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15/05/2018

L'ardente impotenza che ci lascia la musica (Claude Debussy, Sonata per violino e pianoforte)




Claude Debussy
Sonata per violino e pianoforte
Allegro vivo
Janine Jansen, violino; Itamar Golan, pianoforte


“Allegro vivo”. Scrive così in partitura Claude Debussy all’inizio della Sonata per violino. Il compositore però sta morendo di cancro. Siamo nel 1917, sono passati appena vent’anni dalla scomparsa di Brahms, del quale abbiamo ascoltato nell’ultima puntata la forza espressiva della Quarta Sinfonia. Ma clima, mondi sonori, linguaggi armonici sono completamente cambiati. Questa pagina ci consente di tornare a una parentesi cameristica, in un genere – la Sonata con pianoforte – che proprio in Francia aveva già avuto esiti di estrema raffinatezza, pensiamo per esempio alla Sonata per violino di César Franck, che anticipa quella debussyana di circa trent’anni.
Debussy scrive le importanti opere di musica da camera al tramonto della vita, un periodo per lui dominato da due angosce: lo scoppio della prima guerra mondiale e il decorso della malattia, un tumore che in pochi anni non gli lascerà scampo. Ma ancora una volta, come abbiamo qui raccontato, l’arte diventa un aquilone che libera l’uomo dai suoi macigni. Il musicista si ritira a Pourville, antico villaggio di pescatori in Normandia, «un angolino in riva al mare», per le vacanze estive del 1915. E qui, nonostante uno stato di salute al limite della sopportazione (eravamo all’inizio del Novecento, le cure non erano efficaci come oggi) s’impegna nella composizione di alcuni Capricci ed Études per pianoforte, e soprattutto di un gruppo di sei Sonate per strumenti diversi, ed è grazie a queste ultime che avverte nuovo slancio e vigore. Non solo: ne guadagnano la forza fisica, la tempra, la voglia di vivere.
E’ interessante lasciar parlare il compositore stesso, perché abbiamo le lettere. Dopo l’estate, settembre 1915, scrive con forza e fermezza: «Mi sono rimesso a studiare da capo la musica. E’ talmente bella! La quantità di emozione che si prova di fronte a una raffinatezza armonica è impensabile in qualsiasi altra arte. Perdonatemi, si direbbe che io scopra la musica per la prima volta, ma, molto umilmente, è proprio così».
I suoi progetti, dunque, prevedevano un gruppo di sei Sonate cameristiche. Purtroppo, nonostante un rivitalizzante entusiasmo, ne saranno portate a termine solo tre. Debussy compone di getto le prime due: la Sonata per violoncello e la Sonata per flauto, viola e arpa. In un’altra lettera confida al collega Igor Stravinskij: «Ho scritto poca musica orchestrale in questo periodo, viceversa ho terminato una sonata per pianoforte con violoncello e un’altra per flauto viola e arpa, usando la forma antica, così agile, senza quella magniloquenza delle sonate moderne. Ho intenzione di comporne sei con varie combinazioni». Il riferimento alla “forma antica“ è al fatto che queste Sonate dovevano, nelle intenzioni del compositore, recuperare la tradizione francese, in particolare Couperin e Rameau i quali, annota Debussy, «custodivano il segreto di quella grazia profonda, di quell’emozione che oggi rinneghiamo come bambini ingrati». E non sono certamente gli unici capolavori di Debussy che guardano al Settecento: la celebre, e celebrata, per la bellezza, Suite bergamasque per pianoforte (che contiene un gioiello assoluto, il Clair de lune, ascoltato qui tempo fa nella versione per due chitarre di John Williams e di Julian Bream) è un omaggio ai clavicembalisti del Secolo dei lumi.
Del primo di questi fogli cameristici, deliziosi, composti nell’ultima parte della vita di Debussy, nella sua parabola estrema, abbiamo già detto parlando della Sonata per violoncello e pianoforte, alla quale il musicista francese fa seguire nel 1916 quella per flauto, viola e arpa (che potete ascoltare qui su YouTube), lavoro interamente velato dalla malinconia, sentimento prevalente in un discorso timbrico e armonico, a volte pungente, in cui la malattia, il cancro, si fa via via più aggressiva, costringendo il musicista a dolorose operazioni chirurgiche.
Poi arriviamo al 1917 e Debussy approda al terzo lavoro cameristico, dei sei progettati con tanta cura e fiducia, lui per primo, nelle potenzialità “terapeutiche”: e cioè la Sonata per violino e pianoforte che ascoltiamo questa settimana in un’interpretazione assai intensa, per slancio vitale, della violinista olandese Janine Jansen. Tuttavia, a differenza dei due lavori precedenti, questa Sonata tormenta non poco il compositore francese, a causa delle condizioni di salute che si aggravano e dell’inquietudine per la Grande Guerra ormai entrata in una dimensione militarmente molto forte.
Un accenno a questo tormento si legge in un’altra lettera dell’ottobre 2016: «In una recente gita a Cap Ferret mi è venuta un’idea per il finale (Très animé) della Sonata. Sfortunatamente le due prime parti non ne vogliono più sapere. Conoscendomi, so bene che non le costringerò a sopportare una compagnia spiacevole». Il riferimento è ai primi due movimenti – Allegro vivo e Intermède – molto condizionati dalla sofferenza per il tumore, quindi considerati da Debussy “persi”, non più modificabili per mancanza di forze. In uno scritto alla compagna Emma Bardac (che diventerà la sua seconda moglie) il musicista conferma con “struggente amarezza” le difficoltà creative e una condizione ormai penosa: «Non ho fiori, né musica, solo un cuore ansioso e un profondo desiderio, che finisca presto questo mio ristagnare su me stesso, che pare un seppellimento prematuro».
Emerge da queste parole il pessimismo, la difficoltà di vedere ancora un orizzonte davanti a sé e alla sua arte. Tuttavia il 7 maggio 1917 annuncia che ha completato la Sonata per violino. Confida: «Per una contraddizione del tutto umana, essa sprigiona movimento e allegria». Dichiarazione che sembra il manifesto di queste “Strategie per stare meglio”.
E’ senza dubbio la sensazione che si prova nell’ascoltare la Sonata, spontanea, ricca di vitalità positiva. Debussy sembra libero come non mai, come lo sono stati altri compositori nei lavori scritti prima della morte, spesso le pagine migliori della loro parabola artistica. E’ il musicista francese stesso a sottolineare il momento creativo sgorgato da una malattia terribile: davanti a tutto quel dolore usa le parole “movimento e allegria”, impastati di lirismo e nostalgia, dove la musica, già dall’Allegro vivo, è pura liberazione dalla sofferenza, nella leggerezza, nel “volo”. Osserva, aiutandoci a capire, il musicologo francese Leòn Vallas, tra i più grandi studiosi di Debussy: «Commovente a udirsi per chi conosce le tragiche circostanze della sua composizione, essa rimane interessante per la concisione della sua forma alla francese, per la ricerca soprattutto melodica... Essa rivela un'accentuata volontà di riuscita, un'ardente impotenza: la manifestazione angosciata, l'ultima, di una lotta appassionata contro la malattia incurabile e la morte che si approssimava».
Ecco, ardente impotenza: è la possibile condizione esistenziale di chi soffre lasciandosi però accarezzare dalla musica. La Sonata per violino è stata l’ultima composizione di Debussy, la cui prima esecuzione è del 5 maggio 1917, «accolta a suon di applausi» nella Salle Gaveau della capitale. L'ultima apparizione in pubblico di un artista che ha arricchito il linguaggio musicale del primo Novecento. Dieci mesi dopo, nella primavera 1918, giusto cent’anni fa, Debussy muore stroncato dal tumore, a 55 anni, mentre l’esercito tedesco devasta Parigi. E per la paura delle bombe, al funerale, nel cimitero di Père-Lachaise, c’è un mesto corteo di appena venti persone.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Claude Debussy: Violin Sonata, Cello Sonata
Maurice Ravel: Piano Trio
Lynn Harrel, violoncello; Itzhak Perlman, violino: Vladimir Askenazy, pianoforte  (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Claude Debussy
Sonatas & Trio
Artisti Vari (Erato, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Debussy - Faurè - Ravel
Clair de Lune 
Menahem Pressler, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Guerra - Malattia - Morte - Musica da camera - Strumenti musicali

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