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08/04/2014

La meraviglia e l'energia di un incontro (Fryderyk Chopin, Sonata per pianoforte e violoncello Op. 65)




Fryderyk Chopin
Sonata per pianoforte e violoncello Op. 65
Allegro Moderato
Beatrice Berrut, pianoforte; Camille Thomas, violoncello


Due donne, due giovani musiciste dal forte temperamento, Beatrice Berrut e Camille Thomas, due strumenti che sono tra i testimoni più limpidi della letteratura cameristica. Tanta energia vitale: nella trama armonica e nell’esecuzione sulla tastiera del pianoforte e sulle corde del violoncello. E a tratti una densità quasi brahmsiana nella scrittura, anche perché questa pagina, la Sonata per pianoforte e violoncello Op. 65 di Fryderyk Chopin, raramente inclusa nei programmi concertistici, rientra a pieno diritto in quel repertorio con pianoforte che ha avuto ampia diffusione in epoca romantica, prima che appunto Johannes Brahms facesse di queste suggestioni della “hausmusik” uno dei vertici della ricerca stilistica nella musica da camera. Ma qui siamo un po’ prima, nel cuore del Romanticismo: il grande Brahms ha soltanto 12 anni quando Chopin scrive questa Sonata per violoncello e pianoforte. Una delle ultime composizioni del musicista polacco, dedicata all’amico Auguste Franchomme, che i due eseguirono insieme per la prima volta nel 1848, nella Salle Pleyel di Parigi, nei giorni delle insurrezioni più aspre legate ai moti rivoluzionari.
Una Sonata elegante, di generoso afflato lirico, contemporanea ad altri capolavori di Fryderyk Chopin come la Barcarola, i Notturni, le Mazurche. Ma mentre questi ultimi gioielli sono l’espressione più pura dell’inventiva melodica chopiniana per pianoforte solo, con la loro portata anche di impegno civile e politico, e in questo senso autenticamente “romantici”, l’opera 65 è la testimonianza di come il compositore polacco si sia lasciato ispirare anche da strade diverse, da linguaggi strumentali differenti. Nei primi anni a Parigi, dopo avere abbandonato Varsavia, Chopin aveva resistito con caparbietà alle lusinghe di quanti gli chiedevano di scrivere pagine musicalmente più “impegnative”. Rispondeva a tutti con la decisione di consacrarsi al suo strumento: «Mozart abbracciava l’intero dominio della creazione musicale», scrisse a un amico parigino, «ma io ho solamente la tastiera nella mia povera testa. Conosco i miei limiti, e so che diventerei matto se provassi a volare alto senza averne le capacità. Mi spingono al suicidio chiedendomi di scrivere sinfonie e opere, e vogliono che io sia tutt’insieme un Rossini, un Mozart e un Beethoven polacco. Ma io rido dentro di me e so che uno deve partire dalle piccole cose. Sono solo un pianista...».
E infatti il catalogo delle composizioni di Chopin comprende pochissimi lavori che non siano per pianoforte solo, o per pianoforte accompagnato dall’orchestra. La musica da camera consiste di appena cinque numeri d’opera, ma soltanto la Sonata op.65 è stata concepita negli anni maturi, nel periodo di più alta espressività. E nonostante questo, il lavoro di stesura della Sonata per violoncello e pianoforte, forse proprio perché deviava dalla sua naturale indole totalmente dedicata al pianismo solo, costò a Chopin ripensamenti e rifacimenti (ben documentati dai musicologi grazie agli schizzi in partitura arrivati ai giorni nostri), forse per la ricerca del giusto bilanciamento fonico e timbrico tra i due strumenti, in un discorso armonico nel quale la parte pianistica presenta una pienezza e densità che raramente sfiora il violoncello, in una scrittura non priva di passaggi contrappuntistici che non potevano mancare nel DNA compositivo di Chopin, cresciuto alla scuola rigorosa del Clavicembalo ben temperato di Bach. E infatti la Sonata op. 65 è in un certo senso – più che un equilibrato gioco di specchi tra pianoforte e violoncello, come era già stato nelle Sonate di Beethoven e come sarà più compiutamente nelle Sonate di Brahms, dove i due strumenti sono perfettamente alla pari come potenzialità espressive – un omaggio alla forma musicale settecentesca che vede il pianoforte accompagnato da un altro strumento. Chopin, insomma, non rinuncia ad affermare la propria personalità, tanto che nell’Allegro moderato del primo tempo la ricchezza della scrittura e il predominio del pianoforte sono evidenti rispetto alla parte violoncellistica.
Nonostante questo, la performance della francese Camille Thomas, accompagnata dalla pianista Beatrice Berrut, è bella e convincente: il suo suono caldo e il suo vibrato cercano a tutti i costi di prendersi la scena, di imporsi sulla trama pianistica, di emergere in forza delle sonorità nostalgiche del violoncello, malgrado Chopin apra la composizione con il solo pianoforte, per ben sette battute, a differenza per esempio di Brahms che, nella Sonata Op 38 No. 1, attacca subito con il protagonismo del violoncello, dandogli addirittura la precedenza sul primo accordo pianistico.
Queste due musiciste suonano magnificamente. Grande intesa, profondità di pensiero, qualità e ricercatezza del suono, e una forte partecipazione emotiva che trasmette bene l’energia e la ricchezza melodica e armonica di questo primo movimento. Beatrice Berrut e Camille Thomas sono intensamente “cameristiche”. Si aspettano, si rincorrono, si sovrappongono, si rispettano reciprocamente nella sovrapposizione dei ruoli: come al minuto 2:41, quando – dopo una cavalcata del violoncello che Chopin, da rivoluzionario qual era, per alcuni istanti lascia sfumare in sonorità quasi impressionistiche – la pianista Beatrice Berrut ritrova per qualche battuta il prediletto pianismo a solo del compositore polacco, in un fraseggio di puro lirismo che ricorda molto da vicino i Notturni, con una bella frase melodica ripresa in contrappunto dal violoncello e poi proseguita in un acceso e luminoso abbraccio tra i due.
Meno complessi, ma non per questo banali o meno seducenti, gli altri movimenti. Il cuore della sonata è il Largo, almeno dal punto di vista più apertamente ispirato: 27 battute appena di pentagramma, un breve ma lirico intermezzo. Come scrive il musicologo Attilio Bolzan: «Una pausa di intenso calore melodico affidata alle pennellate delicate e crepuscolari del violoncello… scandita dagli ampi arpeggi del pianoforte, il quale riprende e rielabora la melodia iniziale, ampliandola in un fervido dialogo con lo strumento ad arco». Non abbiamo trovato il Largo eseguito dal duo Berrut-Thomas. Ma segnaliamo, per la bellezza della musica, un’incisione storica, in bianco e nero, che invece YouTube propone in tutta la sua intensità, con Gregor Piatigorsky al violoncello e Emanuel Bay al pianoforte. Alla fine del video, Piatigorsky conferma che Chopin adorava il violoncello e che proprio prima di morire gli regalò questo gioiello di Sonata, eseguendola nell’ultimo concerto. Una meraviglia.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Fryderyk Chopin, Cello Sonata Op. 65 – Sergei Rachmaninov, Cello Sonata Op. 19
Paul Tortelier, violoncello; Aldo Ciccolini, pianoforte (Emi Studio)

2) Brahms, Chopin & Franck
Cello Sonatas
Jacqueline Du Prè, violoncello; Daniel Barenboim, pianoforte (Emi Records, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Fryderyk Chopin
Great Recordings of the Century
Piano Concerto No. 1 / Nocturnes / Ballade No. 1 / Polonaise No. 6
Philharmonia Orchestra; Maurizio Pollini, pianoforte; Paul Kletzki, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Energia vitale - Musica da camera - Strumenti musicali

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