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29/05/2018

La felicità di Corelli diventa nostra (François Couperin, Le Parnasse ou l'Apothéose de Corelli)




François Couperin
Le Parnasse ou l’Apothéose de Corelli
Gravement et Gayement
Henk Rubingh, Jae-Won Lee, violini; Johan van Iersel, violocello; Patricia Robaina, clavicembalo


E’ a questa dolcezza iniziale, alla lentezza del Gravement, possibile colonna sonora degli stati d’animo più malinconici, e all’allegria contagiosa, perfettamente in equilibrio tra spontaneità e misura, del successivo Gayement, più aderente ai nostri giorni felici, che forse Claude Debussy s’è ispirato nelle ultime composizioni cameristiche, come abbiamo visto nella scorsa puntata, con il suo omaggio devoto ai clavicembalisti francesi del XVIII secolo, Couperin e Rameau, «che ancora custodiscono il segreto di una grazia profonda».
Proviamo allora anche noi a fare un salto indietro, al Settecento, e riascoltiamo queste musiche invocate da Debussy per la perfezione e finezza. E lo facciamo con una delle pagine più celebri dell’epoca, “Le Parnasse ou l’Apothéose de Corelli”, molto più di un omaggio di François Couperin al compositore italiano: una grandiosa Sonata a tre in sette parti, ognuna delle quali descrive in modo allegorico l’accoglimento di Arcangelo Corelli tra le Muse del Parnaso, al cospetto del dio Apollo. In questo video, girato all’International Bach Festival in Olanda, ascoltiamo le prime due parti, “Gravement” e “Gayement”, ma il nostro consiglio è di non perdervi per nulla al mondo l’opera integrale in uno storico cd Astrée inciso dall’Hesperion XX di Jordi Savall, con la collaborazione di maestri come Ton Koopman e Hopkinson Smith.
Il video che abbiamo scelto questa settimana è interessante, e insieme sconcertante, anche per un altro verso: le riprese sono state fatte in una sede olandese con larghe finestre affacciate sulla città. Si vedono edifici moderni, una metropolitana che passa, un porto e le auto che sfrecciano sulla tangenziale. E la telecamera che si sofferma sugli archi, due violini e un violoncello, e soprattutto su un clavicembalo antico finemente decorato. La musica è del 1724. Fuori dalla stanza la contemporaneità, la civiltà della tecnica e delle macchine, un forte contrasto in cui si percepisce, nettamente, quanto questa pagina barocca, e in generale l’arte dei suoni, sia in grado di rallentare i tempi e gli spazi, di riportarci a una lentezza e a un’eleganza di gesti e pensieri che non può che calmare le tensioni, farci ritrovare la misura delle cose, aiutarci a riflettere (come suggeriva anche Debussy) su quanto preziosa e rigenerante possa ancora essere l’arte del passato. Insomma, questa pagina di Couperin sembra capace di “guarirci” da quella iperbole tecnologica che vediamo scorrere fuori e che spesso disturba la nostra vita.
Godiamoci dunque la musica di François Couperin Le Grand, caduta nell’oblio dopo la morte del compositore, nel 1733, riscoperta e valorizzata nel Novecento anche da altri compositori: Stravinskij, Strauss, Ravel, Bartòk. Nato in una famiglia di musicisti e destinato, ancora adolescente, alla musica da chiesa, Couperin rivela presto una personalità assai più intima del suono maestoso dell’organo: «Preferisco ciò che mi commuove», scrive sui banchi di scuola. Non lo entusiasmano neppure i palcoscenici dell’Opera, della tragédie-lyrique. Compone una sola pagina in ambito religioso, però è un capolavoro: “Lessons de tenebre”. La sua musicalità trova piena affermazione solo a Versailles, a 25 anni, come precettore musicale di corte, alla tastiera del cembalo, e dopo la morte del Re Sole, nel 1715, nella composizione clavicembalistica e cameristica.
“Le Parnasse ou l’Apotéose de Corelli” fa parte dei “Goüts réünis”, cioè i Gusti riuniti, una sua raccolta di dieci composizioni strumentali stampata nel 1724. Ma perché “réünis”? Perché Couperin prova sin dall’inizio un’attrazione irresistibile per la musica italiana. E’ innamorato pazzo di Arcangelo Corelli – tra i più grandi compositori del periodo barocco per lo sviluppo della musica strumentale e del Concerto grosso, morto vent’anni prima di lui. Agli occhi dei suoi contemporanei, Couperin è "l’appassionato servitore dell’Italien", ovvero di Corelli. Non rinnegherà mai questa corrispondenza di musicali sensi. Tuttavia, la sua grandezza, nella maturità, sta nella sintesi che lui chiama appunto i Goüts réünis, un lavoro compositivo che impegna spasmodicamente Couperin nel raggiungere un equilibrio espressivo: alla ricchezza e inventiva melodica, alla fantasia che l’Italia gli ha insegnato, unisce la delicatezza e la fragilità delle forme e il gusto innato per la danza, che caratterizzano di più la musica francese.
L’Apothéose de Corelli è dunque una Sonata “à l’italienne”, la più incisiva che abbia scritto François Couperin. Una pagina armoniosa e generosa nella pienezza strumentale. Ogni movimento ha un titolo, ma non è un commento “a programma”, bensì la devozione di un musicista che diventa “musica pura”. Per esempio il primo, Gravement, riporta la dizione “Corelli au piéd du Parnasse prie les Muses de le recevoir parmi elles” (Corelli ai piedi del Parnaso prega le Muse di accoglierlo tra di esse), che in quasi tutti i concerti, dal vivo e su disco, è annunciato da una voce recitante per tenere fede alla partitura originale. E in questo modo Couperin dimostra tutta la propria ammirazione per il collega italiano. Qui la musica è una melodia grave, espressa in un lungo e calmo fraseggio, un unico respiro, armonie elusive, sonorità sensuali e deliziose.
Mentre il secondo movimento, Gayement, ha come titolo recitato “Corelli, charmé de la bonne réception qu’on lui fait au Parnasse, en marque sa joye” (Corelli, commosso dalla buona accoglienza a lui riservata nel Parnaso, mostra la sua gioia). E noi, all’attacco della seconda parte, la avvertiamo questa gioia, ci investe con una cascata di “crome” violinistiche, ed è come se anche noi salissimo tra le Muse del Parnaso con Arcangelo Corelli, la cui felicità viene espressa in un magnifico stile fugato, sviluppato a lungo e con passione. Felicità e gaiezza che rapiscono e sono contagiose.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) François Couperin
Les Apothéoses
Monica Hugget e Chiara Bianchini, violini; Jordi Savall, viola da gamba; Ton Koopan, clavicembalo; Hopkinson Smith, tiorba; Bernard Hervé, voce recitante; Hesperion XX (Astrée, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Les menus plaisirs de Louis XVI
De Paris à Versailles – François Couperin e Autori vari
Les Arts Florissants (Harmonia Mundi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Arcangelo Corelli
12 Concerti grossi Op. 6
The English Concert, Trevor Pinnok (Archiv Produktion, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Gioia di vivere - Melodia - Mitologia - Musica antica

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