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28/07/2015

La forza di una tempesta in musica (Jean-Philippe Rameau, Suite d'orchestre "Les Boréades")




Jean-Philippe Rameau
Suite d’orchestre “Les Boréades”
Le Concert des Nations; Jordi Savall, direttore


Nelle scelte di metronomo di Frans Bruggen, nella sua veste di fondatore e direttore dell’Orchestra del 18° Secolo, sono 30 minuti di musica meravigliosa, quella della Suite d’orchestre “Les Boréades”, scritta dal più grande compositore del Settecento francese, Jean-Philippe Rameau, perfettamente contemporaneo di Bach, nato due anni prima del Kantor e sopravvissutogli di quattordici. Quello che ha inciso il flautista olandese in un Cd della Philips registrato nel giugno 1986, con due Suite orchestrali tratte da altrettante “tragédies liriques” di Rameau – “Les Boréades” e “Dardanus” –, è un disco da avere a tutti i costi: pieno di musica, godibilissima e cantabile, di emozioni, di sensazioni, di fantasie e viaggi immaginifici nella natura e nei suoi elementi. Ed è anche un modo per conoscere un repertorio raffinato, normalmente fuori dalle “rotte” proposte dai cartelloni concertistici (festival estivi francesi a parte, che ne sono sempre orgogliosi testimoni). Purtroppo, è una registrazione difficile da trovare, incredibilmente assente nella libreria digitale classica di iTunes. Va dunque fatta una caccia al tesoro nei negozi tradizionali (e specializzati) di dischi. Ne abbiamo però scovata una versione altrettanto affascinante su YouTube: un bel confronto tra specialisti delle prassi esecutive con strumenti originali, quella di Jordi Savall alla guida del suo Concert des Nations.
La fantasia compositiva e il gusto francese per l’intarsio strumentale di Rameau incantano già dalle prime battute dell’Ouverture, in quell’irresistibile impasto tra pulsazioni ritmiche e sfumature timbriche tardo-barocche, primo movimento della Suite d’orchestre ma in realtà introduzione all’opera lirica “Les Boréades”, più precisamente “tragèdie lirique”, come era chiamato all’epoca in Francia il repertorio lirico serio. Ma se volete farvi riempire di grazia e di meraviglia, allora saltate subito al minuto 5:21 e godetevi la pausa di silenzio e di rispetto per l’arte squisita di Rameau con la quale Jordi Savall anticipa l’“Entrée d’Abaris, Polimnie, Les Muses, Zéphirs, Saisons, les Heures e les Arts”, uno dei movimenti strumentali più toccanti della Suite, tra i non rari esempi di come una melodia, non solo, un intero pensiero musicale abbiano una forza che può allargarci il respiro, farci stare bene, sereni, distesi nell’animo e nella mente. Stesso discorso al minuto 15:50: dopo le evoluzioni virtuosistiche dell’ottavino, ecco ancora la melodia che si distende in un carezzevole fraseggio di gusto francese, anche qui cantabilissimo. Quando una musica (soprattutto orchestrale) risulta così pienamente cantabile arriva subito dritta al cuore. Merito di Rameau, certo, ma anche di questa lettura di Savall, sospesa tra perizia certosina nelle sfumature timbriche e una miracolosa capacità di restituire in questo terzo millennio il senso e le sfumature delle sonorità antiche.
L’opera “Les Boréades” non andò mai in scena. Rameau muore il 12 settembre 1764, e la sua ultima “tragédie lyrique” rimane nell’oblio, sino alla sua ripresa, esattamente duecento anni dopo, alla Radio Francese nel 1963, e alla riproposizione da parte di John Eliot Gardiner, a Londra, il 14 aprile 1974. Come spiega lo studioso Filippo Claudio Annunziata nella sua tesi di Laurea magistrale in Musicologia all’Università degli Studi di Milano, intitolata “Una tragédie lyrique nel secolo dei Lumi”, le ragioni per le quali “Les Boréades”, dopo le due prove dell’aprile 1763, una a Parigi e l’altra a Versailles, cadono nell’oblio, e vi restano anche dopo la morte del compositore, restano poco chiare. Le ipotesi sono diverse: «Problemi di natura organizzativa, dovuti anche a varie défaillances nel cast, motivi di natura finanziaria, legati alla difficile fase che la monarchia comincia ad attraversare proprio nel periodo in questione, un possibile sabotaggio del progetto ad opera degli oppositori di Rameau alla corte di Luigi XV, e il contenuto eversivo del libretto, in specie per quanto riguarda la trattazione del tema del potere assoluto e l’aspirazione alla libertà, che sarebbero risultati non graditi all’aristocrazia».
Il 1763, infatti, è un anno cruciale per la Francia: si firma il Trattato di Parigi che pone fine a un lunga guerra durata oltre sette anni. La Francia cede all’Inghilterra gran parte dei possedimenti coloniali e, di fatto, vede ridimensionarsi la propria influenza internazionale, a vantaggio della Corona inglese. Spiega ancora Filippo Claudio Annunziata: «E’ da questo momento che – seppure con le cautele e le inevitabili approssimazioni che le periodizzazioni storiche recano con sé, e senza alcuna necessaria causalità tra gli eventi – può dirsi definitivamente avviato il processo che porterà al declino del prestigio e del potere monarchico in Francia, sino alla Rivoluzione».
Il 1763 è anche l’anno in cui si ritiene sia stata composta “Les Boréades”, quando Rameau è ormai alla soglia degli ottant’anni. In questa Suite d’orchestre, soprattutto nella versione proposta da Frans Bruggen, è anche di grande impatto emotivo la rappresentazione di fenomeni naturali (terremoti, eruzioni vulcaniche, tempeste, temporali, venti), una sorta di “musica a programma” che è un elemento ricorrente nella “tragédie lyrique” sin dai tempi di Jean Baptiste Lully. Una musica strumentale spettacolare, quasi uno show, sottolineata da numerosi “pièces d’action”. Nella versione su disco appunto di Bruggen, con la sua Orchestra del 18° Secolo, troverete un magnifico (e spettacolare) “entr’acte” intitolato “Les Vents”, che descrive la forza con cui il re dei venti, Boreus, fa apparire una tremenda tempesta. La musica, così fortemente descrittiva, «sembra avere un’energia colossale e disumana», scrive Mary Cyr, docente di Musica all’Università di Montreal. «I violini e i flauti s’inerpicano in tumultuosi crescendo, mentre gli archi di registro grave pulsano con note insistenti e ripetute. Una creazione notevole anche per la strumentazione inconsueta all’epoca, in particolare dei fiati: oltre alle nuove possibilità timbriche (intuite da Rameau) offerte da corni e clarinetti all’interno dell’orchestra, anche altri strumenti sono talvolta impiegati in combinazioni nuove e varie».
E tornare ancora una volta al minuto 5:21, accarezzati dalla magia iniziale dell’arciliuto voluto da Savall, ne è un esempio meraviglioso: un frammento di metà Settecento che commuove per musicalità e invenzione, mentre già a Salisburgo un bambino prodigio di 7 anni, di nome Mozart, cominciava a far parlare di sé e ad affacciarsi nelle corti europee. Anche in quella di Luigi XV che stava per dimenticare il vecchio Rameau.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Jean-Philippe Rameau
Les Boréades – Suite; Dardanus – Suite
Orchestra of the 18th Century; Frans Bruggen, direttore (Philips)

2) Jean-Philippe Rameau
Les Indes Galantes
La Chapelle Royale; Philippe Herrewege, direttore (Harmonia Mundi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Le Concert au temps de Louis XV
Le Concert des Nations; Jordi Savall, direttore (Alia Vox, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Emozioni - Musica a programma - Musica antica - Serenità

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