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15/05/2012

La forza che viene dalle steppe (S. Rachmaninov, dal Concerto per pianoforte N. 2 Op. 18)




Sergei Rachmaninov
Concerto per pianoforte N. 2 Op. 18
Moderato-Allegro
Giuseppe Andaloro, pianoforte; Singapore Symphony Orchestra; Vladimir Ashkenazy, direttore


Tredici minuti di musica forte e decisa, come un abbraccio sincero. Tredici minuti di trascinante bellezza che spazzano via le nostre tristezze più buie e per lunghi e luminosi attimi – che vorremmo non finissero mai, anche se sappiamo che poi arriva la calma serena dell’Adagio sostenuto – ci regalano emozioni vere, l’energia e la tempra delle suggestioni russe, e l’abbandono sulle steppe sconfinate dell’immaginazione: che è come lasciarsi andare a una fuga momentanea, ma benefica, rigenerante, da noi stessi.
È questa la sensazione che ci scuote al primo ascolto del Moderato-Allegro tratto dal Concerto No. 2 per pianoforte e orchestra Op. 18 di Sergei Rachmaninov. Ma l’emozione è più intensa per come abbiamo scoperto l’esecuzione che vi proponiamo questa settimana. L’upload, caricato su YouTube pochi giorni fa, corre da un capo all’altro dei social network e rimbalza sui profili dei nostri “amici” melomani, musicisti o semplici appassionati: Giuseppe Andaloro, orgoglio del giovane pianismo italiano e della terra di Sicilia, il 4 novembre dell’anno scorso, all’Esplanade Concert Hall di Singapore, ha suonato questa pagina del russo Rachmaninov accompagnato da un altro mito, Vladimir Ashkenazy, anche lui russo, specialista di questi Concerti. Quindi con l’orgoglio doppio di essere stato scelto da un maestro celeberrimo per interpretare un compositore che fu egli stesso pianista formidabile e solista osannato in lunghe tournée americane all’inizio del Novecento. Su Facebook in pochi minuti si rincorrono i commenti: «Il suo respiro è degno di un cuore che pompa sangue con un’orchestra meravigliosa. Che grande sogno ci regali Giuseppe, grazie Maestro».
Ascoltate la fisicità sonora del pianista italiano, in una pagina che trabocca, sin dall’attacco orchestrale successivo agli accordi pianistici in un tumultuoso “crescendo”, di un pathos tipicamente russo, di un lirismo che sembra trasportarci sulle distese infinite delle steppe. Un consiglio: per una volta mettete le cuffie e spalancate il volume. Quando l’orchestra di Ashkenazy entra e sfuma negli ultimi accenti pianistici di Andaloro, sentite la linfa che sale, dimenticate ogni cosa, stanchezza, tristezza, debolezza, malinconia, dolore, solitudine, oppressione. Perché in quella frase melodica che incalza, la musica è più forte di noi, e così è sempre e comunque il destino dell’arte.
Rachmaninov ha scritto quattro Concerti per pianoforte. Questo che ascoltiamo è il Secondo, una delle prime composizioni mature del musicista, anzi, una delle più riuscite, certamente il più popolare ed eseguito. Del compositore russo avevamo già proposto il Terzo Concerto per pianoforte, conosciuto come Rach3, che si è imposto nella storia della discografia nell’interpretazione di Vladimir Horowitz e per il carattere virtuosistico. E come il Terzo, anche il Secondo sfodera un dialogo serrato tra pianoforte e orchestra, accompagnando l’ascoltatore su terreni di forte coinvolgimento emotivo, che smorza le tensioni e mette in circolo adrenalina sonora, vitalità, passione, tenacia nell’affrontare le avversità. D’altronde, l’Op. 18 N. 2 fu dedicata espressamente al medico psichiatra Nikolaj Dahl grazie al quale, come abbiamo già ricordato, Rachmaninov uscì dalla depressione e riacquistò fiducia nella propria espressività.
Presentato a Mosca il 9 novembre 1901 con l’autore al pianoforte e Alexandr Ziloti sul podio, e presentato in seguito a Londra e nella celebre Gewandhaus di Lipsia, entrando a far parte del repertorio dei più acclamati pianisti (in questo senso l’interpretazione di Giuseppe Andaloro sotto la direzione di Ashkenazy è più di un debutto, è una consacrazione, un invito nell’olimpo del pianismo russo), il Concerto tiene in tensione e “stacca” tempi decisi sin dalle prime battute. Impossibile resistere alla progressione creata da Rachmaninov, al cuore che ci ha messo nel dipingere la sua terra, nel forgiare emozioni e nostalgie per gli stilemi russi, e nella gioia di tornare a una creatività piena dopo la malattia. All’inizio del Moderato, prima il pianoforte e poi l’orchestra riempiono di meraviglia melodica e intensità sonora. Analizzando la partitura, scrive il musicologo Terenzio Sacchi, «dopo un’introduzione di accordi a piene mani, compare il primo tema. Sugli arpeggi del pianoforte il tema è affidato prima a violini e viole raddoppiati dal clarinetto, poi ai violoncelli e infine a tutti gli archi con l’accompagnamento dei fiati. Una frase della viola introduce il secondo tema esposto dal solista al quale si affiancano archi, clarinetto e fagotto. E direttamente dal secondo tema sgorga una terza idea…».
In questa esposizione del Secondo Concerto, e per tutto il primo movimento, si assiste a una scrittura solistica brillante, ricca di lirismo. Il pianoforte ha un ruolo prevalente rispetto all’orchestra, che accompagna e contrappone un gioco di luci e di raffinate sonorità. Lo stesso Rachmaninov, in un’intervista rilasciata del 1923 alla rivista americana “The Etude”, confermò la convinzione che i pezzi scritti per pianoforte dovessero «scorrere con facilità e naturalezza sotto le dita, così come avviene per i concerti di Čajkovskij».
Al Moderato-Allegro segue un secondo discorso più disteso: l’Adagio sostenuto è una pagina di suggestione melodica, con un imprinting romantico che sembra trasportarci come una macchina del tempo nelle atmosfere del pianoforte di Chopin o di Schumann (il Concerto Op. 54 in la minore di quest’ultimo è assai vicino espressivamente a questo secondo movimento del compositore russo).
E qui ci piace sottolineare, con “vis” volutamente polemica, che l’Adagio del Concerto No. 2 di Rachmaninov è e sarà sempre ricordato per il saccheggio che ne ha fatto una delle più celebri melodie pop del cantante statunitense Eric Carmen, All by myself, scritta nel 1975. E solo con un eufemismo si può dire che abbia preso “in prestito” a piene mani l’Adagio. Per ampie frasi melodiche le note sono proprio le stesse del secondo movimento del Concerto Op. 18. All’epoca Eric Carmen si difese affermando che considerava quella musica di pubblico dominio. Salvo poi, per evitare noie legali, trovare un accordo commerciale con gli eredi del compositore russo a Mosca. Andate su YouTube all’indirizzo sotto indicato: canta Eric Carmen, ma la musica è di Sergei Rachmaninov. Scritta 74 anni prima.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Sergei Rachmaninov Concerto per pianoforte N. 2; 6 Ètudes-Tableaux Evgeny Kissin, pianoforte; London Symphony Orchestra; Valery Gergiev, direttore (BMG Entertaiment, disponibile anche su iTunes)

2) Sergei Rachmaninov
Concerto per pianoforte N. 2; Rhapsody on a Theme of Paganini
Andrei Gavrilov, pianoforte; The Philadelphia Orchestra; Riccardo Muti, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

3) Sergei Rachmaninov Piano Concertos 1-4 Vladimir Ashkenazy; London Symphony Orchestra; André Previn, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Bellezza - Melodia - Passione - Scuole musicali nazionali - Serenità

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