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18/10/2011

La serenità che si fa musica (Robert Schumann, dal Quartetto per pianoforte e archi op. 47)




Robert Schumann
Quartetto per pianoforte e archi op. 47: Andante cantabile
Faurè Quartet


Ecco uno dei capolavori cameristici di metà Ottocento, il Quartetto per pianoforte op. 47 di Robert Schumann, gioiello impareggiabile di eleganza formale e di cesello strumentale, capace di gareggiare per inventiva melodica e ricchezza armonica con l’altro pezzo schumanniano di portata storica, e cioè il Quintetto per pianoforte op. 44, che ascolteremo sicuramente in una prossima puntata di queste nostre “Strategie per stare meglio”.
Qui ci avviciniamo al Quartetto op. 44 andando direttamente al terzo movimento, l’Andante cantabile, anche con un sottile “senso di colpa”, nel senso che tutto il Quartetto è incredibilmente intenso nelle emozioni che suscita: dal Sostenuto Assai iniziale con la sua calma serenità capace di riempire l’animo di chi ascolta, allo Scherzo, molto vivace, cameristicamente incalzante con un gioco continuo di pizzicati tra violino, viola e violoncello.
Ma l’Andante cantabile è certo uno dei frammenti in assoluto più celebri nella storia della musica e più efficaci nel trasmettere esattamente le sensazioni promesse dall’indicazione espressiva in partitura: e cioè non un “andante” qualsiasi, ma “cantabile”. Qui l’effetto terapeutico latente nell’arte dei suoni si fa sentire in modo prepotente: la forza del lirismo di Schumann non gioca a nascondino, è generosa, si potrebbe dire prodiga di bellezza, immediatamente disponibile con l’entrata simultanea di violino, viola e violoncello sostenuti da un accordo iniziale del pianoforte, limpido e luminoso, portato avanti dal violino che poi lascia, in appena due misure di pentagramma, campo aperto alla cantabilità del violoncello, spesso protagonista in questa pagina nei registri più gravi con copiosa freschezza melodica. Schumann crea un perfetto foglio d’album romantico, la sintesi di tutti gli stilemi cameristici di metà Ottocento, che riecheggia anche tinte brahmsiane negli snodi più malinconici e regala tenerezze liriche capaci di farci dimenticare, nello spazio di un quartetto, difficoltà e amarezze dei nostri giorni.
È importante rilevare come la doppia indicazione, “andante” e “cantabile”, proprio per la precisione espressiva voluta da Robert Schumann (che ci ricorda un’altra “chirurgica” sottolineatura chiesta da Mozart nella sua Sonata KV 310, Andante cantabile con espressione, insuperabile nella lettura del pianista rumeno Dinu Lipatti) richiede un’attenzione interpretativa non comune. In altre parole, è proprio davanti a queste sottili indicazioni fissate a margine del rigo musicale che si comprende come gli artisti non siano tutti uguali. Perché un’invenzione melodica particolarmente struggente come questa rischia, se non calibrata con il talento e l’esperienza, di cadere facilmente nella trappola delle sdolcinerie da salotto e nell’eccessiva ostentazione di stereotipi pseudo-romantici.
A questo proposito avremmo voluto proporvi un video dell’esecuzione storica del Juilliard String Quartet con Glenn Gould al pianoforte. Impossibile perché non ne esiste documento registrato, almeno su YouTube (chiunque l’avesse lo “posti”, farebbe un regalo all’umanità intera). Ci accontentiamo di questa recente versione del Fauré Quartet (2006), disponibile sulla Rete, ordinata e pulita (un compito ben fatto), anche se le scelte di metronomo, i tempi staccati e quindi la ritmica, la rendono forse troppo frettolosa. Certo la registrazione del Juilliard Quartet e di Gould, incisa nel 1973 – che ovviamente diventa di rigore nell’approfondimento discografico – lascia pochi dubbi alla “cantabilità” richiesta da Schumann (si sente a tratti la voce di Glenn Gould che accompagna, com’era sua abitudine anche bachiana), con una lettura restituisce le fugaci ricomparse melodiche e le fluttuazioni armoniche con scaltrezza musicale e malizia espressiva.
Schumann scrisse questo Quartetto op. 47 nell’ottobre 1842, e lo terminò in appena due settimane, per il conte Matvei Wielhorsky, violoncellista dilettante ma assai capace, a giudicare dalle severe difficoltà assegnate al rigo della chiave di basso del violoncello. In questo senso, questa pagina sembra guardare indietro al Settecento, alla pratica di dedicare musica agli aristocratici, nella speranza di una contropartita in denaro o di un qualificato posto in società, quale poteva spettare a un musicista di rango. Tuttavia, formalità della dedica a parte, questo lavoro schumanniano s’incarna in modo convinto nella cifra della sua epoca: un lussureggiante e appassionato stile, interamente sgorgato dai più intimi pensieri e sentimenti del compositore. Curiosità per gli appassionati di appunti storici: la pagina debuttò in concerto a Lipsia l’8 dicembre 1844. Questi i solisti: Ferdinand David al violino, Niels Gade alla viola, ovviamente il conte Wielhorsky al violoncello, e Clara Schumann, la moglie del compositore, al pianoforte: molti la immaginano soltanto come consorte, mentre è stata una delle soliste più apprezzate dell’era romantica, una Martha Argerich dell’Ottocento.
Il Quartetto si conclude con un Finale (facilmente reperibile su YouTube), che prosegue il fervido e ardente stato d’animo dell’Andante cantabile con un’esuberante gioia di vivere. Battuta dopo battuta, tema dopo tema, effonde l’intero quartetto di una meravigliosa corposità strumentale, la stessa che si riscontra nel precedente capolavoro, il Quintetto per pianoforte op. 44, sempre del 1842, più intimo e introspettivo, tra i vertici dei camerismo di Schumann. D’altronde, dopo i primi 23 numeri d’opera del suo catalogo personale, ossia i suoi primi dieci anni di composizione quasi interamente dedicati al pianoforte, Schumann non poteva non affrontare le altre forme musicali, dal quartetto d’archi alla sinfonia. In una corrispondenza del 1839, Franz Liszt sintetizzava così un’opinione diffusa nell’ambiente musicale romantico dell’epoca: «Credo di aver già espresso in una mia lettera precedente il desiderio che voi scriviate qualche brano d’insieme: trii, quartetti, quintetti o settimini. Mi perdonate se insisto ancora su questo punto? Mi sembra che il successo, anche il successo commerciale, non mancherà certo loro». Ma più che a Liszt, quasi accogliendone implicitamente l’invito, è a Mendelssohn che Schumann guardava con ammirazione, un modello da imitare: «Mendelssohn è colui al quale io mi rivolgo come a un’alta montagna. Egli è un vero Dio».
Per prepararsi ai suoi primi lavori da camera, che come abbiamo visto arrivarono copiosi in un solo anno, il 1842, Schumann si era rivolto con passione anche allo studio dei classici, in particolare i quartetti di Haydn, Mozart e Beethoven. Oltre che al “Clavicembalo ben temperato” di Bach, per affinare le sicurezze armoniche e contrappuntistiche. Forme classiche e contrappunto che, secondo gli studiosi, sono già bene evidenti proprio nel Quintetto op. 44 e nel Quartetto op. 47. Ma il vero motivo per cui, dopo dieci anni, abbandonò la monotonia compositiva pianistica, è forse da ricercare in una nuova condizione della sua esistenza, più gioiosa ed espansiva, estroversa, alla ricerca di nuove potenzialità espressive, come la musica da camera o la sinfonia: e cioè proprio nel suo matrimonio con Clara, quindi in una serenità familiare che, nonostante le sue improvvise crisi depressive, gli regalava vitalità ed esuberanza, rendendo il pianoforte solo, o accompagnato dalla voce nei suoi toccanti Lieder, quasi un’arma spuntata, una scelta riduttiva.
Dunque, ancora una volta, provata sulla pelle del grande Robert Schumann, la vita che influenza la musica. E la musica che porta nuova linfa alla vita.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Robert Schumann – Johannes Brahms
Piano Quartet op. 47 – Piano Quintet op. 34
Juilliard String Quartet; Montreal String Quartet; Glenn Gould, pianoforte (Sony, disponibile anche su iTunes)

2) Robert Schumann
Piano Quintet op. 44 – Piano Quartet op. 47
Emerson String Quartet; Menahem Pressler, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Robert Schumann
Piano Quintet op. 44 – Strings Quartets op. 41
Juillard String Quartet; Leonard Bernstein, pianoforte (Legendary Treasures, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Bellezza - Interpretazione musicale - Musica - Strumenti musicali

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