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08/01/2013

La serenità e l'abbraccio del grande Nord (Edvard Grieg, Concerto in la minore per pianoforte e orchestra Op. 16)




Edvard Grieg
Concerto in la minore per pianoforte e orchestra No. 16
Bergen Philharmonic Orchestra; Benjamin Grosvenor, pianoforte; Kazuki Yamada, direttore


Fuori dalle rotte sinfoniche e concertistiche più conosciute, anche se tra le più “battute” negli auditorium di tutto il mondo, c’è questo gioiello che arriva dal grande Nord. In realtà nulla, al primo ascolto, sembra rivelare un’ispirazione melodica che muova dagli algidi paesaggi scandinavi. Pochi conoscono questa pagina, ma se ne rimane conquistati all’istante. Un rullo di timpani e un colpo orchestrale per iniziare, arpeggi energici e scale affidate al pianoforte solista, poi la prima idea melodica forte e convincente. C’è calore che scalda, masse armoniche mai noiose o troppo elaborate, gentilezza nel porgere i timbri dei vari strumenti, sensibilità, un fraseggio pianistico che spunta all’improvviso e dona benessere, la carezza di sonorità che stringono in un abbraccio sincero. E c’è un mélange strano, qualcosa di familiare e al tempo stesso lontano.
Nulla di misterioso: è l’arte di Edvard Grieg, che contribuì alla diffusione in Europa della musica popolare norvegese, di cui riuscì a esprimere i sentimenti più intimi con naturalezza di linguaggio e accenti nazionalistici. Una musica che riesce a incendiare di passione per la spontaneità descrittiva e per la capacità di evocare atmosfere intrise di lirismo, anche suggestivo dal punto di vista pittorico. E infatti Grieg, autore di questo splendido Concerto per pianoforte e orchestra, è considerato spesso un acquarellista, un musicista capace di fissare sulla tela, con pochi tratti essenziali (viene in mente un quadro di Picasso, la “Colomba Blu” del 1961, che comunica con pochi segni la felicità della pace), il colore di un paesaggio, lo stato d'animo di un personaggio. Secondo i musicologi, infatti, i suoi momenti artistici migliori non vanno tanto ricercati nella forma sinfonica, nell’ambizione del linguaggio cameristico, ma nella pagina breve, nel ritratto, nel foglio d’album, nella suite, dove il mondo nordico da lui evocato trova una dimensione serena, con un lirismo che a tratti è eccessivamente sentimentale – non austero e malinconico come quello brahmsiano – ma rivela tuttavia la forza della musica di Grieg, cioè la freschezza, la spontaneità.
Arrivati al cuore del primo movimento, l’Allegro molto moderato iniziale, la musica è già irresistibile, quasi inebriante, caratterizzata da accelerazioni decise e improvvisi “diminuendo”, un’altalena di “forti” e di “pianissimo”, con stacchi dinamici che rapiscono, macchiati qui e là da grumi sonori cromatici che preannunciano tendenze musicali moderne, accenti impressionistici: eppure siamo all’alba delle intuizioni timbriche di Claude Debussy. Il popolarissimo Concerto per pianoforte e orchestra fu composto nel 1868, durante una vacanza nel villaggio danese di Sölleröd, a nord di Copenaghen. E quella strana sensazione di materiale musicale familiare e allo stesso tempo lontano deriva dal fatto che questa composizione non può non fare pensare alle pagine di Chopin, di Schumann, di Liszt.
E’ evidente, per esempio, un filo diretto con il mondo di Schumann, e in particolare con il suo celebre Concerto per pianoforte, che ripropone la stessa tonalità di la minore, cavallo di battaglia di grandissimi come Dinu Lipatti o Arturo Benedetti Michelangeli. E questo perché Grieg si formò a Lipsia e fu fortemente segnato dalla cultura germanica: cosicché troviamo in lui una quasi identica scrittura pianistica, un’armonizzazione che sfrutta il pianoforte come lo strumento più adeguato a trasmettere l’interiorità degli stilemi romantici.
Poi però, a un ascolto minuzioso e attento, si notano alcune asprezze, alcune freddezze nordiche, estranee al discorso di Schumann. Infatti, tornato in Norvegia, Grieg studiò a lungo i “modi” tipici del canto popolare norvegese, le cellule folcloriche della sua terra, sviluppando una musica legata anche alla cultura nazionale. Lo si può percepire con chiarezza: basta ascoltare con attenzione i due temi principali del primo tempo e i ritmi dell’ultimo, che richiamano le ballate scandinave, ovviamente rielaborate e sublimate dal compositore, un po’ come accadde al ventaglio di danze contadine e popolari ungheresi elevate ad arte assoluta da Bela Bartók (un altro episodio profondamente legato ai temi della terra nordica è la stupenda Canzone di Solveig, che chiude la Suite di Peer Gynt, un breve canto intimo, tra le ispirazioni melodiche più felici di Grieg: cercatela su YouTube).
L’Adagio centrale è certamente il più libero nell’andamento. La serenità caratterizza il primo movimento, Allegro molto moderato, ma è soprattutto il tema dell'Adagio, affidato all'orchestra e ripreso dal pianoforte, a coinvolgere l'ascoltatore con le tenerezze timbriche tipiche del lirismo nordico.
Il terzo tempo, Allegro moderato molto e marcato, è la sezione più elaborata per la scrittura e il virtuosismo, con ritmi di danza norvegese. Nel complesso, il rapporto tra lo strumento solista e l’orchestra è assai bilanciato: non ci sono né la predominanza pianistica dei concerti di Chopin e di Liszt, né l’impronta sinfonica di certe pagine mozartiane. Insomma, il solista non predomina mai. L’esecuzione del norvegese Leif Ove Andsnes, pianista incisivo anche su altri orizzonti, ma certo vicino più che mai a Grieg dal punto di vista dell’immedesimazione e dell’empatia nazionalistica, è limpida e ricca di pathos. Lo riprenderete con gioia, questo Concerto: è un piccolo grande capolavoro di dosaggio delle emozioni e dei materiali. La linfa energica necessaria per suonarlo si “specchia” nella facilità con cui è piacevole ascoltarlo. Perfetto esempio dell’obiettivo raggiunto dall’arte.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Edvard Grieg
Piano Concerto, Piano Sonata, Lyric Pieces
Bergen Philharmonic Orchestra; Leif Ove Andsnes, pianista e direttore (Virgin Classics, disponibile anche su iTunes)

2) Edvard Grieg & Robert Schumann
Piano Concertos
Philharmonia Orchestra; Dinu Lipatti, pianoforte; Alceo Galliera e Herbert von Karajan, direttori (Emi Records, disponibile anche su iTunes)

3) Edvard Grieg
Peer Gynt Op. 23
Göteborgs Symfoniker; Neeme Järvi, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Musica - Natura - Scuole musicali nazionali - Strumenti musicali

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