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07/10/2014

La melodia che fece danzare Vienna (Ludwig Van Beethoven, Settimino per fiati e archi Op. 20)




Ludwig Van Beethoven
Settimino per fiati e archi Op. 20
I. Adagio. Allegro con brio - II. Adagio cantabile - III. Tempo di Menuetto - IV. Tema. Andante con variazioni - V. Scherzo. Allegro molto e vivace - VI. Andante con moto alla Marcia. Presto
Janine Jansen & Friends


Dedicato a “Sua Maestà Maria Teresa d’Austria”, ecco il Settimino di quel giovane Beethoven che riscosse così tanto successo a Vienna da mettere all’angolo i compositori dell’epoca, con una sfida tutta giocata sulla forma antica della Serenata: tra questi Franz Schubert e il suo Ottetto, commissionato specificatamente per “competere” con il largo trionfo di Beethoven, e con il quale la scorsa puntata abbiamo continuato il mini-ciclo iniziato con le Serenate di Brahms.
Nel Settimino Op. 20 per clarinetto, fagotto, corno, violino, viola, violoncello e contrabbasso – capolavoro di cesello cameristico dei suoi trent’anni – Beethoven infonde un’atmosfera mozartiana di Serenate, Notturni e Divertimenti: insomma, lo stile artistico che arrivava da una Vienna cuore non soltanto dell’impero asburgico, ma anche del “far musica”, in particolare per i fiati (tradizione ancora oggi sentita in Austria, per esempio a Natale, quando le strade si riempiono dei suoni degli ottoni), un tipo di letteratura d’intrattenimento, per il passatempo degli appassionati dilettanti, ovviamente nei circoli nobili della capitale imperiale.
La cifra stilistica di questa ambientazione sociale e musicale è ben evidente nel Settimino che – nonostante oggi sia poco conosciuto al grande pubblico, il quale associa per notorietà il nome di Beethoven ad alcune Sonate per pianoforte o alle Sinfonie (soprattutto la Quinta) – fu l’opera più nota e celebrata del compositore in quel periodo, diciamo nella Vienna tra il 1792 (anno della morte di Mozart) e il 1797. E’ facile coglierne la ragione già dalle prime battute di pentagramma: sembra di piombare in piena atmosfera stilistica delle Cassazioni sulle piazze del XVIII secolo. Facilità melodica, immediatezza cantabile, freschezza del fraseggio che ricorda un po’ la musicalità dell’opera buffa, divertissement senza pretese, spontaneo, fragrante. Diciamo pure, popolare.
Il lavoro riscosse enorme successo, tanto da indurre il musicista a realizzare una trascrizione per clarinetto (o violino), violoncello e pianoforte. E’ lo stesso Beethoven a riconoscerne la popolarità in una lettera all’editore Hoffmeister: «Questo Settimino piace molto». Sicuramente fu apprezzata la suddivisione in sei movimenti, come in tante Serenate e Divertimenti del periodo Classico. E incontrò anche facilmente il gusto dell’epoca per l’andamento concertante. E’ dunque Beethoven un compositore lontano dall’immagine, soprattutto iconografica, di genio infelice, iroso, imbronciato. E’ un artista che, riproponendo i canoni estetici del Settecento imperial-viennese (perché erano quelli, come si dice, che “andavano” allora e non impegnavano il pubblico su strade di maggiore fatica nell’evoluzione del gusto musicale) lascia alla storia una pagina allegra che fa stare allegri, pensata per piacere a tutti i costi, esuberante, facile da assimilare anche per l’immediata spontaneità che si traduce in benessere, lievità, leggerezza, nel senso di assenza di pesantezza esistenziale. Con un taglio volutamente retrò, allo scopo di agguantare quel successo di “cassetta” che, non dimentichiamo, nessun compositore poteva disprezzare (per esempio, il Mozart di tanti Concerti per pianoforte) se voleva assicurarsi sufficienti guadagni per vivere.
Tuttavia, forse proprio per questo, a un certo punto Beethoven cercò di dissociarsi dal suo Settimino. Nonostante gli applausi e i guadagni, lui era già allora autore di partiture di maggiore ambizione strutturale, persino rivoluzionarie per spessore artistico, come le Sonate per violoncello op. 5, capaci di guardare a nuovi orizzonti, e che all’inizio furono accolte con scetticismo per l’eccessiva “modernità”. Insomma, si domandava Beethoven: «Io scrivo cose innovative, e questi mi chiedono solo il Settimino!». A poco a poco cominciò a manifestare una sorta di insofferenza verso una composizione “vendutissima” (con numerose trascrizioni, autorizzate e non), ma così indissolubilmente legata a un’altra epoca. Un distacco che aumentò, come racconta Carl Czerny – musicista, amico e allievo di Beethoven – «sino a non poterlo più sopportare e ad adirarsi del successo che riscuoteva universalmente». E non importavano le indubbie soddisfazioni d’autore che riscuoteva, visto che frammenti tematici della partitura furono ripresi da compositori come gli operisti italiani Bellini e Donizetti, oppure da Richard Wagner in un racconto di gioventù (“Una visita a Beethoven”), nella quale descrive una scena di artisti itineranti che eseguivano il Settimino in ambientazione bucolica.
L’ascolto è estremamente piacevole. Il primo movimento inizia con un “Adagio” che anticipa un “Allegro con brio” dove il violinista propone un tema delizioso ripreso da tutti. L’ “Adagio cantabile” è forse la pagina più profonda del Settimino per la melodia iniziale, anche se l’intero movimento si snoda su un tappeto d’intensa cantabilità. Il “Tempo di Minuetto”, davvero affascinante, è tutto giocato sulla galanteria settecentesca. Il quarto movimento, “Andante”, procede su cinque variazioni, tra inventiva e gioco di timbri. Lo “Scherzo”, con i richiami del corno e le imitazioni degli archi, dipinge una scena di caccia e tanta spensieratezza. Il sesto e ultimo movimento, dopo un breve interludio più cupo, è attraversato da sprazzi di vitalità e dinamismo, con ricami da virtuoso per il violino.
Il segreto del successo di quest’opera è semplice: melodie di sapore popolare, grazia e semplicità delle armonie, ricchezza delle idee musicali. Un mondo, una civiltà e una società ormai decisamente avviati al tramonto, incalzate sul piano culturale dall’irrompere del Romanticismo e del periodo cosiddetto “eroico” di Beethoven, e sul piano storico dalla parabola di quel Napoleone Bonaparte che di lì a poco si sarebbe proclamato Imperatore. A voi, adesso, dopo avere ascoltato l’Ottetto di Franz Schubert, decidere se la sfida, su commissione, del compositore austriaco – prevista per contratto sullo stesso schema della “serenata”, con la stessa successione di movimenti, e con lo stesso organico cameristico, a parte il raddoppio del violino – abbia visto prevalere Schubert sulla “hit” viennese del Settimino beethoveniano.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Ludwig Van Beethoven
Settimino e Sestetto
Wiener Kammerensemble (Denon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Beethoven, Septet & Octet; Schubert, Octet; Mendelssohn, Octet
Melos Ensemble (Emi Records, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Ludwig Van Beethoven
The Cello Sonatas
Mitslav Rostropovich, violoncello; Sviatoslav Richter, pianoforte (Philips, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Melodia - Musica da camera - Serenità - Strumenti musicali

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