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14/12/2010

La musica che si perde nella fiaba (Nikolaj Rimskij-Korsakov, dalla Suite Sinfonica Op. 35, "Shéhérazade")




Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov
Dalla Suite Sinfonica Op. 35, “Shéhérazade”: Il mare e la nave di Sinbad - Largo e maestoso. Lento. Allegro non troppo
Orchestra Gewandhaus di Lipsia
Direttore: Kurt Masur


Magica, da mille e una notte, quindi perfetta per dimenticarci persino di noi stessi. Chi scrive queste note si è convertito ormai tanti anni fa alla musica “classica” – o meglio “colta” – grazie a due dischi prestati da un amico ancora in LP, era l’inizio degli Anni Ottanta: le Suite per violoncello solo di Bach e, appunto, la Suite sinfonica “Shéhérazade” del russo Nikolaj Rimskij-Korsakov. Ringraziai e li misi su la sera stessa: prima il violoncello di Bach nell’interpretazione di Pablo Casals; poi “Shéhérazade” eseguita dall’Orchestre de la Suisse Romande, diretta da Ernest Ansermet. Un “uno-due” micidiale che mi mise al tappeto.
Ecco uno di quei gioielli: lavoro intenso, strutturalmente variopinto, immaginifico, dalle dinamiche suadenti, capace di rapire l’ascoltatore e accompagnarlo su sentieri orientali e orientaleggianti, quindi con una forza terapeutica per chiunque si lasci “dimenticare” sul filo dei colori e dei timbri orchestrali. Composizione evocativa, dai sapori intensi, riccamente speziati, capace di conquistare alla musica d’arte – almeno per il tempo di una Suite – chiunque ascolti con spirito d’apertura mentale, senza irrigidimenti pregiudiziali. Insomma, una pagina immediatamente fresca e appassionante, “facile” all’ascolto ma niente affatto nella scrittura, perché dietro ci sono i lunghi e accurati studi di composizione di Rimskij-Korsakov, che lo portarono a diventare uno strumentatore di sbalorditiva capacità e il consulente tecnico del cosiddetto “Gruppo dei cinque”, fondato nel 1860 da Balakirev e Cui, al quale si aggiunsero in seguito Musorgskij, Borodin e lo stesso Rimskij-Korsakov, con l’obiettivo di presentare una musica di carattere russo libera dalle convenzioni accademiche e dagli influssi occidentali.
Dunque, dopo Čajkovskij rimaniamo in compagnia di un russo, Nikolaj Rimskij-Korsakov, esattamente contemporaneo all’autore dello “Schiaccianoci”, in un’ideale continuità di “scuola” e di maestria accademica nella manipolazione strumentale, ma su una cifra poetica totalmente diversa, lontana dalla semplicità sinfonica della “Patetica” che dipingeva il dolore e le angosce del suo autore. No, Rimskij-Korsakov plasma la musica per affrescare il viaggio fantastico, l’immaginazione che solca gli oceani, l’avventura della conoscenza, il gusto della contaminazione. E lo scrigno più prezioso delle sue gemme d’armonia e d’orchestrazione è appunto “Shéhérazade” op. 35, composta nel 1888 e presentata al pubblico quello stesso anno, diretta dall’autore.
Definita Suite, può essere considerata piuttosto un poema sinfonico, perché è la trasposizione musicale di un’opera letteraria. I quattro movimenti hanno titoli descrittivi, riferiti alle “Mille e una notte”. Ma, più che raccontare alcuni episodi della sterminata raccolta di fiabe arabe, questa musica vuole renderne l’atmosfera complessiva, multicolore, esotica: l’ascoltatore è invitato a concentrare la propria attenzione sull’esperienza sensoriale delle armonie, senza cercare però di riconoscervi questa o quell’immagine. Una sfida alla libertà di spaziare sulle cartine geografiche e tra culture forse solo vagheggiate, o ispirate da descrizioni letterarie, quindi con un valore aggiunto terapeutico, liberatorio, assai spiccato. Una sorta di agopuntura musicale.
Ed è curioso ascoltare come un compositore nato a Tichvin, a est di San Pietroburgo, nel 1844, avviato alla carriera della Marina Russa secondo la tradizione familiare, abbia saputo trovare nella fiaba – e nella possibilità di rivestirla dei colori e di un tessuto orchestrale scintillante, pieno d’impasti sonori – il suo spazio vitale, la sua ragione di musicista. L’occasione gli venne appunto dalla raccolta delle “Mille e una notte”, tratte dall’arabista francese Jean-Antoine Galland (1646-1715) da un manoscritto trovato in una biblioteca araba e integrato da altre favole della tradizione orale. La raccolta narra del Sultano Sahriar che ha giurato di far uccidere ciascuna delle sue mogli dopo che avrà trascorso la prima notte con lui. Shéhérazade, figlia del Gran Visir, eccita il suo interesse con i racconti che gli narra durante mille e una notte: il sultano rimanda così l’esecuzione di giorno in giorno, finché lascia cadere il crudele proposito. Lo stesso Rimskij-Korsakov precisa nelle memorie: «Il programma che mi ha guidato nella composizione di Shéhérazade consiste in episodi separati tra loro: il mare e il vascello di Sinbad, il racconto fantastico del principe Kalender, il figlio e la figlia del re, la festa di Bagdad e i vascelli che s’infrangono su una roccia. Il legame è costituito da brevi introduzioni alla prima, alla seconda e alla quarta parte, e da un intermezzo nella terza scritti per violino solo, che rappresentano Scheherazade mentre narra al terribile sultano i suoi racconti meravigliosi».
Nessuna presentazione dell’opera poteva essere più chiara. La Suite orchestrale inizia con la presentazione dei due temi (ovvero dei due personaggi) principali. Il tema del sultano Sahariar, largo e maestoso, è affidato agli strumenti gravi dell’orchestra, che suonano all’unisono. Preceduto da alcuni accordi lievi dei “legni” (cioè flauti, oboi e clarinetti), il tema di Shéhérazade (lento) si presenta invece sinuoso e sensuale: è una decorazione intarsiata del violino solo sostenuto dall’arpa. È ancora Rimskij-Korsakov ad accompagnarci nella magia della fiaba: «Componendo Shéhérazade non intendevo orientare l’ascoltatore dalla parte dove si era diretta la mia fantasia. Volevo semplicemente che avesse, se la mia musica sinfonica gli piaceva, la sensazione di un racconto orientale, non soltanto di quattro pezzi suonati l’uno dopo l’altro su temi comuni. Per tutti noi, infatti, il nome “Mille e una notte” evoca l’Oriente [...] Questa composizione e altre conclusero un periodo in cui la mia orchestrazione aveva raggiunto un grado notevole di virtuosismo e di sonorità chiara, senza influenze wagneriane».
Insomma, evitando d’imitare le scelte di Wagner, anzi, tenendosene alla larga, senza inseguire il genio tedesco sul suo terreno, per tanti aspetti rivoluzionario, di storie fantastiche, però mitologiche, dove la continuità dell’azione scenica e della cosiddetta musica-senza-fine ha portato a un cromatismo acceso ed epico. I musicisti della scuola nazionale russa, con l’eccezione di Musorgskij, fecero ampio uso dell’orientalismo per rimarcare la loro specificità rispetto ai musicisti dell’Europa occidentale. Per Nikolaj Rimskij-Korsakov l’esotismo fu anche qualcosa di più, perché ispirò le sue composizioni migliori. Qui Scheherazade è proposta in una lettura intensa di Kurt Masur con l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia. Ma non perdetevi per nulla al mondo la registrazione di Ernest Ansermet alla testa dell’Orchestre de la Suisse Romande, insuperato interprete dell’arte francese e russa. Un disco, una leggenda.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Nikolaj Rimskij-Korsakov
Scheherazade Op. 35
L’Orchestre de la Suisse Romande; Ernest Ansermet, direttore (Decca)

2) Nikolaj Rimskij-Korsakov
Scheherazade Op. 35
Orchestra of Berlin; Ferenc Fricsay, direttore (Sony, disponibile anche su iTunes)

3) Alexander Borodin
Polovtsian Dances
Nikolaj Rimskij-Korsakov
Scheherazade Op. 35
Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Armonia - Fiabe e leggende - Immaginazione - Melodia - Musica - Strumenti musicali

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