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27/01/2015

Impressioni e colori di un mare di musica (Claude Debussy, La Mer)




Claude Debussy
La Mer
De l’aube à midi sur la mer – Jeux de vagues – Dialogue du vent e de la mer
Lucerne Festival Orchestra; Claudio Abbado, direttore


Sedetevi con calma a guardare il mare. Su un molo, in silenzio, possibilmente lontano dal chiacchiericcio e dai rumori della città. In un luogo isolato, di fronte all’azzurro e all’orizzonte. Dall’alba a mezzogiorno, che è un tempo lungo ma carico di suggestioni, proprio di fronte alle onde, ai loro profumi, ai loro colori, al rifrangersi della risacca, alle sue trasparenze, al luccichio, al senso di pace che ci restituisce lo sguardo verso la linea dell’infinito. Uno spazio di meditazione, di introspezione, di stupore.
E dall’alba a mezzogiorno, in francese “De l’aube à midi sur la mer”, è appunto il primo di tre schizzi sinfonici che ci regala, e in un certo senso ci racconta, ci dipinge, il compositore francese Claude Debussy, raccolti sotto il titolo di “La Mer”, con i quali torniamo sulla musica a programma dopo la straussiana “Morte e Trasfigurazione” della scorsa puntata. Le sensazioni che regala la vista del mare, almeno quelle che percepisce e prova a trasmetterci Debussy, sono subito palpabili nell’attacco della pagina: un’atmosfera rarefatta che incute quasi paura per la potenza della vastità acquatica che porta con sé, un sussulto di impressioni e di timbri, dai timpani iniziali ai quali si sovrappongono le voci dell’arpa e dei violoncelli, sino all’entrata del corno inglese e degli archi, e poi della tromba, che rendono finalmente il mare più luminoso e luccicante. Poi via via l’andamento si fa più animato, si annuncia il tema dei flauti e dei clarinetti, subito seguito da un altro importante disegno dei corni.
«Accordi raffinati sparsi sulla partitura come macchie di colore... La musica s’illumina all’improvviso con effetti di sconvolgente bellezza, come l’abbagliante accordo suonato dai violoncelli, al centro del quadro», scrive Oreste Bossini commentando un concerto diretto da Antonio Pappano. I due successivi schizzi sinfonici sono “Jeux de vagues” (Gioco delle onde), dove la strumentazione ha una trasparenza fantastica e la capacità di rinnovare continuamente l’immagine del paesaggio, e “Dialogue du vent e de la mer” (Dialogo del vento e del mare), quest’ultimo forse il più sconvolgente dei tre, che si apre con un rullo dei timpani, come nel primo quadro. Tutta la parte iniziale esprime l’inquietante contrasto tra il mare e il vento: un affresco in cui lo spunto programmatico – le distese marine e la natura – diventa un tumulto di emozioni e di scorci espressivi che, secondo il compositore Giacomo Manzoni, «sino ad allora nessun musicista aveva saputo ricavare da un’orchestra».
Questa musica, più che una successione di linee melodiche immediatamente riconoscibili e cantabili, è un’intensa esperienza sensoriale, un catalizzatore di emozioni e brividi, come i colori sulle tele dei pittori che modificarono il linguaggio artistico nella stessa epoca di Debussy. Tutti hanno legato il loro nome al concetto di “impressionismo” e il compositore francese fu senza dubbio impressionista, senza però intendere con questa definizione una banale imitazione della natura - il mare, nel caso dei pezzi sinfonici che ascoltiamo questa settimana - con mezzi sonori e orchestrali. Citando ancora la splendida definizione di Giacomo Manzoni, «Impressionismo in Debussy significa la capacità di annotare musicalmente le sensazioni che all’Io provengono da una serie di impulsi esteriori, il bisogno di eludere il disegno chiaro e classicamente limpido per lasciare il passo all’immediata emotività, a un’ipersensibilità che fa della musica quasi il sismografo dell’anima, il mezzo di registrazione diretta delle impressioni più diverse».
E’ da questo bisogno nuovo che si fa strada, tra fine Ottocento e inizio Novecento (“La Mer” è stata composta nel 1905), tutta una serie di innovazioni armoniche che hanno segnato la storia del pentagramma e portato a un’evoluzione dello stile: l’armonia, cioè la dimensione verticale della musica, e la melodia, la sua proiezione orizzontale, vengono private delle loro funzioni costruttive e dialettiche, e provano a imporsi con la forza di loro stesse. Di conseguenza, acquista molta più importanza il timbro degli strumenti, non ciò che racconta la loro voce, ma la voce medesima, che diventa il mezzo per tradurre in musica le sensazioni dell’artista, il quale per esprimersi si affida sempre più ai “colori” di un oboe, di un flauto, di un fagotto, come se pescasse da una tavolozza. In pratica, dilaga una tecnica di composizione nuova, che qui, in “La Mer”, e soprattutto nella lettura attenta alle sfumature di Claudio Abbado, possiamo gustarci in tutta la meraviglia: un caleidoscopio di macchie sonore, l’orchestra che diventa strumento per dipingere, per cambiare riflessi di battuta in battuta, di nota in nota. Proprio Abbado a 12 anni ascoltò i “Nocturnes” e “La Mer” di Debussy e decise che un giorno avrebbe restituito al pubblico le stesse emozioni provate da ragazzo in sala da concerto.
Perché questa è forza della musica di Debussy: creare empatia, punteggiare il nostro cervello di stimoli visivi e sonori. L’amore per il mare risale all’infanzia del compositore francese, quando si recava a Cannes per le vacanze estive. Racconta in una lettera: «Forse non sapete che avrei dovuto intraprendere la bella carriera del marinaio, e che solo per caso ho cambiato strada. Ciononostante, ho mantenuto una passione sincera. Ricordo la ferrovia che passava davanti a casa con il mare sullo sfondo: in certi momenti pareva che il treno uscisse dal mare, o che dovesse tuffarvisi (a vostra scelta)». In quel “a vostra scelta” c’è il segreto della sua arte fatta di ceselli timbrici ed emozionali: cioè la musica che racconta non ciò che è, ma ciò che crediamo che sia. Dunque, potremmo dire che sono queste le note più terapeutiche che si possano ascoltare, perché il “mare”, la “natura”, il “quadro” che ci restituiscono non sono una fotografia, ma un’idea, un’impressione, che ci lascia liberi, attraverso squisite tinteggiature, di immaginarlo, il mare, e di sentire il sapore della salsedine, il grand bleu delle profondità, l’immensità del suo mistero.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Claude Debussy
La Mer
Legendary Performances
L’Orchestre de la Suisse Romande; Ernest Ansermet, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Claude Debussy - La Mer
Gustav Mahler - Sinfonia No. 2 “Resurrezione”
Orchestra del Festival di Lucerna; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Claude Debussy
Prélude à l’après-midi d’un faune
Cleveland Orchestra; Pierre Boulez, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Emozioni - Meditazione - Musica a programma - Natura - Strumenti musicali

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