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25/06/2019

L'oboe scava la serenità nel marmo della malattia (Richard Strauss, Concerto per oboe e piccola orchestra)




Richard Strauss
Concerto per oboe e piccola orchestra
Juliana Koch, oboe; Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks; Michael Francis, direttore


Siamo sicuri che vi piacerà, è la più dolce consolazione musicale che possiate immaginare. Ascoltatelo tanto, dall’inizio alla fine, più volte, questo Concerto per oboe e piccola orchestra del compositore tedesco Richard Strauss, pagina che è una carezza e un balsamo.
L’attacco è affidato a due trilli dei violoncelli, una sorta di breve ostinato iniziale, un’entrata quasi angosciante. Poi parte subito il canto rasserenante dell’oboe. Incipit che lascia trasparire uno stato di malessere, una tensione esistenziale, forse paura, ansia, tormento, affanno, come quelle sequenze thriller in cui vediamo il protagonista entrare in un luogo in cui è nascosto nell’ombra un pericolo, una presenza inquietante. Ma è un attimo nella partitura di Strauss, appena due quartine di sedicesimi nei registri gravi degli archi, che sentirete ricorrere altre volte nella composizione, quasi come una classica “idée fixe”, un’idea fissa che ritorna per ricordarci dove siamo, come siamo, come stiamo. Ma è la musica prima, dopo e intorno che ci trascina via e ci libera.
E così, nello spazio di un niente, entra in scena l’oboe di Strauss a illuminare la scena, con un canto alto, bello, terso, pieno di calore e di speranza. L’etichetta Deutsche Grammophon ha intitolato un recente disco in cui Albrecht Mayer, primo oboe dei Berliner Philharmoniker, suona anche il Concerto per oboe di Strauss, “Longing for Paradise”, In attesa del Paradiso. E non può esserci attesa del Paradiso più suggestiva di questa meravigliosa cantilena dipinta dall’oboe, mentre sotto ritroviamo la straordinaria maestria orchestrale dei poemi straussiani, in grado di sostenere innanzitutto il solista, ma pure di esplodere in ampie coloriture melodiche che sono come abbracci potenti e generosi, con il ricorrere di un tema sereno che vi ricorderà tanti fraseggi ascoltati nelle sinfonie o nei concerti pianistici di Mozart.
Sui tre tempi di questo Concerto per oboe e orchestra – Allegro moderato, Andante e Rondò finale – aleggia infatti lo spirito giocoso di Mozart, un autore profondamente amato e venerato da Strauss. Sin dall’Allegro moderato iniziale l’oboe si colloca in posizione di protagonista e svolge con disinvolta eleganza un tema intriso di fresca e cordiale musicalità, spesso intrecciato con il suono del flauto e del clarinetto. Una situazione capace di mettere in chiaro tutte le potenzialità timbriche dello strumento, mai dolce come il flauto, ma neppure “mezzatinta” troppo malinconica come il corno o il clarinetto.
Quando Richard Strauss scrive questa musica è ormai vecchio e malato. Questo Concerto è del 1945, lui morirà nel 1949. Raccontano le cronache che si trovava nella sua casa di Garmisch, quando nel 1945 l’aviazione alleata distrugge le Staatsoper di Berlino e di Vienna. Ha già alle spalle il meglio delle sue invenzioni musicali: le squisitezze cameristiche tardo romantiche della gioventù, la folgorazione per Wagner e dunque gli ampi affreschi orchestrali dei Poemi sinfonici, e poi la maestria del teatro in musica, le melodie raffinate delle sue opere. Adesso, però, nell’ultimissimo tratto di strada, in attesa del Paradiso, le partiture si fanno più rarefatte, più tenere, una sorta di testamento scritto intorno a un’essenzialità della musica che abbiamo già visto in altri giganti, per esempio negli ultimi Klavierstüke di Johannes Brahms.
Strauss era certamente consapevole di essere giunto al tramonto non solo della vita, ma anche di una splendida e irripetibile stagione musicale; e tuttavia continua a lavorare, e a comporre brani strumentali e vocali di penetrante fascino armonico e timbrico.
Nascono in questo periodo, oltre al Concerto per oboe e piccola orchestra, le due Sonatine per 16 strumenti a fiato; le Metamorphosen, studio per 23 archi solisti che abbiamo già qui ascoltato; il delizioso, anche se armonicamente audace, Duetto-Concertino per clarinetto, fagotto, orchestra d’archi e arpa; e poi i Vier letzte Lieder (Ultimi quattro Lieder), per soprano e orchestra, scritti nel 1948, l’anno prima di morire, un vero canto d’addio del musicista tedesco, eseguiti a Londra il 2 maggio 1950 sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler e nell’interpretazione di un mito del canto wagneriano come Kirsten Flagstad.
Ancora una volta, con questo Concerto per oboe e piccola orchestra – cioè soltanto legni, due corni e archi – sentirete come un vero artista riesce, proprio al pari dello scultore che scava una forma dal marmo, a ricavare la serenità, la pace interiore, dalla malattia. E utilizzando tutte le possibilità tecniche dello strumento solista, anche con sfoggio di fraseggi virtuosistici, nonostante la scrittura armonica, forse per essere capito da tutti negli ultimi slanci musicali prima dell’addio, tenda all’essenzialità, «lontano da qualsiasi sovrabbondanza baroccheggiante che aveva contraddistinto le composizioni del primo Strauss», come spiega l’Accademia di Santa Cecilia.
Nell’Allegro moderato iniziale l’oboe è subito protagonista, elegante, davvero espressione di una fresca e contagiosa musicalità, arricchita da sovrapposizioni armoniche con i timbri del flauto e del clarinetto. L’Andante, di una tenerezza rara e commovente, si apre ancora con un intenso canto dell’oboe, disteso, un abbraccio che invita a perdersi nella musica, vagamente malinconico, ma di una malinconia molto dignitosa, tipica di tante pagine straussiane e, in generale, tedesche, dove la melodia canta la nostalgia, però mantenendo sempre compostezza e rigore. L’ultimo movimento, il Vivace, sfodera di nuovo il brio dall’oboe, la serenità ritrovata che diventa benessere, riscaldata dal gioco di sponda con la voce più calda e vellutata del flauto.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Richard Strauss
Longing for Paradise – Concerto per oboe e piccola orchestra
Albrecht Mayer, oboe; Bamberger Symphoniker; Jacob Hrusa, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Richard Strauss
Metamorphosen – Tod und Verklärung
Berliner Philahrmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Richard Strauss
Tod und Verklärung – Gli ultimi 4 Lieder
Gundula Janowitz, soprano; Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Malattia - Melodia - Musica - Nostalgia - Pace - Serenità - Strumenti musicali

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