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16/10/2018

La musica come difesa dalle afflizioni terrene (Johannes Brahms, Sonata per Violino No.2 Op. 100)




Johannes Brahms
Sonata per violino No. 2 Op. 100
Leonidas Kavakos, violino; Yuja Wang, pianoforte


Rimaniamo ancora, dopo l’ascolto di Bruch, sui sentieri violinistici, sul colore, sul timbro, sulla voce di questo strumento che ancora oggi è, insieme con il pianoforte, il più studiato, il più eseguito e programmato nelle sale di tutto il mondo, universale nel conquistare gli appassionati di musica, perché capace di entrare nelle corde di ciascuno: sulfureo, diabolico ed energico nella penna di alcuni compositori; oppure dolcissimo, malinconico ed etereo nella fantasia di altri. Max Bruch lavorò al suo Concerto per anni, ritoccandolo più volte, e venne a capo della stesura definitiva solo grazie ai consigli di un violinista dell’epoca, il solista più applaudito, potremmo dire il “Maxim Vengerov” di metà Ottocento: parliamo di Joseph Joachim, amico dei grandi dell’epoca, di Mendelssohn, di Schumann, di Brahms. Il nome di Joachin, come solista e consulente musicale, è uno dei più ricorrenti nelle dediche delle opere per violino di epoca romantica, tra i quali, appunto, il celeberrimo lavoro di Bruch. Diventò amico anche di Clara Wieck, la moglie di Schumann, allora acclamata pianista di livello internazionale.
Ma certo il musicista che nella seconda metà dell’Ottocento lega di più con Joachim (tanto da dedicargli due lavori) è Johannes Brahms. Tra i due c’è amicizia e stima reciproca: Brahms accompagna al pianoforte Joachim, quest’ultimo segue il compositore durante la scrittura estiva dei suoi lavori, nei rifugi solitari sulle Alpi austriache. Così Brahms scrive in una lettera a Joachim nel 1878, a proposito del nascente Concerto per violino Op. 77, allegando il primo movimento e chiedendo consigli per modulare le difficoltà tecniche della parte solista: «Amico caro, (…) vorrei mandarti un certo numero di passaggi per violino (…) Mi chiedo se non sei tanto sprofondato in Mozart da trovare un’ora per guardarli. Mi basta che tu dica una parola o la annoti sopra la parte: difficile, scomodo, impossibile, eccetera». Joachim risponde con entusiasmo e gli scambi di corrispondenza continuano sino alla “prima” del concerto, a Lipsia, eseguita ovviamente da Joachim sotto la direzione del compositore stesso. Commenta il celebre violinista: «Brahms è l’uomo più egocentrico che conosca, la sola cosa che gli preme è lavorare senza essere disturbato. Le sue composizioni, così ricche e intransigenti nel respingere le afflizioni terrene, sono per lui un gioco quanto mai spontaneo. Non mi sono mai imbattuto in un talento come lui. Mi ha superato, di molto».
Oltre ai due Concerti violinistici di Brahms, quello per violino e orchestra Op. 77, e il Doppio Concerto per violino e violoncello Op. 102, c’è sicuramente lo zampino di Joachim anche in un altro capolavoro, d’intensa meraviglia, scritto da Johannes Brahms, ossia la seconda delle tre Sonate per violino e pianoforte, quella in La maggiore, Op. 100. Abbiamo già qui ascoltato la prima delle tre, la Sonata per violino Op. 78, quella per cui Brahms, scrivendo all’amico Theodor Billroth, precisa che «solo una tranquilla ora di pioggia serale potrebbe darle l’atmosfera necessaria”. Sette anni dopo Brahms mette sul pentagramma una seconda Sonata per violino. E già dalle prime battute, ma è un miracolo di bellezza l’intero lavoro, non si può che considerare profetiche le parole di Joachim a proposito delle composizioni del genio di Amburgo: «Così ricche e intransigenti nel respingere le afflizioni terrene». Che poi, a pensarci bene, è il cuore di queste nostre “Strategie per stare meglio”.
E allora ascoltiamola questa seconda Sonata per violino e pianoforte, come al solito iniziata d’estate, nel 1883, durante un soggiorno a Wiesbaden, sul Reno. Poi ripresa e completata sulle rive del lago di Thun, in Svizzera, di qui il nome “Thuner-Sonate”, che spesso si legge sui programmi di sala e sui dischi. Tre movimenti: Allegro amabile, Andante tranquillo, Allegretto grazioso quasi Andante. Dall’inizio alla fine domina un sentimento di serenità, di tenerezza lirica, e ritroviamo quella sensazione di acuta nostalgia che si respira in tanti Lieder del Romanticismo tedesco, tutti idealmente originati dal mondo interiore di Schubert, dunque la musica che esprime quanto di più sofferto deriva dalla condizione umana.
Il movimento iniziale è uno dei vertici cameristici brahmsiani e trasporta, sin dalle prime soavità sonore e melodiche, in un mondo di pura malinconia dove ancora una volta la musica compie il miracolo di restituire pace alle tensioni. Come ha scritto il critico Arrigo Quattrocchi, «la Sonata si apre con un Allegro amabile che sembra riassumere nell’aggettivo dell’intestazione il proprio luminoso e dolcissimo contenuto». Dopo una prima lettura al pianoforte insieme a Joachim, alla fine di dicembre 1886, un’amica di Brahms, Elisabeth von Herzogenberg, scrive estasiata: «La Sonata intera è una vera carezza». E anche il contesto in cui prende forma la Sonata per violino Op. 100 dimostra che le “bellezze”, interiori ed esteriori, s’incontrano, si contaminano, si fecondano, aiutando chi compone, o chi scrive o dipinge (e noi attraverso loro) a tirare fuori il meglio di sé, a contrastare gli stati d’animo negativi. Durante la scrittura della Sonata, infatti, Brahms abita nello studio di un pittore, una casa incantevole, con un giardino circondato da alberi secolari, una vista panoramica su Wiesbaden, il Reno e la sua valle.
Anche il terzo movimento, Allegretto grazioso quasi Andante, è immerso in un’atmosfera rassegnata, che Brahms sottolinea scegliendo una tessitura particolare. Ne rimaniamo subito colpiti, quasi frastornati, per il calore della linea violinistica, al limite delle sonorità più brunite della viola (strumento che il compositore amava parecchio prediligendo le mezze tinte, come il clarinetto o il corno). Una coloritura ottenuta privilegiando il registro grave. Rispetto all’amabile iniziale, dove il violino fa il violino, e si esprime nelle sue dimensioni sonore naturali, dialogando con il pianoforte e rincorrendolo su fraseggi melodici di pura bellezza, qui è come se Brahms ci aprisse il cuore ai suoi segreti, confidando apertamente gli struggimenti più dolorosi.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
The Violin Sonatas
Leonidas Kavakos, violino; Yuja Wang, pianoforte (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Johannes Brahms
The Violin Sonatas
Josef Suk, violino; Julius Katchen, pianoforte (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Mozart & Brahms
Clarinet Quintets
David Shifrin & Emerson String Quartet (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Musica da camera - Pace - Serenità - Strumenti musicali

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