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17/04/2012

L'equilibrio interiore nella forza dell'arte (Felix Mendelssohn, Trio per pianoforte Op. 49)




Felix Mendelssohn
Trio per pianoforte n. 1 in re minore, Op. 49
Molto allegro e agitato - Andante con moto tranquillo - Scherzo: Leggero e vivace - Finale: Allegro assai appassionato
Lang Lang, pianoforte; Andreas Röhn, violino; Sebastian Klinger, violoncello


Per una volta partiamo subito dalle indicazioni discografiche, sottolineando con un’ideale matita rossa il suggerimento “di rigore”, perché ci sono interpretazioni (e interpreti) che segnano in modo indelebile la storia della musica raccontata in sala d’incisione. Dunque, appuntatevi questo consiglio: Istomin-Stern-Rose Trio, da avere assolutamente nella vostra collezione. Qualsiasi cosa suonino, non sbagliate mai.
Per esempio, in un cofanetto di questa leggendaria formazione nata nel 1950 a Prades, nella Francia al confine con i Pirenei, su spinta di Pablo Casals – The Trio Recordings Vol. 1, tratto dalla Isaac Stern Collection, gioielli Sony Classical – oltre ai Trii di Johannes Brahms e di Franz Schubert, trovate l’Op. 49 di Felix Mendelssohn per pianoforte, violino e violoncello, combinazione classicissima del trio per archi, con la quale torniamo questa settimana ai nostri amatissimi rifugi cameristici.
Musica meravigliosa, composta a Francoforte nel luglio 1839, tra i più popolari lavori di Mendelssohn, che all’epoca registrò subito un netto successo, anche commerciale: maestria nella forma, scrittura di ogni singola parte profonda e mai scontata nell’esposizione delle idee, ricca di personalità emotivamente “calda”, nel senso di un toccante lirismo cameristico. Il primo movimento, “Molto allegro e agitato”, regala abbondanza e generosità di spunti melodici che donano equilibrio, pace interiore, benessere, forza, vitalità. Subito riconoscibili i due temi memorabili di questo Trio, introdotti dal violoncello e via via sostenuti da violino e pianoforte, che esprimono allo stesso tempo ardore e nobiltà, anzi “dignità”, cioè quella tensione alla crescita individuale, quell’aristocrazia dell’anima che rende gli uomini migliori e più presenti a se stessi, più consapevoli, secondo la via indicata dallo Zen.
Una chicca storica: questo Trio in re minore per pianoforte, violino e violoncello (il secondo in do minore, Op. 66, apparve nel 1845) fu eseguito per la prima volta a Dresda il 23 settembre 1839, in forma privata, con lo stesso autore al pianoforte, a casa di Robert Schumann. E non avendo ritrovato su YouTube alcuna registrazione video dell’Istomin-Stern-Rose Trio, abbiamo ripiegato sull’onesta ma ispirata interpretazione del trio formato da Lang Lang al pianoforte, Andreas Röhn al violino e Sebastian Klinger al violoncello. Un cinese e due tedeschi: non lontanamente confrontabili con la magia dell’Istomin Trio, ma “cantano” bene, Klinger colora con convinzione l’attacco, e vedere un Lang Lang maturato strumentalmente a Pechino alle prese con la poesia del repertorio romantico è sempre un bel cimento musicale (il suo incipit nell’Andante è davvero notevole, con stacchi di tempo perfetti, né banalmente sdolcinati né tirati via senza respiro). Inoltre, questa versione ha il merito di farci ascoltare la pagina di Mendelssohn nella sua interezza: certo in una location, la Herkulessaal di Monaco, che per presa di luce, arredi e suggestioni è assai lontana, immaginiamo, dall’emozione di 173 anni fa in casa Schumann.
Lo stesso compositore tedesco ebbe parole di elogio per questo Trio Op. 49. Poco tempo dopo scrisse sulla sua rivista: «È il lavoro di un maestro, come lo furono a loro tempo quelli di Beethoven in si bemolle e in re, come lo era quello di Schubert in mi bemolle... È una eccellente composizione che tra qualche anno delizierà i nostri nipoti e pronipoti. Mendelssohn è il Mozart del nostro momento storico, il più brillante dei musicisti, quello che ha indicato più chiaramente le contraddizioni dell'epoca e il primo che le ha riconciliate tra loro».
Ci fidiamo di Schumann. Ma ciò che qui più interessa a noi è come la musica di Mendelssohn si deposita nell’anima e sulla pelle, tra le difficoltà e le tensioni dei nostri giorni. Tutta la composizione riflette un profondo equilibrio interiore, raggiunto con la forza dell’arte: in questo senso è più che carezzevole, più che cameristicamente coinvolgente. È una perfetta “strategia per stare meglio”, perché incide sulla serenità, sulla speranza. La capacità d'infondere calore e benessere è palpabile.
Come nel secondo movimento, l’Andante con moto tranquillo (e già quel “tranquillo” indicato dall’autore in partitura è per noi un caldo abbraccio di benvenuto), che ha una linea essenzialmente lirica e risente, nella sua assorta pensosità, dell’influenza beethoveniana, anche se la caratteristica liederistica e cantabile appartiene a tutto il Mendelssohn compositore. Questo secondo movimento inizia con un’esposizione della melodia da parte del pianoforte, suonando proprio come un’introduzione, prima che gli archi entrino con lo stesso tema. La sezione di mezzo, una variazione in minore, quindi più intima e raccolta, della melodia originale, introduce venature di acuta malinconia, dunque “riflette” con efficacia una condizione di sofferenza, di disagio.
Ed è proprio qui, nella nostalgia sotterranea di questo Andante (sorprendentemente brahmsiano) che l’interpretazione dell’Istomin-Stern-Rose Trio, rispetto al compito ben fatto ma povero di vibrazioni e di empatia del nostro video, s’impone in tutta la sua forza musicalmente prodigiosa. Lo sentirete sul Cd acquistandolo in qualche negozio specializzato, anche se tutte le incisioni del celebre Trio sono ormai disponibili sulle più frequentate librerie digitali, come iTunes o Amazon. Dicevamo, è nel cuore di questa Op. 49 che più s’avverte la combinazione “chimica” potente che ha unito tre musicisti come il pianista Eugene Istomin, il violinista Isaac Stern e il violoncellista Leonard Rose. Amalgamati alla perfezione e allo stesso tempo con esiti solistici impensabili.
«Dopo tutto la musica per trio», spiegava Istomin, «è un esercizio di proiezione individuale in una più potente proiezione triplice, piuttosto che la fusione auto-cancellante e metamorfica di un quartetto d’archi. Infatti, la fusione nell’esecuzione per trio è una semplice questione tecnica di equilibrio... Ciò che gratifica particolarmente, in questa combinazione strumentale, è il far propria l’esecuzione dei compagni, sotto l’impulso della musica, piuttosto che sacrificare la propria personalità alla loro».
E il temperamento vivace ed estroso del compositore Mendelssohn, e di conseguenza anche di coloro che si fanno “strumento” delle sue invenzioni, si rivela nella sua ampiezza nello Scherzo del terzo tempo, dove il discorso musicale racchiude quel senso d’ispirazione anche tempestosa e fantastica tipica del Romanticismo. La partitura diventa frizzante, ricca di colori e di charme, delicata, abilmente intarsiata nel gioco a tre di pianoforte, violino e violoncello.
Chiude l’Allegro assai appassionato, con paesaggi lirici armonicamente densi e vigorosi, chiaroscuri timbrici, ritmo di danza incalzante, tour de force strumentale soprattutto per la linea pianistica. E più di un musicologo sostiene che Johannes Brahms abbia tenuto in grande considerazione nei propri lavori della maturità questo traghettare di Mendelssohn dalla beatitudine del “moto tranquillo” all’energia vitale di un finale infuocato.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Felix Mendelssohn
The Isaac Stern Collection - The Trio Recordings, Vol. 1: Brahms, Mendelssohn, Schubert
Eugene Istomin, Isaac Stern, Leonard Rose (Sony Classical - cofanetto di 3 Cd)

2) Felix Mendelssohn
Songs without words
Daniel Barenboim, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Felix Mendelssohn
Concerto per violino e orchestra
Itzhak Perlman, violino; Bernard Haitink, direttore; Amsterdam Concertgebow Orchestra (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Forme musicali - Interpretazione musicale - Malinconia - Musica - Pace - Serenità

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