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07/02/2017

La gioia di una marcia nuziale, la forza di un capolavoro (Felix Mendelssohn, Sogno di una notte di mezza estate, Op. 61)




Felix Mendelssohn
Sogno di una notte di mezza estate, Op. 61
Budapest Symphony Orchestra; Laszlo Kovacs, direttore


Alzi la mano chi davvero ha ascoltato, almeno una volta, queste note dall’inizio alla fine, nella piena estensione orchestrale della partitura. E’ una musica che ci accompagna da quando siamo bambini, dai primi inviti ai matrimoni di parenti e amici, dunque ascoltata decine di volte praticamente in un’unica occasione: in chiesa, nella trascrizione per organo. E in quei momenti si è fissata per sempre nella mente: la Marcia Nuziale di Mendelssohn, che in simili occasioni non è una musica, ma un orpello, come i fiori, il fotografo, il riso. Fa parte dell’organizzazione. Si ascolta sempre, c’è sempre, anzi, a un certo punto, all’acme dell’evento, è “lei” il matrimonio, un palcoscenico che a volte divide con l’altrettanto celebre gemella wagneriana, tratta dall’opera Lohengrin.
E invece è arte, alta e nobilissima. Ed è soltanto una parte, immortale quanto si vuole, ma pur sempre solo il frammento di un tutto, meraviglioso, tratto dalle musiche di scena di “Sogno di una notte di mezza estate”, a loro volta composte per l’omonima commedia di William Shakespeare. Una iniziale ouverture “a programma”, il gioiello di un Felix Mendelssohn diciassettenne, che si fonde poi mirabilmente al resto delle musiche di scena composte sedici anni dopo, nel 1843, dal Mendelssohn maturo.
Altro che altare e ingresso della sposa: questo è un capolavoro, un sogno dentro il sogno. Ecco perché va ascoltato e conosciuto nella sua interezza. C’è il sogno, drammatico ma anche ironico, messo in parole da Shakespeare nel 1595 nella sua commedia, che racconta come ad Atene fervano i preparativi del matrimonio tra Teseo e Ippolita, regina delle Amazzoni. E dentro c’è il sogno della musica di Felix Mendelssohn, che con la sapienza dei suoi colori orchestrali, perfettamente fusi all’interno della scansione recitativa teatrale, vanno oltre Shakespeare, aprono la mente e gli occhi a un mondo di suoni, di timbri, di carezze musicali: e dunque ascoltare questa composizione nella sua essenza significa immaginare, evadere, ricordare, ma anche vagare con la mente e le proprie emozioni. Lo aveva capito Franz Liszt, che di poemi sinfonici s’intendeva: «Questa musica vibra di frizzante originalità, di armonia ed eufonia, in una fusione organica di elementi eterogenei… Gli accordi dei fiati all’inizio e alla fine sono come palpebre che leggermente si abbassano e poi si rialzano, e fra questo abbassarsi e rialzarsi è inserito un leggiadro mondo di sogno dagli amorosi contrasti».
Se non è musicalmente terapeutico questo. Vi invitiamo, quindi, per una volta, ad avvicinarvi a una versione integrale del lavoro, avulsa dalle immagini mentali che ci portiamo dentro, nella sua esecuzione di “musica pura”, come Mendelssohn l’ha pensata per accompagnare una commedia, quindi uno spettacolo teatrale, gustandola nella sua estensione. Sulla Rete trovate tante versioni: la più classica per organo (anche magnificamente eseguita dall’inizio alla fine e non solo nel “taglio” da corteo matrimoniale), per quartetto, per trio, ce n’è persino una per violoncello solo. Ma solo così, proposta nel suo vestito orchestrale, diventa un approccio squisitamente musicale, non “da circostanza”, che ci permette di assaporare questa marcia per quello che è: non uno strascico dei ricordi o delle nostre esperienze personali in famiglia o con amici, ma la parte (quasi finale) di una composizione complessa, articolata, anche drammaturgicamente, che è e rimane uno dei vertici sinfonici dell’Ottocento.
Il catalogo per orchestra di Mendelssohn, al di fuori delle cinque sinfonie maggiori, non è molto ampio, ma comprende capolavori assoluti. Il “Sogno di una notte di mezza estate” è uno di questi. Che, come ascolterete, ripropone i segni dell’estrema raffinatezza riconosciuta alla musica del compositore nato ad Amburgo, come Brahms, e morto a Lipsia, come Bach; una raffinatezza ricca di sfumature e lirismo, soprattutto cameristico. Ne abbiamo già fatto la conoscenza in questo spazio grazie ai due Trii per pianoforte Op. 49 e Op. 66, e alle 6 Romanze senza parole.
Musicista che, fra l’altro, va ricordato perché è stato lui, a soli 20 anni, nel 1829, a segnare la riscoperta romantica di Johann Sebastian Bach, con l’esecuzione e revisione della Matthäus-Passion, capolavoro sino a quel momento dimenticato. Mettendo su il disco del “Sogno di una notte di mezza estate” il nostro primo e spassionato consiglio – una volta che avrete ascoltato e riascoltato il frammento nuziale che vi portate dentro – è di innamorarvi di tutta la pagina, dall’inizio, dall’Ouverture, Allegro di molto e Tempo primo, perché è una delle musiche più belle che abbiate mai sentito. E vi renderete conto che tutto quello che ascoltate è soltanto una tappa di avvicinamento, una preparazione musicale e sonora all’esplosione della marcia nuziale stessa.
E’ appena uscito, per esempio, un disco della London Symphony Orchestra diretta da Sir John Eliot Gardiner, magnifico, che non è altro che la Suite completa per le musiche di scena, con i testi recitati (in inglese, l’originale è in tedesco, ma sulla Rete trovate molte ottime traduzioni) della parte teatrale-drammatica. Bellissima in questo disco l’Ouverture, sempre comunque di grande fascino, composta come dicevamo da un giovanissimo Mendelssohn come brano orchestrale indipendente, e poi riutilizzato come apertura della serie completa delle musiche di scena, spesso eseguito a sipario ancora chiuso, perché ha la forza, il respiro, la personalità di un primo movimento di Sinfonia, o di un’ouverture operistica.
Due curiosità: alla marcia nuziale tanto famosa segue, nella composizione integrale, una marcia funebre, introdotta mestamente dal fagotto e dal flauto, che sulla scena shakespeariana accompagnava le esequie di Priamo; nell’edizione Deutsche Grammophon, diretta da Seiji Ozawa con la Boston Symphony Orchestra, la voce recitante è niente meno che Judi Dench, grande attrice di teatro britannica e Oscar come attrice non protagonista proprio per il film “Shakespeare in love”.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Felix Mendelssohn
A Midsummer Night’s Dream
Boston Symphony Orchestra; Seiji Ozawa, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e su Google Play Music)

2) Felix Mendelssohn
Piano Trios: Op. 49 & Op. 66
Eugene Istomin, pianoforte; Isaac Stern, violino; Leonard Rose, violoncello (Sony Classical, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

3) Felix Mendelssohn
56 Lieder Ohne Worte
Roberto Prosseda, pianoforte (Decca, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

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Parole chiave:
Bellezza - Gioia di vivere - Musica - Opera lirica / Melodramma / Teatro in musica

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