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22/03/2011

La forza contagiosa delle donne (Maurizio Cazzati, XVII sec., Ciaccona)




Maurizio Cazzati (XVII secolo)
Ciaccona
L’Arpeggiata
Christina Pluhar, direttore


Un sito dedicato alle donne, e alla cura del dolore nella donna, non poteva non proporvi questo video. Perché qui le donne stanno al centro di ogni cosa e comunicano l’essenza stessa di questa musica: la sua interpretazione, il tempo, il ritmo, le dinamiche, i pianissimi e gli altissimi. Le donne qui fanno tutto. E il compositore, Maurizio Cazzati, musicista soprattutto alla corte di Mantova a metà Seicento, quasi non esiste: c’è perché la partitura è sua, l’ha scritta lui. Firma questa meraviglia sonora come una carta d’identità storica. Null’altro. E gli altri musicisti, maschi, seguono il compositore in un distacco che non sfiora neppure la forza esplosiva ma gentile dell’arte femminile. Sono lì, suonano. Stanno sulla scena come comparse: appaiono, senza essere mai veramente protagonisti, su un palcoscenico dominato dalle donne.
Guardatele, entrano subito dopo l’attacco ostinato dei liuti. Tecnica e bravura a parte, sono padrone della partitura nel dominio della scena strumentale. Non solo: il gioco degli sguardi, delle intese femminili, sottintendono quasi una confidenza musicale con il compositore, come se avesse scritto quella pagina per loro, lasciando ai colleghi uomini un ruolo da gregari, da portatori di acqua musicale. È una bellezza, questa, che passa dalla sensibilità di tocco e di fraseggio con la quale i due violini dialogano, in leggerezza estrema, dalla sordina all’espressività piena. Sensibilità del tutto femminile, comunicata da sorrisi convinti (e complici) per la gioia di fare musica insieme, come le donne sanno fare quando sono davvero felici.
Ogni tanto ci si ricorda che esistono anche gli uomini su questa Terra. Il violoncellista irrompe con una scrittura virtuosistica e una “mano” sinistra portentosa. Però è una maschera dal viso quasi inespressivo, appena venato dalla difficoltà dell'esecuzione. Ed è un attimo. Poi tornano a splendere loro: donne alla viola da gamba, al cembalo, agli archi, alle percussioni. Cenni d'intesa, scambi di sguardi, occhi che comunicano più delle parole. E una diffusa sensazione che il benessere e l'energia questa volta dipendano più da loro, dal loro universo, che dalla musica stessa.
Per quanto riguarda il compositore, Maurizio Cazzati – certo un “minore” del periodo Barocco, ingiustamente dimenticato e non sufficientemente proposto nei programmi delle stagioni concertistiche, perché ha una potenza strumentale assai apprezzata all’epoca – le notizie non sono generose. È ancora lungo il lavoro che spetta ai musicologi. Si sa che pubblicò, in una stamperia di proprietà (era anche un discreto uomo d’affari, come lo fu il grande Haendel a Londra, che morì miliardario), 66 opere tra musiche vocali e strumentali, dove secondo gli studiosi rivela influenze dettata dallo stile di Girolamo Frescobaldi e di Claudio Monteverdi, suoi perfetti contemporanei, decisamente più “grandi” di lui.
Nonostante oggi sia del tutto sottovalutato, diciamo pure ignorato, Cazzati è stato autore produttivo, capace di lasciare sul pentagramma musica di ogni tipo e forma: sonate, mottetti, canzoni, balletti, galiarde, fantasie, salmi, messe, oratori. Un suo “Capriccio sopra sette note”, composto nel 1659, in pratica un’altra ciaccona come quella di questo video (la ciaccona era un tipo particolare di danza, di origine spagnola), è un brano dalle proporzioni inconsuete, in cui la ripetitività della formula, il fraseggio quasi ostinato, ben riscontrabile anche nel brano che proponiamo da YouTube, non sciupa la freschezza e la fluidità dell'invenzione melodica e delle trame strumentali.
In questa specifica Ciaccona, il tessuto contrappuntistico e armonico è ben ricamato dall’ensemble L’Arpeggiata, del quale, se vi innamorerete (come crediamo) di questa esecuzione, esiste un vero e proprio tesoro “video” sul web, ma anche una produzione discografica di prim’ordine che ha indagato in profondità il repertorio del Cinquecento e del Seicento: soprattutto quella letteratura più “popolare” che, nel periodo rinascimentale e barocco, è fiorita sterminata, rigogliosa e ricca di melodie all’ombra dei geni assoluti della musica colta vocale e strumentale, forse in modo un po’ manieristico, ma lasciando un posto (piccolo) nei libri di storia a decine di “minori” come Cazzati. E che oggi, a distanza di 300-400, anni ci restituisce una fragranza alla quale è difficile resistere.
L’Arpeggiata insegue e ripropone queste partiture perse nei secoli, a volte appese a una notazione approssimativa, o lasciate alla capacità di “improvvisare” sulla base delle prassi esecutive dell’epoca. Con largo impiego di una strumentazione inesistente nell’orchestra come la conosciamo oggi, fatta di liuti, arciliuti, tiorbe, chitarroni, viole da gamba: capaci di farci immaginare il suono – meglio, le sonorità – che si ascoltavano alla corte dei Gonzaga o degli Estensi, dove Maurizio Cazzati, anche celebre organista, era applauditissimo.
In particolare quello che fa l’Arpeggiata, fondata dall’arpista di origini austriache Christina Pluhar (nel video con i capelli rossi, all’arciliuto), è di esplorare lo stretto legame tra il repertorio barocco e la musica tradizionale del mondo latino, basata su ritmo solare e corposità strumentale, anche nelle caratteristiche forme della Tarantella, della Follia, del Canario o della Ciaccona stessa. Per esempio, in un disco recente dedicato alla Via Crucis (Emi Records), l’attenzione di questo ensemble di musica antica è rivolta alla presenza del sentimento religioso in tutto il bacino dell’Europa meridionale e nella cultura trasversale del Mediterraneo.
Forse è stato proprio Cazzati, secondo alcune ricerche musicologiche, a comporre per primo una ciaccona, derivandola da qualche ritmo spagnolo arrivato in Italia su una nave, o grazie a musicisti nomadi, di taverna in taverna. Ciò che rimane oggi è la forza di un ritmo sorretto dal dialogo dei due violini principali e da atmosfere di suggestione antica. Anche se l’impianto, in questa specifica versione, è frutto della sensibilità di Christina Pluhar, non essendo rigorosamente scritta e prevista dai compositori dell’epoca una disposizione strumentale precisa e “obbligata”.
È semplicemente magica questa interpretazione per la forza dei musicisti, come abbiamo già scritto, qui soprattutto donne. Il valore aggiunto è la qualità dell’esecuzione, in primo luogo della ritmica: i detrattori della musica colta spesso attaccano la “classica” sostenendo che non ha ritmo, che è spenta, vecchia, che non è “rock”. Ebbene, qui tutto è sostenuto dal ritmo: incalzante, travolgente. Potremmo dire anche contagioso, al punto che se esiste la possibilità di essere coinvolti anche fisicamente dalle note, questo è certo un esempio di sana “verve” artistica in diretta dal cuore del Seicento. Si gode della freschezza musicale, si dimenticano guai e sofferenze, quasi si danza sulle note della Ciaccona. Si è molto “rock”, in barba ai nostri detrattori.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Maurizio Cazzati
All’improvviso – Ciaccone, Bergamasche, & un po’ di Follie…
L’Arpeggiata; Christina Pluhar, direttore (Alpha, disponibile anche su iTunes)

2) Via Crucis
L’Arpeggiata; Christina Pluhar, direttore (Emi Records, disponibile anche su iTunes)

3) Villancicos y Danzas Criollas 1550-1750
La Capella Reial de Catalunya, Hesperion XXI; Jordi Savall, direttore (AliaVox, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Forme musicali - Interpretazione musicale - Musica - Ritmo - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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