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28/05/2019

Immersi in melodie fresche e rasserenanti (Ottorino Respighi, Antiche danze ed arie per liuto)




Ottorino Respighi
Antiche danze ed arie per liuto, terza suite
Chaarts Chamber Artists


Ci siamo lasciati, la scorsa puntata, con le suggestioni di un virginale d’inizio Seicento, sulle note della celebre “The earl of Salisbury pavan”, scritta dal compositore inglese William Byrd. Era quello il periodo di un altro strumento che ha dominato a lungo la musica nelle corti europee: il liuto, scomparso praticamente per tutto l’Ottocento e poi recuperato nel corso del ‘900 grazie al lavoro filologico e di repertorio di alcuni artisti come gli americani Hopkinson Smith e Paul O’Dette, o lo svedese Jakob Lindberg.
Eppure, è proprio dal liuto, dal suo mondo, dal suo universo sonoro, che traiamo la linfa (assai vitale, e non è un modo di dire) per il nuovo ascolto di questa settimana. C’è infatti un compositore italiano, Ottorino Respighi (1879-1936), che abbiamo già proposto nelle pennellate sinfoniche dei “Pini di Roma”, che ha fatto del liuto, e del suo tempo, un’occasione per immergerci in melodie fresche e rasserenanti, contribuendo, con altri compositori di inizio Novecento, a recuperare e riproporre in una nuova veste orchestrale (e cameristica), i grandi tesori, spesso, nascosti o dimenticati, dell’arte strumentale italiana. Una delle pagine più gustose di Respighi, infatti, sono le meravigliose Antiche danze ed arie per liuto, anche se nella composizione che vi proponiamo il liuto non compare per nulla, e sulla partitura Respighi scrive: “Trascrizione libera per orchestra d’archi”.
Accadeva, nei primi anni del Novecento, che un gruppo di compositori italiani – Alfredo Casella, Gian Francesco Malipiero, Ildebrando Pizzetti, e appunto Ottorino Respighi – conosciuti nella storia della musica come la Generazione dell’80, perché tutti nati intorno agli anni Ottanta del XIX secolo – cercassero di recuperare l’interesse del mondo musicale italiano per la musica strumentale. Per quasi tutto l’800, infatti, e buona parte d’inizio ‘900, sino alla morte di Giacomo Puccini nel 1924, a dominare la scena musicale italiana è l’opera, il melodramma. La Generazione dell’80 si può dire abbia preso sulle proprie spalle l’onere, e l’onore, di ricordare al pubblico dei concerti che il nostro Paese non era soltanto teatro in musica. La loro idea, all’inizio del Novecento, era questa: comunicare al mondo che anche l’Italia ha una nobile tradizione nella musica strumentale, al pari di Francia e Germania.
Respighi ne è l’esempio più luminoso: le sue pagine sinfoniche riempiono ogni giorno gli auditorium di tutto il mondo, e impegnano le orchestre e i direttori più prestigiosi. Anche le arie e danze per liuto sono un trittico sinfonico di forte suggestione, soprattutto per il chiaro accento sulla melodia, elemento attorno al quale Respighi costruisce un personale recupero della tradizione strumentale italiana più antica. Si tratta di tre Suite, un unico ciclo di composizioni, scritte tra il 1917 e il 1931. Come spiega il compositore e musicologo Carlo Boccadoro in una delle sue “Lezioni di musica” su Raitre, Respighi, oltre a condividere il recupero di Monteverdi, Palestrina, e poi Vivaldi o Scarlatti, con gli altri della Generazione dell’80 «decide di rivolgere la propria attenzione a compositori anche minori. In particolare, s’interessa ad alcuni quaderni di musica per il liuto», spesso molto festosi, di intrattenimento, senza altra ambizione che essere piacevoli all’ascolto.
Ma non aveva un interesse filologico: all’inizio del Novecento non s’intravedeva ancora il progetto di recuperare le pratiche esecutive antiche e il suono degli strumenti originali con strumenti d’epoca o copie fedeli di liuteria. La sua idea era rispolverare questa musica adattandola agli organici moderni. Nel fare questo, Respighi era sorretto dall’abilità di orchestratore: allievo di Nikolaj Rimskij-Korsakov, era diventato un maestro delle tinte orchestrali (basta ascoltare il trittico italiano “Fontane di Roma”, “Pini di Roma”, “Feste romane”), unico compositore della sua generazione capace di rivaleggiare con Stravinskij o Debussy nell’abilità di dosare i pesi sonori e i colori.
La prima delle tre Suite, per esempio, spiega Boccadoro, «è per un’orchestra particolarmente nutrita, dove per suggerire l’idea del liuto, è presente un’arpa, anche un clavicembalo, addirittura un clavicembalo a quattro mani. Pure la seconda è articolata in senso orchestrale, con pianoforte a quattro mani, clarinetti, celesta, per dare colori ancora più brillanti e sognanti, ricchi di sfumature timbriche, sempre con l’intenzione di riproporre le bellezze della musica strumentale italiana del passato».
La più popolare di queste Suite è la terza, composta per piccola orchestra d’archi (ne esiste anche una versione per quartetto). Quello che salta subito all’orecchio, suggerisce ancora Boccadoro, «sono la chiarezza e la luminosità con cui Respighi riorchestra queste musiche. Siamo nel 1917, è ancora forte l’influsso di Debussy e persino di Wagner. E invece qui le complessità orchestrali, delle quali Respighi era maestro, sono ridotte all’essenziale, per mettere in luce la chiarezza di queste armonia. Il compositore lavora per snellire al massimo la scrittura, si concentra ancora di più sulla melodia, sulle linee principali, sulla semplicità degli accompagnamenti. Il resto è solo contorno leggero, di pizzicati, di armonici, l’importante è che l’attenzione non venga mai distolta dall’elemento melodico».
Si percepisce bene nel primo movimento, l’Italiana: una scrittura tersa e trasparente, una bellissima melodia affidata ai violini. L’accompagnamento è quello dei violoncelli e dei contrabbassi pizzicati, leggerissimo e garbato. E sembra davvero incredibile che con un organico così ridotto, di soli archi, un compositore sia stato capace di creare così grandi quantità e morbidezze di suono. Tutto si svolge su un’atmosfera estremamente delicata. Un ascolto piacevole, che genera serenità, quiete, pace. Come tutta la Suite, ovviamente, che prevede anche – al terzo movimento – una commovente Siciliana.
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

1) Ottorino Respighi
Antiche danze e arie per liuto – Suite III
Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Ottorino Respighi
Pini di Roma – Fontane di Roma – Feste romane
New York Philharmonic; Giuseppe Sinopoli, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Ildebrando Pizzetti
Canti della stagione alta (Concerto per pianoforte e orchestra)
Robert Schumann Philarmonie; Oleg Caetani, direttore (Naxos, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Musica antica - Serenità - Strumenti musicali

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