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17/09/2013

La forza di due dolori in un capolavoro (Edward Elgar, dal Concerto per violoncello Op. 85)




Edward Elgar
Concerto per violoncello e orchestra Op. 85
Adagio - Moderato
Danmarks Radio SymfoniOrkestret; Sol Gabetta, violoncello; Stéphane Denève, direttore


Uno strano destino ha allungato la propria ombra su questo Concerto. Nato dalla tristezza profonda del suo creatore, Edward Elgar, e da uno sguardo cupo sugli eventi dell’epoca, è stato reso grande, forse più grande di quello che è, da un’interprete che, più di ogni altro, l’ha cesellato come un gioiello, in una di quelle simbiosi musicali che rimangono “eterne” e spesso ineguagliabili, tanto che il Concerto per violoncello Op. 85 di Elgar è “quello” di Jacqueline Du Pré: non ci sono storie. Ma il destino beffardo sta nel fatto che nessuno ha mai suonato (sinora) questa triste pagina dell’inglese Elgar meglio di questa violoncellista dalla storia ancora più triste, fulminata a 42 anni dalla sclerosi multipla, non prima d’avere sublimato con il proprio talento la sofferenza nascosta in queste note e la sua stessa malattia, vincendola con l’interpretazione che sentirete su disco (da avere assolutamente).
Insomma, accade spesso nell’arte che dolore scacci dolore. Come nel film che vi proporremo domani su questo sito nello spazio della Cultura, "Una fragile armonia", in cui il morbo di Parkinson devasta la vita di un componente di uno storico quartetto, mettendo in crisi tutto e tutti, sulle note, anche qui storicamente tristissime, del Op. 131 di Beethoven. Eppure la malattia non avrà la meglio, non vincerà, non scriverà la parola “fine”.
Jacqueline du Pré, inglese di Oxford, è stata una violoncellista celebre soprattutto per l’interpretazione del concerto elgariano. All’apice della sua carriera, nel 1973, le fu diagnosticata la sclerosi multipla. Abbandonò la scena a 28 anni e continuò a insegnare, ma la malattia se la portò via a 42. Morte che nel mondo della musica è ancora oggi considerata una delle tragedie più grandi.
Il Concerto per violoncello in mi minore op. 85 di Edward Elgar si adattava alla perfezione alla musicalità della Du Pré, come un vestito su misura. Colpito dalle sofferenze provocate dalla prima guerra mondiale, il musicista britannico rimase parecchi mesi privo di lampi creativi. Era un gentleman inglese dell’età vittoriana, figlio di un commerciante di articoli musicali. Considerava la musica un semplice mezzo per esprimere le emozioni, come il pittore con i colori della tavolozza. All’inizio del XX secolo annotava: «La musica è scritta sulle nuvole del cielo, è nell’aria tutt’attorno a noi, basta stendere la mano e prenderne quanta se ne vuole». Questo suo animo semplice fu travolto dalla brutalità della Grande Guerra, dalle notizie delle crudeltà a ridosso delle trincee, e dai cambiamenti che ne seguirono.
Che cosa poteva fare un compositore davanti a una tale disposizione d’animo? Tutto il dolore nascosto in questa domanda si riversa nel suo ultimo grande lavoro, il Concerto per violoncello e orchestra, scritto tra il 1918 e il 1919, alla fine della guerra: e nonostante la fine del conflitto, Elgar dopo non compose praticamente più nulla. Alla crisi interiore dovuta alla riflessione sullo spettacolo devastante dell’Europa, nel 1920 si aggiunse la perdita della moglie. Il Concerto per violoncello “racconta” tutto questo. Ma l’arte di Jacqueline Du Pré ha impedito che rimanesse soltanto la fotografia di una tristezza impressionata sul pentagramma, rivestendola di una nobiltà che forse è possibile solo quando due dolori vibrano per empatia e dunque si sciolgono in un abbraccio.
Il Concerto è diventato un caposaldo del repertorio per violoncello e orchestra, ancora oggi molto popolare. Il primo movimento, Adagio - Moderato, inizia con un drammatico recitativo del violoncello solo, che porta l’indicazione cara a Elgar, “nobilmente”. Il secondo movimento, Lento - Allegro molto, è introdotto da un’intensa cadenza del solista, che costituisce anche un ponte col tempo precedente, a cui è collegato senza soluzione di continuità. Ma il centro tragico dell’opera è l’Adagio, quasi concepito per presagire la morte della moglie del compositore, a distanza di appena un anno: inizia e finisce, infatti, con una melodia molto lirica, un tema che attraversa tutta l’esecuzione, regalando suggestioni di amore e di nostalgia. La fine del terzo tempo si unisce direttamente con l’inizio del quarto e ultimo movimento (Allegro - Moderato - Allegro, ma non troppo - Poco più lento - Adagio); una scrittura nobile, ma con squarci minacciosi, che comunicano sensazioni di forte instabilità: forse la Grande Guerra, la tensione per il conflitto che ha dominato le emozioni di Elgar. E verso la fine irrompe di nuovo il magnifico tema del primo tempo.
E’ una partitura, tecnicamente, molto impegnativa, che richiede al solista un virtuosismo esasperato. Le sue profondità armoniche ed emotive hanno trovato in Jacqueline du Pré il perfetto scandaglio musicale e spirituale. La sua è certamente la versione discografica di riferimento, in particolare quella registrata insieme con il direttore britannico Sir John Barbirolli, sul podio della London Symphony Orchestra, in un disco EMI del 1965. Tanto che dopo l’ascolto di questa lettura, Mstislav Rostropovich decise di non eseguire più il concerto: come confidò lui stesso, dopo l’esecuzione della Du Pré nessun interprete avrebbe potuto aggiungere altro. Ogni tanto accade questo “miracolo”, questo estremo senso di rispetto: è successo, per esempio, anche con El cant des Ocels, un’antica composizione catalana, di Pablo Casals.
Purtroppo non esistono versioni YouTube dal vivo del Concerto di Elgar eseguito da Jacqueline Du Pré con Sir Barbirolli, anche se è disponibile (a questo indirizzo) il primo movimento suonato dalla Du Pré con il marito, il pianista e direttore d’orchestra Daniel Baremboin. Ma non è la stessa cosa. E’ indispensabile procurarsi il Cd della EMI, oppure scaricarlo da una piattaforma digitale. Vi proponiamo in video, tuttavia, un’artista giovane, argentina, di Cordoba: la violoncellista Sol Gabetta. La sua è un’interpretazione intensa, dove il violoncello è sempre protagonista, e dove la giovane e talentuosa sudamericana (quanta lontananza dall’humus culturale in cui è maturata questa partitura) lascia emergere musicalità, espressività e tecnica fuori dal comune, unite a un timbro pieno e rotondo. Sol Gabetta suona un violoncello di Giovanni Battista Guadagnini del 1759.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Edward Elgar
Cello Concerto
Jacqueline Du Pré, violoncello; London Symphony Orchestra; Sir John Barbirolli, direttore (EMI, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Edward Elgar, Cello Concerto – Joseph Haydn, Cello Concerto No. 1 – Saint-Saens No. 1, Cello Concerto
Mtislav Rostropovich, violoncello; London Symphony Orchestra; Gennadi Rozhdestvensky, direttore (BBC Legends, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) El cant del Ocells
Pablo Casals, violoncello (Roots, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Dolore - Guerra - Interpretazione musicale - Musica

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