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06/03/2018

L'equilibrio interiore di Bach tra i colori dell'Amazzonia (Heitor Villa-Lobos, Bachianas Brasileiras No. 4)




Heitor Villa-Lobos
Bachianas Brasileiras No. 4
Robério Molinari, pianoforte


Proseguiamo il viaggio lontano dall’Europa, tra le suggestioni latino-americane. Lasciamo le melodie di Carlos Guastavino, i paesaggi sonori delle “pampas”, e immaginiamo d’abbandonare l’Argentina in uno dei tratti di confine col Brasile, magari attraverso il Rio Grande do Sul, per entrare nel Paese e nel mondo musicale di Heitor Villa-Lobos, letteralmente adorato dai chitarristi classici per Studi, Preludi e Chôros, e tuttavia anche raffinato pittore orchestrale, inventore di suoni e creazioni timbriche, capace di donare emozioni nell’essenzialità strumentale o nell’ampiezza sinfonica, come s’ascolta in uno dei pezzi celebri – Trenzinho do Caipira – dove tra flauti, corni, percussioni e archi sembra davvero di vedere (e sentire) un piccolo treno colorato che, sbuffando e sferragliando, s’allontana con lentezza nella foresta amazzonica, fra tucani dal becco arancione e pappagalli variopinti.
Abbiamo però scelto le melodie più intime: quelle pianistiche, che ha calato nella Bachiana Brasileira No. 4, dove il sangue e il temperamento di indio (Villa-Lobos era figlio di una donna india) si mescolano ai canoni rigidi dei maestri barocchi, regalandoci una musica riconoscibile, nel senso che è nel nostro DNA, ma spruzzata di stilemi autoctoni, di una ritmica potente, di una coloritura intensa, carica di “saudade”, cioè di tristezza, ma anche energica e vitale come tanta musica brasiliana folclorica sa essere.
Villa-Lobos è il più importante compositore dell’America del Sud e allo stesso tempo rappresenta un punto d’incontro con l’Europa. La sua popolarità ha connotazioni politiche, perché dopo essere nato in una famiglia benestante, negli anni dei più profondi cambiamenti in Brasile, nel periodo dell’abolizione della schiavitù, grazie alla scelta di schierarsi contro il regime di Getúlio Vargas il musicista di Rio de Janeiro diventa così amato da riuscire a travasare la musica colta europea nel tessuto culturale brasiliano, assai variopinto e “caldo”, ma certamente chiuso nei confini di sonorità etniche e nazionalistiche. Un po’ quello che ha fatto Astor Piazzolla in Argentina, elevando il tango a forma d’arte, ma qui con più forza e personalità: in Villa-Lobos si riconosce il Brasile in alcuni accenti che ci lusingano e ci fanno stare bene, ma dentro un’impalcatura di nobiltà compositiva da Vecchio Continente.
E pensare che era autodidatta, nonostante una produzione sterminata, più di mille pezzi per ogni genere di organico, e una profonda conoscenza delle correnti musicali europee degli anni Venti, dunque dell’Impressionismo francese. E come sentirete, un po’ emerge anche da questa Bachiana No. 4, che vi proponiamo nell’interpretazione del pianista brasiliano Robério Molinari: un pianismo fatto di tocco e di sensazioni, contaminate con le tinte e le tradizioni degli indios. La sua formazione è priva di percorsi accademici: impara la musica improvvisando e suonando il pianoforte nei cinema di Rio. Diventa virtuoso di chitarra, clarinetto e violoncello. Un polistrumentista attento all’arte dei suoni come mezzo privilegiato per ricordare le radici popolari del suo Paese, sensibile al valore empatico delle note e di tutte quelle sfumature che attraverso la musica raccolgono e interpretano la tristezza, la gioia, la felicità, l’amarezza di un popolo intero. «Avvertì presto, in maniera istintiva», scrive il compositore Giacomo Manzoni nelle sue lezioni sinfoniche, «il richiamo del canto indigeno del Brasile: alla musica etnica è ispirata la massima parte della sua produzione, che lo pone alla testa dei compositori “nazionali” dell’America Latina. Il suo stile è il risultato dell’originale fusione tra i dettami europei desunti dall’ascolto di molta musica del Vecchio Continente, e di due lunghi soggiorni parigini, con le espressioni indigene dell’Amazzonia, che visita nel corso di lunghi viaggi in quella regione così ricca di tradizioni musicali plurisecolari, ancora immuni da contaminazioni colte».
Tuttavia il rapporto più importante e duraturo che Villa-Lobos stabilisce con la musica europea passa attraverso Johann Sebastian Bach, del quale realizza tra l’altro la prima esecuzione brasiliana della Messa in si minore. E dunque che cosa sono, in realtà, queste Bachianas Brasileiras? Sono nove composizioni – tre delle quali per orchestra, le altre per violoncelli, orchestra da camera, pianoforte e orchestra, flauto, fagotto, coro e archi, soprano e violoncelli, e anche pianoforte solo – in cui Villa-Lobos fonde insieme melodie della sua terra e musica classica nello stile di Bach, con l'intenzione di realizzare una versione brasiliana dei Concerti Brandeburghesi. Ciascuna delle Bachianas è una suite di danze con doppio nome: uno tipico del barocco – preludio, fantasia, fuga, corale, aria – e un altro ispirato alla musica indigena: Canto do Sertão, Cantiga, Miudinho, eccetera.
Ma che cosa si debba intendere esattamente per Bachiana Brasileira lo spiega lo stesso autore: «Un tipo di composizione che poggia da un lato su una profonda conoscenza delle opere di Bach, dall’altro sul mio rapporto con l’atmosfera armonica, contrappuntistica e melodica della musica folklorica della regione nord-occidentale del Brasile. Io vedo in Bach una vasta e ricca fonte di folklore, profondamente radicata nella musica popolare di tutti Paesi del mondo: in tal senso Bach è un mediatore tra le razze». Di là da qualche esagerazione condivisa dai musicologi, certamente si può dire che ascoltando a fondo Villa-Lobos (queste Bachianas, ma anche i meravigliosi Chôros, forme tipiche brasiliane nobilitate artisticamente in pagine avvincenti) si apprezza un musicista e un uomo moderno, attuale, nel senso dell’integrazione tra le culture, e queste composizioni sono dunque delle “contaminaciones” tra uno stile severo, che s’è nutrito al contrappunto barocco, e la musica dei primitivi, sempre presente nei suoi ritmi.
Qualche anno fa vi avevamo già presentato una di queste Bachianas, la No. 5, con la Cantilena brasileira intonata dalle più grandi soprano della lirica, invitandovi a cantarla voi stessi inseguendo la voce ambrata dell’algerina Amal Brahim Djelloul, «capace di dipingere terre lontane e selvagge con una melodia che calma il dolore». Ed è la stessa sensazione – seppure qui solo pianistica, non sorretta né dalla vocalità né da un pizzicato di violoncelli che fa da tappeto sonoro ancestrale, come la pioggia torrenziale nella foresta amazzonica – che si accarezza in questa Bachiana No. 4, scritta nel 1936, dove il richiamo a Bach, ai capolavori per strumento solo, si fa ancora più evidente. Esiste anche una Bachiana No. 4 per orchestra, concertata nel 1941 dal compositore stesso, da apprezzare per la ricchezza di colori e la varietà di timbri.
A voi l’ascolto di una musica che ha insieme la sapienza europea e le spezie di mondi lontani.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Heitor Villa-Lobos
Bachianas Brasileiras
Mady Mesplé, soprano; Orchestre de Paris, direttore, Paul Capolongo (Emi Music)

2) Heitor Villa-Lobos
Chôros Nos 1-4-6-8-9
Fabio Zanon, chitarra; São Paulo Symphony Orchestra; direttore, John Neschling (BIS, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Heitor Villa-Lobos
Bachianas Brasileiras – Fantasia per pianoforte e orchestra – Concerto per chitarra e piccola orchestra
Artisti vari (Emi Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Culture - Musica da camera

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