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12/01/2016

In memoria di Boulez, tra i dolori della guerra (Maurice Ravel, Le Tombeau de Couperin)




Maurice Ravel
Le Tombeau de Couperin (versione per orchestra)
Berliner Philharmoniker; Pierre Boulez, direttore


Questo è il nostro personalissimo “Tombeau de Boulez”, in memoria del compositore e direttore d’orchestra Pierre Boulez, uno dei giganti dell’arte del Novecento, morto il 5 gennaio a Baden Baden, in Germania. Anche se l’omaggio gli arriva attraverso un vero Tombeau, capolavoro della musica francese, composto nel 1919 da Maurice Ravel per celebrare il protagonista del barocco strumentale a Parigi, François Couperin, sommo clavicembalista presso la corte del re Sole.
Con “Tombeau”, infatti, s’intende una composizione “alla memoria di”, un modo di scrivere in musica diventato celebre nella Francia del XVII secolo, nato attorno alle stilizzate forme di danza della suite. In questo video lo ricordiamo così, Pierre Boulez, alla testa dei Berliner Philharmoniker, in un contesto di contraddizioni e provocazioni storico-culturali, sempre al centro della sua ricerca d’avanguardia: e cioè mentre dirige Ravel, genio dell’Impressionismo francese, in un capolavoro scritto all’alba del XX secolo, ma in un’antica abbazia portoghese, il Mosteiro dos Jeronimos di Lisbona, edificata nel Cinquecento.
Boulez era così: personalità schiva, riservata, gentile, imprevedibile. Musicista, ma anche saggista e ottimo organizzatore (ha fondato l’Ircam (Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique) e soprattutto l’Ensemble InterContemporain, una delle più importanti istituzioni per la ricerca musicale del mondo, tra i gioielli di Parigi. Con una vita privata lontana da ogni tentazione mondana, viveva con e per la musica, senza schemi prefissati, aperto all’incontro dei tempi e delle culture, sperimentatore di timbri nuovi in orchestra e sul pentagramma, e in questo senso erede di Ravel, di Debussy, di Messiaen (del quale è stato allievo), del loro uso dei suoni come veicolo di impressioni ed emozioni. Abbiamo pensato di ricordarlo nella sua veste di direttore d’orchestra, più che come compositore di “musica nuova”, perché la sua opera, raramente melodica, necessita di uno sguardo e di un ascolto più specialistico, alle frontiere dell’arte contemporanea, passando prima da una frequentazione (non sempre facile) della musica del Novecento inoltrato e della seconda Scuola di Vienna.
Il suo “Tombeau de Couperin” è magnifico, subito acceso nei contrasti dinamici e nei colori orchestrali, attento alle potenzialità timbriche degli strumenti: basta ascoltare come fa “cantare” all’inizio della composizione, il Prélude, il primo oboe; come esalta la trama degli archi che lo punteggiano; come sa cavare, immediatamente dopo, tutta la bellezza del suono flautistico dalla “prima parte” dei Berliner. E potete fare un immediato confronto a pochi “clic” di distanza su YouTube con la stessa pagina ravelliana nella lettura di Paavo Järvi, alla testa dell’Orchestre de Paris, dove nel medesimo punto quasi il flauto non si sente.
Va detto che questo lavoro di Maurice Ravel nasce prima in una versione per pianoforte solo, un’Elegia in memoria di Couperin che potete ascoltare su YouTube in un’interpretazione della canadese Angela Hewitt. Si tratta dell’ultimo lavoro originale pianistico di Ravel, in cui il musicista francese torna all’impostazione della suite barocca. Il pezzo è costruito attorno a tre antiche forme di danza – Forlane, Menuet, Rigaudon – introdotte da un Preludio e Fuga e concluse da una Toccata di effetto brillante. L’omaggio al genio del barocco francese è puramente di ammirazione, un tributo al nome di Couperin: cioè nella pagina di Ravel non compare alcuna traccia di citazioni musicali del celebre cembalista alla corte di Versailles. Ma è un lavoro interessante, in queste nostre “Strategie”, perché è stato immaginato negli anni di guerra, dal 1914 al 1917, e dedicato ai soldati amici di Ravel, caduti al fronte. Sono dunque note ispirate alla tradizione clavicembalistica francese, scritte per rispetto formale del nome di Couperin, ma nascono dal dolore scaturito dal primo conflitto mondiale. Scrive Ravel in una lettera: «All’inizio del 1915 mi arruolai nell’esercito; in conseguenza di ciò la mia attività musicale s’interruppe fino all’autunno del 1917, quando fui riformato. Terminai allora Le Tombeau de Couperin, a dire il vero un omaggio all’intera musica francese del XVIII secolo. Dopo Le Tombeau le mie condizioni di salute m’impedirono per qualche tempo di scrivere».
Da questo documento, velato dalla tradizionale riservatezza, la malattia di Ravel s’intuisce appena (un ictus gli impedì di leggere la musica, di scriverla, di suonarla, anche se poteva dirigerla). Così come la sofferenza interiore per l’angoscia delle battaglie, la morte della madre nel 1917, la scomparsa degli amici nelle trincee della Grande Guerra. Nella versione per pianoforte, infatti, i sei brani del Tombeau sono dedicati ognuno a un amico morto in uniforme. Tuttavia, commenta il musicologo Franco Serpa, «non c’è traccia di dolore o di lutto: in omaggio ai morti questa musica volle essere la celebrazione di forme pure, perfette, consolanti giunte a noi nel disordine dell’esistenza da un’età artistica ammirata. Ed è musica mirabilmente intelligente e ricca di sfumati segreti (il meraviglioso Menuet, che si fa serio e inquieto nel trio al suo centro) e limpida (le aggraziate melodie dell’oboe nel Prélude), e a tratti allegra e ironica nell’ostentata solidità del passo o nella vivacità popolaresca (le asperità "novecentesche" della Forlane)».
Ed è su queste asperità armoniche, nel video che vi proponiamo, a partire dal minuto 4:04, che Boulez scende su un terreno ideale, incontra Ravel sulle sue “corde”, là dove le tensioni cromatiche sono più vicine alla sensibilità del musicista contemporaneo. In una versione che, sulla linea di un’ampia formazione barocca (tutti i legni raddoppiati, due corni, una tromba, archi e la novità timbrica dell’arpa), esalta ancor più della partitura per pianoforte il linguaggio moderno e coloristicamente impressionistico di Ravel. Dunque, l’intento del compositore francese – abituato a tornare sulle proprie creazioni puramente pianistiche, più asciutte e compassate, per cambiare umori e sapori con generose orchestrazioni (di cui era maestro insuperabile) – nella lettura di Pierre Boulez sembra essere stato raggiunto al massimo livello. E ci piace pensare che ora i due Maestri francesi si stiano confrontando e sperimentando “vis-à-vis”.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Boulez conducts Debussy & Ravel
Le Tombeau de Couperin (orchestral version)
Cleveland Orchestra; Pierre Boulez, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Maurice Ravel
The orchestral masterpieces
L’Orchestre de la Suisse Romande; Ernest Ansermet, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Maurice Ravel
Bolero - Rapsodie Espagnole, Ma Mère l’Oye
Berliner Philharmoniker; Pierre Boulez, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Guerra - Malattia - Morte - Musica - Strumenti musicali

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