Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin

Torna a Strategie per stare meglio

Condividi su
Stampa

12/11/2019

Il violoncello canta il dolore di un popolo (Giovanni Sollima, Lamentatio per violoncello solo)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Giovanni Sollima
Lamentatio per violoncello solo
Narek Hakhnazaryan, violoncello


Se la scorsa puntata vi abbiamo proposto una Sonata per pianoforte di Chopin che, come abbiamo titolato, “dialoga con la morte”, questa settimana suggeriamo l’ascolto di una musica che dialoga con la sofferenza. L’artista che vedete nel video, Narek Hakhnazaryan, 31enne violoncellista allievo prediletto di Mstislav Rostropovich, ha nel DNA il dolore di un intero popolo. Un dolore che non ha vissuto direttamente, in prima persona, ma è un musicista e fa il suo mestiere: dà voce, attraverso l’arte, allo strazio, alle tribolazioni, al lamento di una massa enorme di diseredati. Il giovane Hakhnazaryan, infatti, è nato in Armenia, un Paese che ha scavate nella memoria le sofferenze vissute nei secoli, «sino all’incancellabile memoria del genocidio», ha confidato Narek in una recente intervista. «Questo mi aiuta a sentire il dolore e la tragicità insite nella musica».
Soprattutto il lamento espresso in questa pagina per violoncello solo di Giovanni Sollima, che s’intitola appunto “Lamentatio”. Sollima è il compositore italiano, di formazione colta, contemporaneo, ma sempre ancorato a un impianto rigidamente tonale. Palermitano, classe 1962, ha portato la voce del suo violoncello nel deserto del Sahara, sui ghiacciai, sulle scale mobili della metropolitana, su una barca, persino sott’acqua. Dal 2010 insegna all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Suona un violoncello Francesco Ruggeri costruito a Cremona nel 1679. E’ strumentista e compositore insieme, ed è piuttosto noto, anche al grande pubblico, per avere fondato nel 2012 il progetto “100 Cellos”, ensemble formato da un centinaio di violoncellisti con lo scopo di diffondere la musica con gioia e senza barriere: il suo repertorio parte dal barocco e dalle Suite di Bach, ma con curiosità (che tutti dovremmo avere) spazia fino alle suggestioni jazz e blues. «La ciaccona sta al Seicento come il blues sta al Novecento», sostiene Sollima. Ma soprattutto è un esploratore di sonorità vergini e di potenzialità espressive: dalle corde vuote ai pizzicati, al tamburellato sulle fasce del violoncello, sino all’archetto strofinato sul puntale. L’hanno diretto Abbado e Muti. Ha suonato con la Chicago Symphony Orchestra, con il Royal Concertgebouw di Amsterdam, alla Scala, alla Carnegie Hall di New York. Ha abituato il pubblico agli sconfinamenti di genere, alle acrobazie spericolate e avveniristiche, alle sonorità profonde e primordiali.
Qui però conosciamo Giovanni Sollima come compositore puro, in un pezzo che lascia senza fiato e che è un tributo a chi ha sofferto; per la capacità che ha la musica di sublimarsi al di là di tutte le epoche, il violoncello suona lacerante e straziante per chi soffre oggi, per chi soffrirà domani, con l’intensità di un lamento di dolore. “Lamentatio“, infatti, è stata scritta da Sollima nel 1998 in memoria di quanti hanno perso la vita nel genocidio armeno, indicato a volte anche come “olocausto degli armeni”, riferendosi alle deportazioni e uccisioni compiute dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916, circa un milione e mezzo di morti. Anche se questa musica è testimone di una contaminazione di differenti stili, di differenti memorie, con richiami etnomusicologici alla terra in cui Sollima è nato e anche alle Lamentazioni pasquali, con radici nei canti gregoriani. Porta con sé il gusto ancestrale e tribale della Sicilia al tempo della dominazione araba, e alcuni studiosi riconoscono il lamento delle donne dell’antica Roma, presenti nei cortei funebri per intonare canti di elogio del defunto, accompagnati da grida di dolore, pianti, gesti di disperazione.
E così nella fantasia creativa del compositore siciliano, alle corde del violoncello si unisce la voce, ma non di un cantante, bensì dello stesso esecutore al violoncello, in un dialogo che rafforza la sensazione dolente della tragedia di una stirpe, e ne fa quasi, grazie all’artificio compositivo, l’occasione perché il popolo armeno partecipi alla musica raccontando in prima persona il proprio destino. I giovane Narek Hakhnazaryan, particolarmente coinvolto da questa atmosfera, esegue le note sul pentagramma e nello stesso tempo intona la lamentazione. L’indicazione in partitura è netta: adagio e libero; voce nasale, non vibrata.
Confida un altro violoncellista, Alexander Hersh: «Ho appreso per la prima volta della “Lamentatio” di Giovanni Sollima da un video di YouTube. La mia mascella cadde all’istante, quasi come si vede nei fumetti: ero completamente incantato. Tutta quella immaginazione, originalità e quella vasta esibizione di tecnica strumentale. Ordinai subito la musica dall’editore italiano. E’ un’opera evocativa e viscerale che va oltre ciò che ci si potrebbe aspettare da una pagina per violoncello solista».
Raggiunto per posta elettronica, Giovanni Sollima ci ha scritto: «Lamentatio è un lavoro di diversi anni fa (1998). Risale all’epoca in cui abitavo a New York. Ovviamente la Sicilia – mix di culture e stratificazioni arabe, normanne, spagnole, ebraiche, albanesi, balcaniche – entra a pieno titolo nell’evocazione sonora di questo piccolo brano che parte, appunto, da una lamentazione per cedere poi il posto al ritmo e alla danza. Non c’è un testo, ma è il timbro della voce a fondersi con quello dello strumento, un po’ come nei canti a 3 e 4 voci, in Sardegna rimasti integri nel canto a tenores, in Sicilia presenti sono in minime tracce nell’entroterra. Ascolto chiunque produca suoni, sia cantando, sia parlando “con espressione”. Ascolto anche rumori di varia natura. Da qualche anno cerco di organizzare il flusso densissimo di suoni e suggestioni che continuamente mi travolge, scrivendo pezzi per violoncello solo senza l’ausilio di supporti tecnologici. Cerco parentele con vocalità e tecniche strumentali non occidentali, intervenendo sia sul timbro che sulla stessa accordatura del mio strumento».
Un ulteriore suggerimento musicale è di ascoltare questo brano, che è parte della musica classica contemporanea, e poi di fare un salto indietro nel tempo, di circa quattro secoli, per confrontarlo con le “Lamentationes Jeremiae” di autori rinascimentali come Thomas Tallis o William Byrd: entrambi hanno raccontato, nella forma del canto a cappella, il dolore del profeta dinanzi alla presa e distruzione di Gerusalemme, sino alla grande tribolazione del popolo di Israele.
Buon ascolto.

top

Per approfondire lascolto

1) Giovanni Sollima
Caravaggio - Lamentatio
Giovanni Sollima, violoncello (Casa Musicale Sonzogno, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Giovanni Sollima
100 Cellos
Giovanni Sollima e interpreti vari (Casa Musicale Sonzogno, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Thomas Tallis
Lamentations of Jeremiah
The Tallis Scholars (Gimell, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

top

Parole chiave:
Dolore - Genocidio - Musica da camera - Persecuzione

Stampa

© 2019 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

Torna a Strategie per stare meglio