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17/09/2019

La musica che disperde il dolore (Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra No. 23 KV 488)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per pianoforte e orchestra No. 23 KV 488
Vladimir Horowitz, pianoforte; Orchestra del Teatro alla Scala; Carlo Maria Giulini, direttore


Le lettrici ci perdoneranno se dopo così breve tempo torniamo a Mozart e a uno dei suoi Concerti per pianoforte. Ma è per il piacere di proporre un video, anzi un vero e proprio film musicale, che non solo permette di ascoltare musica sublime, ma ci consente anche di approfondire la conoscenza di un artista come il pianista Vladimir Horowitz – e anche del nostro Carlo Maria Giulini, che lo dirige qui alla testa dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Anzi, si potrebbe dire che gustandovi sin dall’inizio questo film musicale avrete la percezione concreta di che cosa è davvero un artista, che cosa lo rende tale, in che modo questa arte ci fa stare bene.
E’ il 1988, Horowitz ha 85 anni, morirà l’anno dopo a New York. Arriva a Milano con la moglie Wanda Toscanini, figlia del leggendario direttore d’orchestra. Entra alla Scala di Milano, dove lo aspetta l’incisione del Concerto No. 23 di Wolfgang Amadeus Mozart, una produzione che diventerà un disco per l’etichetta tedesca Deutsche Grammophon. Vedete Horowitz, ascoltate le sue parole, lo osservate mentre si avvia, «like a senator», come un senatore, alla sala di registrazione dove lo aspettano i professori dell’Orchestra del Teatro alla Scala e dove è già pronto e accordato il suo Steinway. Horowitz fa capolino nella sala, si stupisce che ci sia così tanta gente ad assistere alla performance, poi entra e si avvia verso il pianoforte, saluta i musicisti, si siede alla tastiera, si rivolge al ragazzo che gli girerà lo spartito chiedendogli, con la più naturale sincerità, se è sicuro di sapere quello che deve fare.
Ed è qui che incontriamo il gigante Horowitz, che diventa fanciullo, forse proprio come Mozart, e gioca con la musica per porgerci la bellezza, prima ancora che Giulini attacchi il Concerto. E’ qui che, in poche misure di pentagramma, l’artista si dimostra tale e ci emoziona. Horowitz si scalda le mani, chiede, quasi prega, orchestra e direttore, di concedergli il tempo di qualche scala, qualche arpeggio, qualche sequenza di accordi per ridare il giusto calore alle articolazioni, a quelle dita che hanno già dietro almeno 70 anni di concerti, trionfi, pagine sui giornali di tutto il mondo. E più si scalda e più sentite arrivare la magia. Ascoltate un frammento di melodia dell’adorato Scriabin. E poi, all’improvviso, arriva l’istante in cui toccate con mano il potere della musica. Horowitz, ancora per scaldarsi, attacca la Sonata K 333 dello stesso Mozart. Poche battute, ma è questo che non vi dovete perdere, perché dentro non c’è il contratto con l’etichetta discografica, o il rapporto con un Carlo Maria Giulini un po’ contrariato dall’indugio del maestro, non ci sono le ore di lavoro programmate per lo stipendio dei musicisti scaligeri. C’è Horowitz che ritorna bambino, in totale simbiosi con la Sonata mozartiana, e in poche misure c’è tutto il suo pianismo fatto di poesia, grazia, tecnica, luminosità, tenerezza, profonda comprensione dell’apollineità mozartiana, tocco, uso sapiente dell’agogica tra fortissimo e pianissimo, tra pause impercettibili e la melodia che scorre come acqua fresca. Quando si interrompe viene da dire «No, per cortesia, maestro, continui…». Sono tutti estasiati, non solo voi che ascoltate: i professori, per primi, si sciolgono in un applauso. Horowitz, con l’ingenuità di un ragazzo, con la passione di un principiante, più che con l’autorità di un concertista consumato, la butta lì: «Possiamo fare la Sonata per la seconda facciata del disco», anche se siamo già in piena era del compact disc. E così avverrà per volere della Deutsche Grammophon: Concerto K 488 e Sonata K 333 insieme per uno dei dischi più venduti del pianista ucraino, nato a Kiev nel 1903 e sepolto al Cimitero Monumentale di Milano nella Cappella dei Toscanini.
Horowitz sembra qui – più ancora che nel Concerto che poi finalmente comincia ed è bellissimo, e si ascolta dall’inizio alla fine con senso di meraviglia – incarnare pienamente le parole di un libro appena uscito per l’editore Zecchini, «Musica e cervello 2», secondo volume scritto dal neurochirurgo Antonio Montinaro che, come si legge in una recensione di Luisa Sclocchis sul prossimo numero del mensile “Suonare News”, «descrive il potere della musica dinanzi a patologie fra cui dislessia, morbo di Parkinson, Alzheimer, ipertensione arteriosa. “La musica è la signora che placa il dolore, mitiga l’ira, frena l’imprudenza, attenua il desiderio, guarisce il dispiacere, allevia la miseria della povertà, disperde la debolezza e lenisce le pene d’amore”, dai versi di Pontus de Tyard a cui fa riferimento a proposito delle proprietà terapeutiche dell’arte dei suoni».
E’ tutto questo Horowitz in questo film: il tramite ispirato e leggero, quasi umile – come solo un immenso artista al termine di una carriera folgorante e alla soglia della morte può essere – della musica che diventa signora che placa il dolore, mitiga l’ira e disperde la debolezza.
Il Concerto di Mozart, il K 488, un altro dei quattordici capolavori scritti per le “Accademie”, non è altro che un’occasione per godere di musica stupenda. Ne abbiamo già sentiti altri nelle nostre Strategie, e vi consigliamo di acquistare un’integrale discografica per ascoltarli tutti: sono ore e ore di pace, serenità, e piacevolezza melodica che leniscono le ferite. Sin dal primo movimento, il Concerto No. 23 si annuncia come tra i più preziosi e intimisti. Mancano i colori accesi di trombe e timpani, mentre è presente il timbro morbido ed evocativo dei clarinetti, che proprio in quegli anni Mozart scopriva per lasciare gioielli imperdibili come il Quintetto per Clarinetto, e, meno di due mesi prima di morire, il Concerto per clarinetto e orchestra. Scrive il compositore Giacomo Manzoni nella sua “Guida all’ascolto della musica sinfonica” (Feltrinelli): «Si tratta di una composizione che non cede in nulla, per vivacità e freschezza di invenzione, ai più celebri Concerti K 466 e K 491… Mozart raggiunge grandiosi vertici di espressione». Capirete perché l’arte di Horowitz rimane ancora oggi così potente, influente e vibrante.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Piano Concerto No. 23 K 488 – Piano Sonata K 333
Vladimir Horowitz, pianoforte; Orchestra del Teatro alla Scala; Carlo Maria Giulini, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
The complete piano concertos
Murray Perahia, pianoforte; English Chamber Orchestra (Sony Bmg Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
Clarinet Concerto and Clarinet Quintet
Martin Fröst, clarinetto; Amsterdam Sinfonietta; Peter Oundjian, direttore (BIS, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Consolazione - Dolore - Musica - Musicoterapia - Sofferenza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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