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18/05/2010

La malinconia diventa arte (Johannes Brahms, Sinfonia n. 3 in Fa maggiore, op. 90, Terzo movimento "Poco allegretto")




Johannes Brahms
Sinfonia n. 3 in Fa maggiore, op. 90, Terzo movimento "Poco allegretto"
Frankfurt Radio Symphony Orchestra; Philippe Herreweghe, direttore


Lungo il percorso iniziato insieme per tentare di lenire il dolore grazie alle meraviglie della musica, era inevitabile arrivare prima o poi alla forma forse più spettacolare del genere “classico”, cioè la sinfonia. Non è semplice soffermarsi qui, guidarvi all’ascolto: la noia può essere dietro l’angolo. Occorre un orecchio sensibile, aperto all’ascolto di mille sfumature, anche un po’ “testardo”, nel senso di paziente, disposto ad accogliere una massa sonora non subito “comunicativa”, non immediatamente emozionale ed emozionante.
Intanto, immaginando che non tutte le nostre lettrici e i nostri lettori abbiano confidenza con questo linguaggio musicale, ricordiamo, in sintesi, che la “sinfonia” è una composizione scritta per un’orchestra di varie dimensioni, che si articola in più “movimenti” (generalmente quattro) e che dal Settecento al Novecento, da Mozart a Mahler, si è arricchita via via di nuovi strumenti, diventando quindi più corposa, variopinta, più accesa di suoni, timbri e colori.
Ora, poiché questa letteratura è davvero immensa (non tanto nel numero delle sinfonie, quanto negli stimoli musicali), vi domanderete perché iniziamo da Johannes Brahms. Perché proprio da questo «omaccione pesante e barbuto come un patriarca» – scrive il musicologo Massimo Mila in un celebre saggio – che d’inverno se ne stava a Vienna, o in tournée in Germania, a suonare nelle taverne dei porti o a dare concerti, e d’estate, ai primi di giugno, saliva in montagna, si rifugiava sulle Alpi austriache o svizzere, tra albe, tramonti, laghi e foreste, a scrivere nuovi lavori? D’inverno esecutore, d’estate compositore. Così per tutta la vita.
Perché il “Brahms dei ghiacciai” era un uomo che conosceva assai bene il dolore. A cominciare da quello della solitudine, della malinconia, della tristezza. Da quel male di vivere che anticipa intuizioni e inquietudini del primo Novecento (pensiamo soltanto a Freud), che attraversa gran parte della sua esistenza e si percepisce con maggiore intensità nel “prediletto esercizio della musica da camera”, dal quale sono nati capolavori di una bellezza accecante (li ascolteremo presto).
Per capire il senso dell’arte brahmsiana, il suo lirismo intimo, a tratti disperato, ricorriamo ancora al critico Massimo Mila, non sapremmo fare meglio: «Brahms vivrà e morrà celibe, vecchio scapolo indurito, pieno di nostalgie per la dolcezza d’un focolare domestico, di una carezza femminile, trincerato dietro un’artificiosa barriera di maniere prosaiche e grossolane, da uomo che ama i suoi comodi e non si lascia disturbare da complicazioni sentimentali…». E ancora: «La sua è la malinconia del single (diremmo oggi) che sta tappato in casa in pantofole. E al quale altrettanto piace lamentarsi elegiacamente della propria solitudine. Malinconia e benessere nello stesso tempo, sogno a occhi aperti di quel che avrebbe potuto essere e non è. Per propria rinuncia, intimità o comodità domestica... L’attonita tristezza del solitario, dello scapolo in bretelle che osserva la pioggia dalla finestra, sognando le gioie di una felicità che non ha voluto cogliere, per amore di un’irrinunciabile libertà privata».
Ma ogni brano di musica scritta da quest’uomo semplice e onesto, anzi, ogni singola e piccola nota che ha fissato sul pentagramma, è diventata più grande di tutta la sua malinconia. Perché l’ha trascinata sui sentieri di pace della Carinzia e dell’Oberland bernese. È questo che in fondo ha fatto e ci insegna Brahms: non s’è lasciato mai schiacciare dal dolore, ma l’ha portato con sé sulle vette dei suoi ghiacciai, riportandolo poi a noi trasformato dalla bellezza. E se ascoltate con attenzione questo “Poco allegretto”, tratto dalla Sinfonia n. 3, ritroverete nel corno – che riprende e canta il tema dominante – la maestà delle Alpi, il riverbero della neve, “la salda forma dei monti, la loro possente concretezza”.
Però è difficile seguire una sinfonia su disco. Meglio dal vivo, in auditorium, per la potenza e la presenza scenica dell’orchestra, nel suono e nella forza spettacolare. Un ottimo modo di godersi una sinfonia è la televisione, ma anche Internet: oggi, per esempio, con la “Digital Concert Hall” dei Berliner Philharmoniker, si può assistere on line a tutti i concerti di questa leggendaria formazione musicale. Con una regia televisiva in grado di seguire il pentagramma, e che quindi aiuta anche il profano, soprattutto il profano, a seguire la partitura, a capire le connessioni, a riconoscere l’ingresso di uno strumento rispetto al tutto, l’entrata di un primo violino, o di un’intera sezione dell’orchestra, gli archi piuttosto che i legni, e così via.
Anche grazie a queste straordinarie soluzioni tecnologiche, oggi possono arrivare a noi l’infinita malinconia e il genio straordinario di Johannes Brahms.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms: 4 Sinfonie
Wiener Philharmoniker, Direttore Leonard Berstein (Deutsche Grammophon)

2) Johannes Brahms: Sinfonia N. 3 – Robert Schumann:  Sinfonia N. 4
Philharmonia Orchestra, Direttore Guido Cantelli (Emi Music)

3) Johannes Brahms: Sinfonia N. 2 – Alto Rhapsody
Philharmonia Orchestra, Direttore Otto Klemperer (Emi Music)

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Parole chiave:
Bellezza - Dolore - Malinconia - Musica - Nostalgia - Solitudine

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