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29/09/2020

La cantabilità italiana del più giovane dei Bach (Johann Christian Bach, Concerto per clavicembalo No. 6)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Johann Christian Bach
Concerto per clavicembalo No. 6
Andante
Jean Rondeau, clavicembalo e direttore


Che meraviglia questo disco accompagnato da un bel video su YouTube, che ci permette di essere ospiti per un’ora abbondante della dinastia Bach: il padre, il grande Johann Sebastian, e i suoi tre figli che ebbero ampia notorietà come musicisti: Wilhelm Friedemann, Johann Christian e Carl Philip Emanuel. E’ anche l’occasione per lasciarci affascinare dalle sonorità del clavicembalo, spesso dimenticato o sostituito dal pianoforte in tanti ascolti, e anche per vedere all’opera una nuova generazione di artisti, tutti giovani, come il clavicembalista francese Jean Rondeau, trentenne, che a soli 21 anni ha vinto il Primo Premio al Concorso Internazionale di Clavicembalo di Bruges. Gli americani, molto appassionati di musica antica e di prassi esecutive d’epoca (statunitensi sono due dei tre più prestigiosi liutisti da anni sulla scena, Hopkinson Smith e Paul O’Dette), lo adorano per la freschezza che mette nell’espressività clavicembalistica, che spazza via la patina del tempo e ci accompagna incontro a uno strumento, si può dire scomparso, in modo meno distante del pur immenso Gustav Leonhardt. Scrive il Washington Post: «E’ uno degli artisti più naturali che si possano sentire su un palco di musica classica. L’affetto e l’ostentazione non fanno parte del suo trucco e, una volta seduto allo strumento, lui e il clavicembalo diventano una cosa sola. Tutto ciò che esegue è diretto e riccamente umano». Facendo così fa del bene al clavicembalo, allungando la sua presenza nella nostra epoca, così rumorosamente lontana dalle sue sonorità lievi e tenui, perché questi concerti sono un toccasana per il nostro benessere, e il suono dello strumento principale una carezza da riscoprire.
E non va ringraziato solo Rondeau. Tutti i musicisti dell’esecuzione che vedete in queste immagini sono giovani, fra tutti Evolène Kiener, una bravissima fagottista barocca. Il video che vi proponiamo si riferisce al Concerto in Fa minore di Johann Christian Bach, il più giovane dei figli che sono rimasti nella storia della musica come compositori, nato nel 1735 a Lipsia. Il padre muore quando Johann Christian ha solo quattordici anni: la sua istruzione in composizione e strumenti a tastiera prosegue con il fratellastro maggiore, Carl Philipp Emanuel, a Berlino. Nel 1755, Johann Christian viene in Italia. Soggiorna a Milano fino al 1762, viaggia anche a Bologna per visitare Padre Martini, uno dei maestri di Mozart. La sua fase italiana è dominata dalla musica sacra. Si converte al cattolicesimo, presumibilmente per aumentare le possibilità di impiego e benessere economico, anche se questo mette in crisi i rapporti con Carl Philipp Emanuel, rimasto rigidamente luterano. Le sue fortune crollano quando il suo amministratore gli sottrae la maggior parte dei beni. Nel 1781, Johann Christian Bach si ammala gravemente e muore il 1 gennaio 1782 a Londra, in situazioni di evidente povertà e sofferenza.
Quello che ascoltiamo qui è l’Andante del Concerto in Fa minore. “Andante” in musica indica un tempo moderato, collocabile fra l’Adagio e l’Allegro, che ovviamente cambia a seconda delle indicazioni dei compositori e delle scelte di metronomo degli artisti. Qui, nel tessuto compositivo di Johann Christian Bach, prevale un andamento largo, magnificamente sorretto da una piccola orchestra barocca composta da due violini, una viola, un violoncello, un contrabbasso, un fagotto e ovviamente il clavicembalo. Un incedere subito nobile, “aperto”, di grande respiro e dignità, sin dalle prime misure, interrotto più volte da cadenze soliste di fine cesello melodico.
Musica bellissima, che ogni tanto ci ricorda come il repertorio strumentale di metà Settecento abbia ancora tanto da darci in termini di melodia, raffinatezza timbrica, fraseggi avvolgenti che trasmettono equilibrio interiore, senza impuntature o fughe ardite dal punto di vista armonico, nonostante qui non ci sia più la rigorosa impalcatura matematica del padre Johann Sebastian, già si affacci lo stile galante degli ultimi anni del Settecento. Questo Andante è davvero meraviglioso, ma lo è ancora di più l’Allegro di molto iniziale (che potete ascoltare qui), in cui dopo poche battute di Concerto già avvertite qualcosa di estremamente familiare, e cioè un passaggio tipicamente vivaldiano, dunque molto italiano, cantabile, certamente un tributo all’arte appresa da Johann Christian durante la permanenza nel nostro Paese.
Jean Rondeau descrive la famiglia Bach come «una delle grandi dinastie della musica occidentale». Dopo aver dedicato la sua prima registrazione, “Imagine”, alla musica di Johann Sebastian, seguita da un recital di musica francese intitolato “Vertigo”, torna nel mondo di Bach per la sua terza uscita, “Dynastie”. Johann Sebastian è ora affiancato da Wilhelm Friedemann (1710-84), Carl Philipp Emmanuel (1714-88) e Johann Christian (1735-82). Rondeau ha descritto il genio del padre, che ha fatto parte della sua vita sin dall’infanzia, «spaventoso come una montagna possente», ma allo stesso tempo «la sua musica è così piena di umiltà, generosa, che abbiamo il diritto e il dovere di suonarlo, di condividerlo e di prendere la mano che ci tende».
La dinastia dei Bach è generosa nella ricchezza di materiale per il giovane clavicembalista francese che, almeno nelle intenzioni, intende raccontare una storia più che incidere un disco, suscitare la curiosità degli ascoltatori: «Wilhelm Friedemann e Carl Philipp Emmanuel erano fratelli e Johann Christian era il loro fratellastro. Tutti e tre avevano una personalità musicale distintiva: lo stile di Wilhelm Friedemann oscillava tra conservatorismo (un’adesione all’idioma barocco) e un approccio più progressista, galante o altamente espressivo nello stile della Germania settentrionale; Carl Philipp Emmanuel, il Bach più noto del suo tempo, trascorse molti anni alla corte di Federico il Grande o della Prussia, producendo in particolare una moltitudine di opere per tastiera che a volte sono sorprendentemente innovative nella forma e nel contenuto; mentre Johann Christian, che si stabilì a Londra nel 1762, adottò elementi di stile italiano ed esercitò un’influenza sul giovane Mozart quando trascorse del tempo a Londra nel 1764-65. Queste musiche non hanno bisogno di me, possono esistere senza di me. Le idee musicali non sono le mie, sono già nella partitura. Tutto quello che devi fare è scavare in profondità per trovarle. Ciò che è importante è essere il più fedele possibile».
Applicando questo stesso concetto al solo ascolto, cioè lasciandoci attraversare dalla musica, affidandosi a essa, lasciando che compia il suo lavoro terapeutico, questo Andante e tutto il progetto discografico di Jean Rondeau e dei suoi giovani amici artisti ci lasceranno più sereni e in uno stato felice di forza fisica e morale.
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Dynastie - Bach Family Concertos
Jean Rondeau, clavicembalo (Erato, disponibile anche sugli store digitali)

2) Bachiana - Music by the Bach Family
Musica Antiqua Köln; Reinhard Goebel, direttore (Archiv, disponibile anche sugli store digitali)

3) Johann Sebastian Bach
6 Brandenburg Concertos – 4 Orchestral Suites – The English Concert
Trevor Pinnock, direttore (Archiv, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Bellezza - Felicità - Forme musicali - Musica antica - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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