicista francese. Una trasgressione improvvisa rispetto alla calma, alla solidità, alla normale misura e compostezza del compositore, autore del celebre “Panis Angelicus” e osannato organista nella chiesa di Santa Clotilde, a Parigi, in pieno Romanticismo. Ma proprio il suo biografo, Leon Vallas, ha scoperto che al tempo della lavorazione di questo Quintetto, Frank si era profondamente innamorato di una sua allieva, Augusta Holmes, nonostante un matrimonio apparentemente sereno. E il suo comprovato rifiuto, verificato storicamente, ad assistere personalmente a ogni rappresentazione pubblica del Quintetto, lascia supporre che ne fosse prigioniero psicologicamente, che fosse una dolorosa pagina da fuggire, scritta forse per liberare sul pentagramma un amore impossibile. Un’altra dimostrazione, ormai ne abbiamo registrate tante, e altre verranno, della forza propulsiva della musica nel contrastare gli stati d’animo più accesi e dirompenti, o la sofferenza fisica e mentale, come nel caso della Sinfonia n. 6 “Patetica” di Pëtr Il’ič Čajkovskij, che abbiamo già ascoltato.
Il “Molto moderato quasi lento; Allegro” si dipana e scorre via catturando la nostra attenzione con l’alternarsi delle due idee tematiche che lo sorreggono. Soprattutto il secondo tema diventa via via il più importante del primo movimento, ed è “rintracciabile” con altre suggestioni anche nel resto del Quintetto. La cui temperatura emozionale rallenta un po’ nel secondo movimento, “Lento, con molto sentimento” [ascolta su YouTube]. Il tema di apertura, infatti, a differenza dell’impetuosa introduzione iniziale, è affidata a brevi frasi in filigrana del violino principale, sorrette da un tappeto pianistico fatto di note ripetute. E durante la riproposizione del tema, magnifico nella sua intimità cameristica, decisamente brahmsiana, gli altri tre archi che suonano ad altezze più basse – il secondo violino, la viola e il violoncello – compongono una figura ritmica che fa da presagio alla coda del movimento, “con molto sentimento”.
Il terzo movimento, “Allegro non troppo, ma con fuoco” [ascolta su YouTube] dà la misura di quanto César Frank potesse forse essere sconvolto dal suo stato d’infatuazione sentimentale, tanto da allontanarsi con decisione dal Frank organistico e spirituale, e di come la musica qui dipinga, nel vero senso della parola, un “fuoco” interiore di passione e smarrimento. Un movimento perpetuo e agitato dei violini, quasi una galoppata cromatica listziana, lentamente addensa forza e volume spostandosi dal pianoforte all’unisono degli archi. Non si sa se ammirare prima gli episodi lirici che spuntano all’improvviso dal magma sonoro, o le singole colorazioni timbriche e le improvvise fiammate strumentali che si concentrano in questo terzo episodio. Per poi tornare, ormai verso il finale, al tema portante del primo movimento, radicalizzando ancora, per l’ultima volta, i contrasti dinamici.
Normalmente vi presentiamo un solo movimento di una pagina cameristica, lasciando a voi la scelta di continuare l’ascolto attraverso i consigli discografici. Qui è invece davvero importante ascoltarlo per intero, il Quintetto per pianoforte, averne una visione globale già su YouTube, per il commovente sforzo del compositore francese di conferire unità all’opera, attraverso il sistematico tentativo di dare eco ai vari temi, in modo ciclico, quasi a volerli intrecciare in un pensiero unico. Mosso, come sulla tavolozza di un pittore, dalle variazioni dinamiche, che diventano esse stesse discorso musicale. Lo chiamavano “Pater Seraphicus” per la sua calda e placida personalità. Ma questa pagina cameristica dimostra come nell’animo di Frank ribollisse una nuova concezione della musica capace di stordire l’establishment di allora, con uno stile innovativo fatto di armonie decisamente cromatiche e frequenti modulazioni, cioè variazioni di tonalità. Due date per capire: Cesar Frank muore l’8 novembre 1890 a Parigi. Claude Debussy, che porterà l’Impressionismo nella musica francese, ha già 28 anni.
Buon ascolto.

Per approfondire l'ascolto

1) César Frank
Piano Quintet
Quatuor Ludwig; Michaël Levinas, pianoforte (Naxos)

2) César Frank
Violin Sonata
Johannes Brahms
Horn Trio
Vladimir Ashkenazy, pianoforte; Itzhak Perlman, violino; Barry Tuckwell, corno (Decca, disponibile anche su iTunes)

3) César Frank
Symphonie en ré mineur
Orchestre du Capitole de Toulouse; Michel Plasson, direttore (Emi Classics)
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