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17/03/2020

La luce di Strauss sull’angoscia del mondo (Richard Strauss, Sestetto per archi Op. 85)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Richard Strauss
Sestetto per archi Op. 85, Preludio all’opera Capriccio
Quatuor Terpsycordes (Girolamo Bottiglieri, Raya Raytcheva, Blythe Teh Engstroem, François Grin), con Caroline Cohen Adad, viola; Lionel Cottet, violoncello


Abbiamo ancora nella mente i sei Moments Musicaux di Sergej Rachmaninov, il nostro ultimo ascolto. E l’uscita di una selezione discografica del violinista francese Renaud Capuçon ci trattiene nello stesso periodo di vita del compositore russo, ma su piani sonori e linguaggi armonici completamente differenti. Contemporaneo di Rachmaninov – vissuto 70 anni, dal 1873 al 1943 – è infatti il tedesco Richard Strauss, nato appena qualche anno prima, nel 1864 e scomparso pochi anni dopo, nel 1949. Due vite parallele, due giganti delle note, uniti da alcuni tratti comuni: la nascita al tempo degli imperi precedenti la prima guerra mondiale; l’affacciarsi, entrambi giovani compositori, nell’epoca tardo-romantica dominata da Brahms e Mahler; e soprattutto una visione “onnivora” della musica: Rachmaninov compositore ed esecutore egli stesso di proprie e altrui musiche; Richard Strauss compositore e direttore d’orchestra.
Questi i tratti comuni. Da qui derivano, però, due visioni musicali che approdano a conclusioni assai diverse: Rachmaninov muove i primi passi sul tappeto del melodismo di Ciaikovskij, e poi matura il suo linguaggio poetico attraverso il virtuosismo (soprattutto pianistico) colorato dagli stilemi del folclore russo; Strauss passa invece la vita ispirandosi al modello di apollinea classicità mozartiana, poi subisce il fascino di Wagner, ne approfondisce e arricchisce il linguaggio armonico, senza tuttavia mai mettere in crisi, definitivamente, il linguaggio tonale, cioè senza mai arrivare alle conseguenze estreme alle quali giungerà, di lì a poco, Arnold Schönberg con la dodecafonia. Richard Strauss nasce nell’anno in cui va in scena la “prima” del Tristan und Isolde di Wagner. E muore l’anno dopo le Invenzioni per pianoforte di György Ligeti (potete ascoltarne una qui per rendervi conto della distanza da uno Strauss ancora vivente), in un mondo, non solo artistico, cambiato radicalmente, per lui che era il «rappresentante più perfetto della società borghese di fine Ottocento» (Giacomo Manzoni), dopo aver assistito (e resistito) alle tempeste – belliche, umane e musicali, di dissoluzione della tonalità – della prima metà del ventesimo secolo.
Premessa utile per gustarsi appieno la selezione straussiana che il violinista Renaud Capuçon propone sulla piattaforma digitale di Idagio.com, esclusivamente dedicata alla musica classica: la giovanile Sonata per violino Op. 18, Methamorphosen, gli Ultimi quattro Lieder per voce orchestra, e poi un capolavoro immenso che Strauss mette sul pentagramma nel 1941, otto anni prima di morire: il Sestetto per archi Op. 85, una pagina che fa da Preludio alla sua ultima opera lirica, Capriccio, ma puramente strumentale, musica pura, assoluta, saggio di bravura contrappuntistica, con melodie alle quali è impossibile resistere, in un linguaggio armonico denso, avvolgente, che, pur essendo a volte complicato da sonorità cromatiche, rimane “saldo” e perfettamente riconoscibile, addirittura cantabile, se riuscirà a conquistare la vostra sensibilità, donandovi la sensazione di essere sospesi, al sicuro, in una dimensione dove non esiste nulla se non l’arte e la bellezza, che qui davvero, come diceva Dostoevskij, pare salvare il mondo.
Eppure è un Sestetto strumentale ricco di tensioni, anche di angoscia. Fa da Preludio – e mai Preludio è stato così intenso, nonostante non sia orchestrale ma cameristico – all’opera Capriccio, la cui trama non è niente altro che una disputa artistica: che cosa è superiore, la poesia o la musica? Prima la musica e poi le parole, o prima le parole e dopo la musica? Una trama tutta giocato sulla rivalità tra il compositore Flamand e il poeta Olivier, entrambi innamorati della Contessa Madeleine. Prima che la disputa, in pratica un soggetto sulla vita stessa del teatro, si dipani, Richard Strauss piazza questo gioiello che ovviamente nel tempo ha acquisito vita autonoma, nei dischi e nei programmi delle formazioni cameristiche.
Se non avete mai ascoltato il Sestetto iniziale è forse opportuno, per sintonizzarsi sul suo intenso linguaggio armonico, circoscrivere storicamente la nascita di questa pagina. Siamo nell’agosto 1941, e dunque l’opera Capriccio è composta nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. Viene rappresentata a Monaco di Baviera nell’ottobre 1942 sotto la direzione di Clemens Krauss, a cui la partitura è dedicata, alle 19 di sera, per permettere agli spettatori di cercare riparo dalle incursione aeree, che dopo distruggeranno lo stesso teatro, gettando Strauss nell’angoscia più cupa: molta della sua ultima musica, infatti, comprese le Metamorphosen, è un grido disperato, che coincide con gli ultimi anni di vita, su un’umanità sconvolta.
Il Preludio con cui si apre Capriccio è un delicato, persino magico, Sestetto per archi, caratterizzato da impasti timbrici morbidi e delicati. E’ in forma tripartita: si snoda attraverso un Andante con moto, dolce, disteso, anche se crepuscolare, quasi fosse l’immagine del collasso imminente di una civiltà, e dell’Uomo stesso. Ma, quasi all’improvviso, si entra in una nuova dimensione, la sezione centrale: il brano assume un’impronta più energica, la musica diventa febbrile, animata, densamente polifonica; per poi tornare alla sezione iniziale (forma tripartita, appunto), con la rasserenante melodia di apertura, attraverso il quale, scrive la Guida alla Musica da camera a cura di Claudio Bolzan, «il brano sfuma gradatamente in una sorta di meridiana luce ovattata».
Forse la rappresentazione di un’ultima speranza di vincere le forze dell’inquietudine. Il risultato è una radiante luminosità, la sensazione di stare nella melodia, di “abitarla”, esaltata anche dalla disposizione dei sei strumenti nello spazio sonoro - due violini, due violoncelli, due viole - per produrre una sorta di setosa lucentezza che è il marchio della scrittura archi di Richard Strauss, così diversa dal lirismo dei Sestetti brahmsiani, meravigliosi, ma tutti percorsi da una malinconia senza fine.
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Richard Strauss & Johannes Brahms
String Sextets
The Vienna String Sextet (Camerata, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Richard Strauss
Metamorphosen – Tod und Verklärung
Berliner Philahrmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Richard Strauss
Tod und Verklärung – Gli Ultimi 4 Lieder
Gundula Janowitz, soprano; Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Guerra - Musica da camera - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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