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25/12/2010

La musica come atto di fede e di speranza (J.S. Bach, dall'Oratorio di Natale)




Johann Sebastian Bach
Dall’Oratorio di Natale Bwv 248
Münchener Bach-Chor, Bach-Collegium München
Direttore e tenore: Peter Schreier


L’impressione netta che la musica possa migliorare la qualità della vita non solo di chi la pratica, ma anche di chi l’ascolta, alla radio, nei concerti o sui dischi. Il mistero del divino, il senso del sacro e di una dimensione “altra”, in un mondo sempre più appiattito e secolarizzato, in cui anche la natività di Cristo è spesso ridotta a un’esibizione narcisistica di potere consumistico e commerciale. E la palpabile sensazione che la vita può, per chi crede, o potrebbe, per chi mantiene una visione laica dell’esistenza, avere una dimensione non solo materiale, ma anche interiore, spirituale.
Sono questi i fondamenti del primo, forte impatto che si ricava dall’ascolto dell’Oratorio di Natale composto da Johann Sebastian Bach, in tedesco “Weihnachts-Oratorium”, uno dei capolavori della musica liturgica, composto a Lipsia, dove Bach era Kantor da più di dieci anni, per le festività del 1734-1735. Nella produzione sacra bachiana il termine “Oratorium” ricorre tre volte, nei momenti culminanti dell’anno: Natale, Pasqua e Ascensione. Può avere un carattere narrativo, come nel caso dell’Oratorio di Pasqua, oppure privilegiare il racconto del Vangelo e affidarne l’intonazione a un tenore, nelle vesti dell’Evangelista, e questo è il caso del Weihnachts-Oratorium, la nostra proposta d’ascolto natalizia.
È una composizione articolata in 64 brani, fra i quali si alternano arie solistiche, arie a più voci, recitativi accompagnati dal basso continuo e che ripropongono direttamente i Vangeli di Luca e Matteo, recitativi liberi accompagnati da una strumentazione più ricca, corali, cori d’apertura. Entrano in scena personaggi come l’Angelo, i Magi, Erode, e non manca l’intervento dei cosiddetti “cori della turba”, cioè del popolo dei pastori che prende parte all’azione. Come ha scritto il musicologo Sergio Sablich, «la compresenza di stili diversi diventa varietà ma non eterogeneità: e se non mancano passi marcatamente descrittivi e simbolici, episodi affettuosi e suadenti, le parti strumentali di più vasto impianto, come le introduzioni e i cori slanciati, elevano il discorso musicale sul piano di una superba dimostrazione di magistero contrappuntistico e di opulenza sonora».
Un’opulenza sonora, però, non fine a se stessa: Bach a Lipsia non doveva dimostrare nulla, non aveva necessità di dare prova di abilità strumentale, di esibire il proprio talento. È invece ancora una volta – lo abbiamo già osservato in queste pagine a proposito della Messa in Si minore – una dimensione tutta “verticale” che spinge il Kantor a comporre. Ogni singola nota che Bach ha fissato sul pentagramma è concepita per rendere grazie a Dio. Anche in questo Oratorio di Natale, quindi, la rievocazione della nascita di Gesù nei suoi diversi momenti, fastosi e trionfali, diventa celebrazione di fede autentica. E in questo senso si spiega il ricorso a una strumentazione “piena”, cromatica, ricca dal punto di vista dei timbri sonori, con flauti, oboi d’amore, corni da caccia, timpani e un ripetuto utilizzo delle trombe – come nel pezzo d’apertura o nel grandioso Corale che chiude l’Oratorio – proprio perché la tromba, nelle intenzioni di Bach, serviva a proclamare l’Avvento, ad annunciare la natività nel modo più festoso possibile, a farne simbolicamente, come diremmo oggi, un evento da villaggio globale.
Dei 64 brani del Weihnachts-Oratorium, ve ne facciamo ascoltare tre, scelti dalla prima delle sei Cantate in cui si articola la composizione e che corrispondono alle sei festività comprese tra il giorno di Natale e l'Epifania: il dies Natalis, la festa di santo Stefano, quella dell’apostolo Giovanni, la Circoncisione (o Nuovo Anno), la domenica dopo il Capodanno (che nel 1735 cadde il 2 gennaio) e l’Epifania. Scrive tuttavia uno dei massi studiosi del Kantor, Alberto Basso: «La musicologia più recente considera queste parti non come un raggruppamento di sei Cantate, ciascuna delle quali destinata a celebrare una specifica festività del percorso natalizio, ma – con sottile distinzione – come un’unica Cantata in sei parti, anche se l’unitarietà della composizione non fu concepita per essere eseguita in una sola occasione».
Immaginate, dunque, di essere a Lipsia, nell’inverno tra il 1734 e il 1735, proprio in questi giorni, 276 anni fa, in un paesaggio interamente imbiancato dalla neve, con la chiesa di san Tommaso (dove Bach è sepolto) cuore pulsante della comunità luterana, illuminata a festa da centinaia di candele e candelabri (non c’era ancora la luce elettrica), e con il compositore stesso che dirige coro, soli e orchestra come servizio alla chiesa locale (era uno dei compiti del Kantor, oltre alla composizione e all’insegnamento), eseguendo le sue stesse pagine durante le celebrazioni natalizie, accompagnando con i gesti la “Lectio” dell’Evangelista, le Arie o i Corali.
E se avrete la curiosità di acquistare un’edizione completa dell’Oratorio di Natale vi accorgerete che proprio le Arie e i Corali esaltano quel senso del divino ormai smarrito o sbiadito – ma presente in ciascuno di noi come reminescenza dei nostri Natali di bambini – e che è espresso con efficacia dall’interpretazione che vi proponiamo tratta da YouTube: un’esecuzione registrata nel 2005 nella cattedrale “Maria Himmelfahrt”, a Tading, in Germania, nella quale il tenore Peter Schreier è anche direttore.
Nel video i musicisti sono ampiamente coinvolti a non solo livello strumentale ma anche emotivo, come accade in tutte le chiese o sale da concerto in Austria e Germania, dove la musica classica e sacra hanno un largo seguito “devozionale” nei giorni di Natale, il che contribuisce a circondare queste esecuzioni (anche i semplici trii o quartetti di ottoni per le strade di Lipsia o Salisburgo, direttamente sotto la neve, “al freddo e al gelo”, davanti a un pubblico che si scalda con il vin brulè) di un’atmosfera di sincera partecipazione. Proprio come doveva essere tra il pubblico assiepato nella ThomasKirche ai tempi di Bach (solo che loro avevano l’originale, noi ci accontentiamo del disco).
Questa musica può sorreggere e lenire la solitudine che in giorni come il Natale affligge tante persone, specialmente (ma non solo) anziane o malate. Siamo convinti che le Arie e i Corali di Bach possano donare un raggio di luce. Perché il Natale a volte “punge” soprattutto chi è solo o soffre, invece di essere occasione di serenità e gioia.
Dunque, la speranza di un Natale gratificante, che sappia riconciliare con se stessi e la propria sofferenza, è l’augurio che formuliamo a tutte le lettrici e a tutti i lettori di questo sito. Un augurio forte e sincero come le trombe e i corni da caccia dell’Oratorio di Bach. E, speriamo, anzi siamo certi, che le note del Kantor, capaci di salire fin lassù, “incontro” al Natale vero, possano rendere meno aspro il dolore.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Weinhnachts-Oratorium
Wiener SangerKnaben; Concentus Musicus Wien; Nikolaus Harnoncourt, direttore (Teldec)

2) Johann Sebastian Bach
Weinhnachts-Oratorium
Amsterdam Barque Choir; Amsterdam Baroque Orchstra; Ton Koopman, direttore (Erato Disques, disponibile anche su iTunes)

3) Johann Sebastian Bach
Cantate per Natale a Lipsia
Collegium vocale Gent; Philippe Herreweghe, direttore (Harmonia mundi, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Dolore - Musica - Sofferenza - Solitudine - Speranza - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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