Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin

Torna a Strategie per stare meglio

Condividi su
Stampa

25/12/2012

La musica di Natale che sconvolse un'epoca (J.S. Bach, dalle Cantate Sacre BWV 63, 192, 26, 132)




Johann Sebastian Bach
Christen ätzet diesen Tag, dalla Cantata BWV 63
Gloria in excelsis Deo, dalla Cantata BWV 191
Ach wie flüchtig, ach wie nichtig, dalla Cantata BWV 26
Bereitet die Wege, bereitet die Bahn!, dalla Cantata BWV 132
Orchestra e Coro di St Gallen; Rudolf Lutz, direttore


Questi sono i nostri auguri in musica per il Natale 2012. Più “alti”, artisticamente, non potrebbero essere. Si tratta di due Arie e due Cori selezionati da quattro diverse Cantate Sacre natalizie di Johann Sebastian Bach, tra le pagine più preziose del repertorio barocco, capolavori d’invenzione melodica, dominio strumentale, padronanza del contrappunto, florilegio vocale. E più “alti”, anche umanamente, non potrebbero essere, perché qualunque sia la vostra concezione dell’esistenza, laica o religiosa, qualunque il vostro credo o filosofia di vita, queste composizioni, eseguite e apprezzate in tanti auditorium e cattedrali nel mondo, da artisti e appassionati credenti e non, sapranno suggerirvi la prospettiva della vertigine spirituale che ha ispirato Bach. E regalarvi un frammento di Natale antico, che si perde nella vostra infanzia, il profumo della meditazione e del raccoglimento, momenti di gioia autentica.
Vi suggeriamo di ascoltare queste Cantate la mattina di Natale, come se foste voi il pubblico nella Chiesa luterana di San Tommaso, a Lipsia, per esempio il 25 dicembre 1740, durante il servizio liturgico in cui è stata eseguita la Cantata natalizia BWV 191, Gloria in excelsis Deo, composta per l’occasione da Bach nel ruolo di Kantor, che aveva accettato nel 1723 dopo le vette raggiunte nella musica strumentale a Kothen, da Kappellmeister. E’ davvero difficile proporvi qualcosa di più gioiosamente “natalizio” di questo Coro iniziale della Cantata 191 – per soprano, tenore, ensemble vocale, tre trombe, timpani, due flauti, due oboi, fagotto, archi e basso continuo – eseguita nella chiesa evangelica di Trogen, cantone svizzero di Appenzell, con uno sfondo spoglio ed essenziale, privo di ogni addobbo o segno banalmente esteriore del Natale. Ma con una forza esplosiva, capace di elargire letizia a piene mani, come potete anche notare dall’incontenibile “balletto” del direttore Rudolf Lutz che accompagna gli arabeschi musicali: segno sì, questi, della festa tutta “interiore” lasciata da Bach sul pentagramma delle sue Cantate. Che si chiamano “Sacre” ma non per questo, lo ricordiamo, nel corso dei secoli si sono “ghettizzate” in un ascolto prettamente devozionistico o liturgico-religioso (com’è accaduto, per esempio, a tanta polifonia del Cinquecento nata in seno alla Chiesa Cattolica). Anzi, attraverso decine di letture con vari stili esecutivi, filologici e non, sono diventate via via “trasversali”, patrimonio dell’umanità intera per via della qualità intrinseca della musica: corali stupefacenti; deliziose arie accompagnate da archi, flauti, trombe, fagotti; duetti vocali d’intensa commozione.
La ricchezza interiore e la pace che queste composizioni sanno donare a tutti, indistintamente, è sottolineata anche dalle considerazioni del celebre studioso bachiano Alberto Basso, che ricorda come il Kantor fece spesso ricorso, per far fronte ai propri impegni, a opere già realizzate e a pagine profane, “leggere” potremmo dire, anche perché nei suoi primi anni a Lipsia arrivò anche a preparare una Cantata (e a volte due e più) la settimana. Dunque, Bach non si è fatto grandi problemi a riadattare materiale “non religioso”, da divertissement borghese, riversando da una cantata profana in una sacra, da una cantata profana in un’altra profana, da una pagina strumentale in una vocale, da una vocale in una strumentale. L’unica cosa che non fece mai è trasformare una cantata sacra in una profana, «mostrando – spiega Basso – peculiare attenzione al materiale spirituale originario, che non poteva essere “abbassato” a livello dell’opera profana, mentre quest’ultima poteva essere “innalzata” a livello dell’opera sacra».
Il percorso di ascolto che vi proponiamo per questo Natale prende spunto dall’iniziativa in corso a St Gallen, in Svizzera, sede della “J. S. Bach Stiftung”, una Fondazione che ha avviato la registrazione di tutta la musica vocale del Kantor, 25 anni di attività: un corpus di circa 220 cantate, che comprendono quelle “profane” (il numero oscilla considerando le apocrife) composte da Bach dal 1707 sino ai cicli liturgici di Lipsia, concentrati tra il 1723 e il 1729. E che in particolare durante gli anni Venti del Settecento ha generato uno dei più sbalorditivi periodi creativi nella storia della musica occidentale. Tutta l’attività interpretativa della “J. S. Bach Stiftung” è riversata su Dvd/Cd e in parte su YouTube. Il direttore musicale dell'Orchestra e del Coro è il maestro Rudolf Lutz, filologo bachiano della nuova generazione, che prosegue il cammino nel solco della prassi esecutiva iniziata da Helmut Rilling nel 1969, continuata dalla coppia Harnoncourt/Leonhardt per l’etichetta Teldec nel 1971, e via via portata avanti da Tom Koopman, John Eliot Gardiner, Philippe Herrewege, solo per citare i più grandi.
Tra i documenti video e sonori che la Fondazione di St Gallen ha iniziato a riversare su YouTube (già un mare di cose), c'è anche una video-sequenza di quattro parti di altrettante Cantate composte da Bach per l’Avvento e il Natale. Si parte con Christen ätzet diesen Tag (Cristiani, lasciate un segno in questo giorno) dalla Cantata BWV 63, eseguita a Weimar il 25 dicembre 1713: la prima in assoluto composta per il giorno di Natale. L'orchestrazione – che richiede quattro trombe, timpani e tre oboi – ne fa un lavoro affascinante, una musica espressiva che evoca immagini di gioia per la nascita del Cristo, con il duetto iniziale che offre il tenero contrasto tra il tenore e il “controtenore” maschile, una voce virile che canta in falsetto, raggiungendo l’estensione di contralto-mezzosoprano. Il secondo frammento della sequenza è Gloria in excelsis Deo, dalla Cantata BWV 191, prima performance a Lipsia il 25 dicembre 1740, che inizia in modo glorioso con un “tutti” di 3 trombe, archi, 2 oboi, due flauti traversi e 5 voci di coro. E’ la sola Cantata di Bach in latino (le altre sono tutte in tedesco, con testi ricavati dai quattro evangelisti e liberamente riscritti). Si prosegue con Ach wie flüchtig, ach wie nichtig (Ah quanto fugace, ah quanto effimera), aria affidata alla voce di basso, dalla Cantata BWV 26, eseguita per la prima volta a Lipsia il 19 novembre 1724 (già in periodo di Avvento nel calendario luterano dell'epoca), dove il primo movimento è una fantasia corale in stile concertante. La video-sequenza si chiude con Bereitet die Wege, bereitet die Bahn! (Preparate i sentieri, preparate il cammino!), dalla Cantata BWV 132, eseguita in prima assoluta a Weimar il 22 dicembre 1715, l’unica che Bach abbia composto per la quarta domenica di Avvento. L’aria per la voce di basso, Wer bist du?, è qui meravigliosamente intonata dal solista Matthias Friedrich, sostenuta dal violoncello e dal basso continuo con organo e contrabbasso. E il suono dell’organo rimane umile in modo che il violoncello emerga con chiarezza e suoni forte, ma non tanto da coprire la voce del basso, che rivolge alla coscienza del credente la domanda, Chi sei tu?, posta a Giovanni il Battista, incitandolo a scrutare l’abisso del proprio peccato.
Quello che rimane dopo aver frequentato queste pagine, non solo quelle natalizie, è anche lo spirito di servizio che deve avere guidato Bach nello scrivere o ri-assemblare musica straordinaria per i suoi contemporanei, pur mosso da motivazioni spirituali essendo ogni sua nota pensata per essere offerta a Dio. Ha scritto Alberto Basso: «Animato dalle migliori intenzioni, desideroso d’impressionare con opere grandiose l’ambiente ecclesiastico di Lipsia, nei primi 40 giorni da compositore di chiesa Bach offrì ai fedeli una serie di opere che sono una sorta di manifesto di ciò che intendeva fare a vantaggio della comunità. I suoi interventi sconvolsero le abitudini dell’epoca e la Musik divenne il momento culminante del servizio liturgico, forse suscitando scandalo in alcuni, indifferenza in molti, plauso in pochi». A noi, per fortuna, è rimasto tutto questo. E il Natale è soltanto un pretesto per iniziare questo cammino di serenità.
Buon ascolto.

top

Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Sacred Cantatas
Concentus Musicus Wien, Leonhardt Consort; Gustav Leonhardt e Nikolaus Harnoncourt, direttori (Teldec)

2) Johann Sebastian Bach
New Year’s Day Cantatas
Amsterdam Baroque Orchestra and Choir; Ton Koopman, direttore (Challenge Classics, disponibile anche su iTunes)

3) Johann Sebastian Bach
Cantatas & Sacred Mastepieces
English Baraque Soloists, John Eliot Gardiner and Monteverdi Choir; John Eliot Gardiner, direttore (Archiv, disponibile anche su iTunes)

top

Parole chiave:
Musica - Spiritualità - Strumenti musicali

Stampa

© 2012 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

Torna a Strategie per stare meglio