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10/07/2018

La colonna sonora di un destino implacabile (Ludwig Van Beethoven, Sinfonia No. 5 Op. 67)




Ludwig Van Beethoven
Sinfonia No. 5 Op. 67
Andante con moto
Deutsche Kammerphilharmonie Bremen; Paavo Järvi, direttore


«La musica, si dice sempre, dovrebbe aiutarci a non essere soli con i nostri guai, o con il nostro disordine. Insomma a tenerci compagnia, ma senza annoiarci o prenderci per la giacca, o addirittura rapirci troppo in alto, come l’aquila di Giove con Ganimede. Ma non tutti i capolavori ne sono capaci: un caso del genere è quello della quinta sinfonia di Beethoven, che a sentirla bene è come mettersi un leone in casa, tanta è la violenza con cui ci sommerge, la tensione continua che ci impone nel suo corso travolgente».
Questa descrizione del musicologo torinese Giorgio Pestelli ci introduce al nostro nuovo ascolto, offrendoci subito alcune coordinate preziose per chi, per esempio tante lettrici di questo sito, frequenta la musica allo scopo di trarne un giovamento, come se le note fossero un balsamo, e lo sono davvero: lo dimostrano le pagine meravigliose che abbiamo sentito in questi anni e ci hanno dato conforto.
Pestelli ci parla di “violenza”, di “tensione”, di fluire “travolgente”, e sono le caratteristiche delle pagine più “titaniche” di Ludwig Van Beethoven, che appunto ci travolgono, ma positivamente, cioè ci scuotono, ci trascinano, ci fanno uscire dal torpore dei nostri giorni, soprattutto quando si soffre e si prova dolore, mettendoci davanti, attraverso la potenza di un fraseggio orchestrale, o la dolcezza di un disegno melodico, all’uomo che s’impone, che trionfa sulle tragedie.
Beethoven era (anche) questo. E il compositore apprezzato nel nostro ultimo ascolto, Dmitrij Šostakovič, non poteva non avere come punto di riferimento il genio di Bonn. Perché anche se lo abbiamo proposto attraverso le note più tenui e gioiose del Concerto per pianoforte dedicato al figlio Maxim, in realtà il compositore russo è entrato nella storia della musica soprattutto come sinfonista di ampie proporzioni, la sua forma di espressione prediletta, maestosa, monumentale, autore di pagine, tipo la Settima, detta anche “Leningrado”, in un certo senso epiche per come hanno raccontato la resistenza sovietica all’assedio nazista. E infatti molte composizioni di Šostakovič sono ricche di rimandi e omaggi alle pagine beethoveniane. Nel Concerto per pianoforte e tromba del musicista russo, per esempio, si sentono echi della Sinfonia No. 3 beethoveniana, l’Eroica, oltre a melodie tratte dalla Sonata per pianoforte l’Appassionata; oppure può essere rintracciato un parallelo tra un capolavoro di Beethoven, il Quartetto in la minore op. 132 (che abbiamo già ascoltato), intriso di spiritualità e contemplazione della vita, di profondità religiosa e filosofica, con il Quartetto No. 8 di Šostakovič, ugualmente introspettivo seppure in chiave tragica, dedicato “alle vittime dei fascismi e della guerra”.
Due titani a confronto, insomma. E questo parallelismo, soprattutto sinfonico-orchestrale, fatto di possenti affreschi sonori, ci permette di tornare, dopo più di un anno, alla musica di Beethoven, soffermandoci questa volta sulla Sinfonia più celebre, la Quinta. La Nona, con l’Inno alla Gioia, è la più profonda e alta: ma la Quinta è senza dubbio la più conosciuta, forse è il pezzo di classica più universalmente noto ai non appassionati di musica colta, insieme con l’attacco della Sinfonia No. 40 in sol minore di Mozart.
Un ritorno alla musica del compositore tedesco, nato a Bonn nel 1770, e morto a Vienna nel 1827, suggerito anche dalla lettura del libro di Giorgio Pestelli – Il genio di Beethoven, viaggio attraverso le nove Sinfonie (Donzelli Editore) – dal quale abbiamo tratto l’inciso iniziale, che vi consigliamo per la sapienza divulgativa alla portata anche dei non musicisti. Scopriamo che la prima esecuzione avvenne circa un anno dopo il completamento, in una di quelle “Accademie” durante le quali i compositori presentavano al pubblico le ultime creazioni, quattro ore ininterrotte di musica, Beethoven stesso alla tastiera anche per il Quarto Concerto, nonostante le cronache raccontino di un’esecuzione non all’altezza, tale da far perdere la pazienza al compositore, insieme direttore, pianista, organizzatore, impresario.
Tuttavia, la Sinfonia No. 5 suscita un forte entusiasmo sin dalle prime esecuzioni e repliche. Lo scrittore e critico musicale dell’epoca, Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, scrive: «La musica di Beethoven muove le leve del terrore, del brivido, del dolore, e per questo suscita quel palpito di infinita nostalgia che è l’essenza stessa del romanticismo».
Ecco, è con queste coordinate emozionali che vi proponiamo questa pagina, lasciandovi la curiosità di sperimentare in prima persona se queste note riescano a scuotere anche voi così in profondità, lasciandovi rigenerati e incantati.
La proposta di ascolto della Quinta beethoveniana, però, avviene non attraverso l’Allegro con brio, il primo movimento contrassegnato dalle celeberrime tre note, più una, ritmico e possente attacco che l’orchestra annuncia in modo netto e perentorio: «Il destino che bussa alla porta», secondo l’interpretazione dell’amico di Beethoven, Anton Schindler.
Preferiamo, invece, invitarvi alla Sinfonia attraverso il secondo movimento, il successivo Andante con moto, che al di là dalla popolarità dell’Allegro iniziale, assurto come abbiamo detto – dopo 212 anni dalla stesura della Sinfonia, finita di comporre nel 1806 – a paradigma stesso della musica classica per la potenza magnetica dei “rintocchi” e del tema iniziale, si rivela più intimamente capace di accarezzare l’anima, meno maestoso ma più vicino, attraverso l’incedere delle idee melodiche, all’idea di dolore e di dramma che percorre l’intera opera e l’esistenza stessa del compositore, per tutta la vita convinto che proprio attraverso l’arte «potesse esprimersi pienamente la reazione di un’umanità in perenne lotta contro il proprio destino, un destino senza volto, spesso implacabile, contro il quale l’uomo si erge a combattere eroicamente in nome della ragione. E solo in virtù di questo atto di ribellione che il mondo giunge a trionfare sulle forze delle tenebre», scrive bene Marino Mora sulla rivista Amadeus.
Ha ragione Pestelli: l’Andante con moto «allarga il cuore, e siamo nella pace senza nubi dell’Adagio cantabile della Patetica. Una pagina di eleganza mozartiana, tenue, caldo come un abbraccio, forse lo spunto melodico più avvolgente di tutta la Quinta Sinfonia, un tema con variazioni, delicate e languide.
La Sinfonia, ovviamente, è tutta meravigliosa: c’è la forza impetuosa iniziale del primo movimento. Poi una sorta di riposo nell’Andante, che stempera la tensione, ma solo per riprendere il fiato, come dopo un’aspra camminata in montagna o una giornata di calura insopportabile, quando per un po’ si ritrova il fresco ma si deve ripartire sotto il sole. Prima di risalire di nuovo al cupo ribattere dei colpi del destino. C’è tutta la nostra vita, insomma.
Le espressioni e la gestualità del direttore d’orchestra estone Paavo Järvi, nel video che abbiamo scelto, vi accompagneranno di volta in volta negli angoli più teneri dell’animo beethoveniano, negli attimi di stupore per la bellezza delle idee melodiche, nei suoi vertici titanici.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Ludwig Van Beethoven
Symphonie No. 5
Wiener Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Ludwig Van Beethoven
Symphonies
Wiener Philharmoniker; Sir Simon Rattle, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

3) Ludwig Van Beethoven
Symphonies 3 & 5
Legends - Legendary performances
Concertgebouw Orchestra; Carlos Kleiber, direttore (Universal Music, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Coraggio di agire - Coraggio di vivere - Destino - Forme musicali - Musica - Resilienza

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