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23/07/2019

In Turchia con Mozart: buon viaggio musicale (Wolfgang Amadeus Mozart, Il Ratto del Serraglio, KV 384)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Wolfgang Amadeus Mozart
Die Entführung aus dem Serail (Il Ratto del Serraglio)
Ouverture
hr-Sinfonieorchester; Peter Eötvös, direttore


Tempo di vacanze e di viaggi, e il viaggio musicale rimane una tentazione irresistibile. Le sonorità a programma, che accompagnano in avventure lungo territori sconosciuti, come le foreste finlandesi di Tapiola nei colori di Sibelius, o la Gaîté Parisienne di Offenbach, o ancora il New York Skyline for piano del brasiliano Villa-Lobos, o le Steppe dell’Asia centrale di Alexander Borodin. Solo alcuni esempi di una sterminata fantasia dei compositori nel raccontare il proprio Paese, o le impressioni di viaggio, sul pentagramma. Ma ci sono anche meravigliose escursioni musicali meno esplicitamente descrittive e geografiche, più giocate sui costumi, sugli usi, sull’incontro fra diverse culture.
Un modo per scoprire, attraverso i suoni, queste latitudini dell’anima è, per esempio, ascoltare le nuove antologie proposte sugli store musicali, che non sono semplicemente playlist di compositori vari (sempre esistite), ma aggregati musicali costruiti intorno a un tema, pensati da direttori d’orchestra o musicologi. Per esempio, il portale Idagio.com, disponibile solo online e dedicato esclusivamente alla musica colta, ne ha impaginato uno di grande fascino e magnificamente orientato al sogno che ognuno di noi coltiva in questi mesi estivi: viaggiare alla scoperta di nuove sensazioni. Si intitola “East meet West” e nasconde tesori che possono donarci, attraverso la fantasia e l’immaginazione, nuove energie per volare via e dimenticarci di noi stessi fra colori, profumi, spezie, essenze sprigionate da timbri e ritmi strumentali e orchestrali.
E così si viaggia, per dare qualche suggestione, sulle note del Rondò alla turca di Johann Nepomuk Hummel, ma anche tra le sonorità cinesi della Turandot di Puccini, nella malinconia dei White Landscapes per flauto, arpa e violoncello del compositore giapponese Takashi Yoshimatsu (cercatelo e ascoltatelo assolutamente perché di rado una partitura orientale si adatta così perfettamente al dolore delle nostre solitudini occidentali), per non parlare del meditativo suono del sitar indiano di Rāga Adanā. Proprio la cultura indiana, per esempio, ha affascinato il compositore inglese Gustav Holst (celebre per il poema sinfonico “I Pianeti”), che ha creato testi dal sanscrito Rig Veda per coro femminile. Mentre lo statunitense John Cage fu profondamente influenzato dalla filosofia e dalla musica di numerose culture orientali: le sue Sonate e Interludi furono scritti dopo essere stato introdotto nella filosofia indiana. E John Tavener, un moderno polifonista a cappella – del quale vi invitiamo a non perdere la composizione “The Lamb”, davvero pregevole al confronto con i grandi polifonisti rinascimentali – ha abbracciato anche una serie di culture non occidentali: la sua ”Dhyāna”, del 2007, deriva dalla parola sanscrita "meditazione".
Ma già nell’Ottocento gli orizzonti si allargano. Non solo India. Gli stili arabi sono stati emulati in musica da compositori russi come Borodin e Balakirev, e da artisti del calibro dell’inglese Edward Elgar. Nel ventesimo secolo si prosegue: Ravel (come Rimsky Korsakov prima di lui) è stato ispirato dal racconto di Sheherazade e delle “Arabian Nights”. Altri spunti suggestivi di incontri etno-musicologici da non perdere, per la capacità che hanno di farci star bene e accompagnarci in viaggi musicali non banali, arrivano per esempio dal gamelan giavanese, che ha avuto un effetto elettrizzante sul francese Claude Debussy, quando lo ha ascoltato per la prima volta all’Esposizione di Parigi del 1889 – e “Pagodes” è una delle sue risposte musicali a quelle sorprendenti sonorità. L’inglese Benjamin Britten è stato ugualmente colpito dal gamelan balinese, che è evocato nel suo balletto "Il principe delle pagode".
Ma forse l’incontro più orchestralmente energico e melodicamente colorato fra Oriente e Occidente è quello che ha proposto Wolfgang Amadeus Mozart già 237 anni fa componendo l’opera “Il Ratto del Serraglio”, della quale ascoltiamo la magnifica “Ouverture” nella lettura della hr-Sinfonieorchester: do maggiore, la tonalità di impianto; due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, timpani, triangolo, grancassa, piatti e archi. Orchestrazione nella quale è importante notare, e gustare all’ascolto, perché freschi e immaginifici, gli strumenti tipici dell’ambientazione turca: flauto piccolo, triangoli, piatti e tamburo turco. Si tratta di un esempio di opera tedesca (il cosiddetto Singspiel), che precede “Il Flauto magico” (Die Zauberflöte, del 1791), e nel quale i pezzi musicali (arie e pezzi d’insieme) sono alternati a parti recitate.
La vicenda dell’opera si svolge in Turchia, nel palazzo del Pascià Selim, che spera di conquistare il cuore di Costanza, rapita dai pirati e ora sua prigioniera. Il nobile spagnolo Belmonte, fidanzato di Costanza, si introduce nel palazzo per liberarla e cade nelle mani delle guardie. Ma il sultano è un uomo generoso e concede a tutti la libertà.
Spiega bene il musicologo Raffaele Mellace: «L’orchestrazione gioca un ruolo particolare in tutta la partitura, responsabile di quello stile “alla turca” che conferisce all’opera un inconfondibile colore locale: fu proprio utilizzando questa strumentazione, derivata dalle bande di giannizzeri tanto alla moda nel secondo Settecento, che Mozart scrisse l’ouverture, il coro del primo atto e quello finale (i primi pezzi a venire composti); al di là dell’impiego di alcuni strumenti particolari (grancassa, piatti, triangolo, tamburino), si trattava di applicare una serie di procedimenti che imitassero un linguaggio esotico (Mozart stesso li aveva impiegati nei movimenti finali della (celeberrima) Sonata per pianoforte KV 331 e del Concerto per violino KV 219... La sua frenesia dirompente cattura l’ascoltatore sin dalla mirabile ouverture, che prefigura in rapida sintesi il vortice dell’azione; un’azione talmente incalzante che, a detta di Mozart, “sarebbe impossibile addormentarcisi sopra anche avendo trascorso tutta una notte in bianco”».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Ouvertures
Simfonieta Festival Orchestra; Emil Tchakarov, direttore (Classica, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
Amadeus
Academy of St. Martin in the Fields; Neville Marriner, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Mozart & Brahms
Clarinet Quintets
David Shifrin & Emerson String Quartet (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Musica a programma - Opera lirica / Melodramma / Teatro in musica - Strumenti musicali - Vacanze - Viaggio interiore

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