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21/10/2014

La spensierata leggerezza di un divertimento rococò (Franz Joseph Haydn, Divertimento in re per violoncello e orchestra d'archi)




Franz Joseph Haydn
Divertimento in re per violoncello e orchestra d’archi
Adagio; Minuet & Trio; Allegro di molto
Orchestre Nouvelle Génération; Stéphane Tétreault, direttore d’orchestra e violoncello solista


Eccoci al cuore del “Divertimento” come idea musicale. E l’Adagio iniziale sostenuto dal canto del violoncello non vi tragga in inganno, vi “divertirete” eccome: Minuet & Trio e Allegro molto vi faranno entrare a palazzo, alla corte dei principi Esterhàzy, una delle più antiche famiglie nobiliari di sangue ungherese, grazie all’arte di Franz Joseph Haydn, che ha fatto dell’ironia e dell’umorismo i tratti salienti di tanta parte del suo repertorio orchestral-sinfonico.
Abbiamo fatto una lunga strada a ritroso, partendo dalle Serenate brahmsiane, passando per i gioielli cameristici di puro intrattenimento salottiero del primo Ottocento, l’Ottetto di Schubert e il Settimino di Beethoven. E adesso entriamo nel paradiso di questo stile, la seconda metà del diciottesimo secolo, quando Cassazione, Notturno, Serenata e Divertimento erano praticamente sinonimi: più che la sostanza musicale variava il momento della giornata in cui queste musiche erano suonate, la “Tafelmusik” all’ora di pranzo, la “Nachtmusik“ prima della notte. Ma il tratto comune erano le pagine per piccoli organici strumentali composte per allietare feste, il numero dei movimenti variabili, il tono disimpegnato, cantabile: insomma, immaginate un sottofondo per le conversazioni tra damigelle o durante i banchetti. Noi oggi abbiamo la cosiddetta musica “lounge” che stende un (orribile) tappeto sonoro al ristorante o nelle hall dei grandi alberghi, persino negli ascensori dei grattacieli. Nella Settecento avevano Haydn e Mozart.
Il giovane, e bravissimo, violoncellista e direttore d’orchestra francese Stéphane Tétreault ci porta in questo mondo già dalle prime misure del Divertimento in re di Haydn. Introduce il tema che viene poi ripreso e sostenuto dagli archi nell’Adagio, in un dialogo che regala subito l’atmosfera galante della capitale austriaca intorno alla metà del Settecento. E la Vienna che nel 1740 accolse Franz Joseph Haydn mostrava un fastoso e festoso volto tardobarocco. Era la Vienna di Maria Teresa d’Austria. Haydn era allora un giovane vivace, goliardico, adorava le burle e mal sopportava l’austera etichetta di corte. Durante una delle consuete accademie, raccontano i musicologi, la stessa Maria Teresa (madre di quel Giuseppe II che sarà poi l’imperatore degli anni di Mozart a Vienna) lo richiamò all’ordine per aver capeggiato i compagni tra le stanze del castello di Schönbrunn. Dopo il periodo al servizio dei principi Esterhàzy, nel 1791, Haydn accettò anche l'invito dell'impresario Johann Peter Salomon di trasferirsi a Londra, dove sono nate le magnifiche dodici Sinfonie londinesi. Nel luglio del 1792 Haydn tornò però in Austria, passando per la Germania, e a Bonn incontrò il giovane Beethoven, accordandosi con lui per dargli lezioni a Vienna.
E’ questo dunque il musicista, autorevole e con una notorietà già internazionale che, dapprima nella giovinezza, nel decennio 1750-60, e poi nella maturità, tra il 1788 e il '90, con gli otto stupendi Notturni per il re di Napoli, si dedica con passione alla musica d’intrattenimento, particolarmente vicina alla voglia di salotto delle borghesie allora nascenti, più che alla severa educazione delle aristocrazie, legate ancora, per tradizione, alle atmosfere di Versailles, alle sonorità di Jean Baptiste Lully o di Arcangelo Corelli. E tutto ciò nonostante che Haydn abbia raggiunto vette di rara bellezza nella sua arte, in registri non solo profani ma anche religiosi (pensiamo alle “Ultime sette parole di Cristo sulla croce”), e la sua figura sia di fondamentale importanza nella storia per l’evoluzione della musica strumentale: a lui dobbiamo infatti la sistemazione definitiva della sinfonia e della sonata nelle forme moderne, e anche la standardizzazione del corpo orchestrale come siamo abituati a vederlo oggi.
Il “semplice” Divertimento per orchestra da camera, tuttavia, si rivelò un genere assai congeniale alla sua fantasia strumentale e melodica. Lo dimostra questa pagina, qui magnificamente eseguita da un ensemble di giovani musicisti francesi, una delle opere più amate della letteratura per violoncello, più trascinanti per l’energia vitale che racchiude: una composizione eseguita, e in un certo senso “scoperta”, per la prima volta dal violoncellista Gregor Piatigorsky, che esprime, per noi anche terapeuticamente, l’ottimismo contagioso del compositore. E da questo punto di vista allargate l’ascolto alle Sinfonie, dove dominano l’ironia della scrittura, la vena umoristica dei colori orchestrali, la facilità di raccontare la malinconia di un giorno, e la mattina seguente, all’improvviso, l’esplosione della gioia musicale (come nel Minuet & Trio al minuto 7:10). Tanto che nel passaggio di questi tre movimenti pare condensarsi l’andamento abituale delle nostre vite, i giorni bui alternati a quelli in cui prevale la speranza.
Godiamoci allora l’Haydn più leggero, la fragranza del suo fraseggio, forse, perché no, pensato per inseguire la moda dell’epoca, quel gusto rococò, ornamentale, che strappava l’applauso nelle piazze di Parigi e poi di Vienna. Qui c’è tanta musica capace di rendere più freschi i nostri giorni: l’accento galante, la vivacità di spirito, gli sprazzi di humor (che in Haydn vanno colti nelle sfumature orchestrali, nei contrasti dinamici, nelle punteggiature strumentali) e anche il lirismo quando servono più meditazione e poesia. Proprio come nell’Adagio iniziale. D’altronde, come scriveva il filosofo e matematico Cartesio, «la musica ha lo scopo divertire e di suscitare in noi diversi sentimenti. Si possono comporre melodie tristi e ciononostante piacevoli, senza che così gran contrasto ci provochi meraviglia».
Sembra scritto apposta per questo Haydn. La cui vasta produzione di Cassazioni, Serenate e Notturni, che coincide con l’età d’oro del genere durante l’Austria del classicismo viennese, sarà continuata dal fratello Michael Haydn e soprattutto da Mozart. Ed è proprio quest’ultimo (lo ascolteremo la prossima puntata concludendo questo breve ciclo) che prende il Divertimento – nato per essere un disimpegno, cioè per essere più immediatamente godibile di partite, quartetti, sinfonie e sonate – e lo porta a livelli mai visti di arte pura. Franz Joseph Haydn lo aveva capito, rientrando dall’Inghilterra profondamente turbato e addolorato per la morte del giovane “talento” di Salisburgo, nato vent’anni dopo di lui e morto troppo presto. Ha scritto il musicologo Bernard Paumgartner: «Quando l’Imperial regio Kammercompositeur Wolfgang Amadeus Mozart si spense, povero e pieno di debiti, nelle prime ore del mattino del 5 dicembre 1791, non v’era nessuno accanto a lui degno di chiudergli gli occhi. Joseph Haydn, l’unico che con la grandezza del suo spirito creativo avesse chiaramente visto brillare il genio immortale nella misera veste terrena dell’amico diletto, si trovava a Londra. Beethoven non viveva ancora a Vienna».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Joseph Haydn: Cello Concerto & Divertimento in re - Luigi Boccherini: Cello Concerto
Saint Peterburg Chamber Orchestra (Acewonder, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Franz Joseph Haydn
Otto notturni per il Re di Napoli
Slovak Chamber Orchestra (CPO, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Franz Joseph Haydn
The “London” Symphonies Vol. I & II
Orchestra of the 18th Century; Frans Bruggen, direttore (Philips, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica da camera - Serenità

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