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20/10/2015

Il tenero abbraccio della morte alla fanciulla (Franz Schubert, Quartetto per archi D. 810)




Franz Schubert
Quartetto per archi No. 13 D. 810
Alban Berg Quartet


Dall’immediatezza d’ascolto del Concerto per due violini e orchestra di Bach, alla profondità di pensiero e di elaborazione musicale di una delle pagine più alte dell’arte cameristica: il Quartetto per archi D 810 di Franz Schubert, universalmente conosciuto con il titolo di “La morte e la fanciulla”. Quattro movimenti, i primi due monumentali, nel senso dell’impianto e della bellezza, due “sculture” sonore che ci interrogano, ci accompagnano in un profondo stato d’introspezione, a tratti ci cullano, in altri ci scuotono, in altri ci disorientano per l’asprezza del paesaggio: il primo, Allegro, «annunciato da un tema principale, cupo e dolente, con le battute iniziali, in fortissimo e all’unisono, che proiettano sull’intero brano una luce livida e sferzante» (Guida alla musica da camera, Zecchini Editore, dalla presentazione di Enrico Dindo); il secondo, Andante con moto, che libera energie inaspettate, sviluppato in cinque variazioni, nelle quali si passa da un clima drammatico e febbrile alle suggestioni melodiche più intense, «a un’atmosfera grottesca e allucinata, sino alla coda che si stempera in attimi di pace e di serenità», quasi a voler segnare da parte di Schubert, come con una matita rossa sul pentagramma, che la musica alla fine trionfa sempre. Che ci soccorre sempre. Ed è una gran bella sensazione per chi si avvicina all’arte dei suoni con l’intento di lasciarsi curare.
Va detta però una cosa. Lo abbiamo più volte segnalato in queste proposte d’ascolto: ci sono musiche più semplici da accogliere, più spontanee, che ci conquistano al primo approccio. Non significa che siano banali o semplici, o prive di sapienza compositiva, o frivole: semplicemente risultano subito “nostre”, la confidenza è immediata. E ci sono invece altre musiche per le quali occorre fare un percorso di ricerca sonora e interiore, pagine che necessitano di una disciplina di ascolto, di una frequentazione, di una “educazione”. La loro bellezza non è alla nostra altezza, dobbiamo elevarci un po’ per scorgerla, come quando in aereo buchiamo le nuvole e troviamo il sole. Ecco, il quartetto che vi proponiamo oggi è una di queste composizioni: va ascoltata e riascoltata con pazienza e fiducia; nonostante sia una delle creazioni schubertiane più celebri, occorre che il nostro orecchio si arrampichi fin lassù, è una cima da conquistare.
Un modo per avvicinarla, per entrare con più coinvolgimento nella sua struttura fortemente dinamica, è quella di inquadrare l’intero brano attraverso l’approccio al contenuto poetico che è alla base di questo capolavoro. Infatti, come il Quartetto No. 13 D. 804, scritto appena prima (proposto qui nel maggio 2013), aveva tratto il suo secondo movimento, l’Andante, dalle musiche di scena per il dramma romantico “Rosamunde, principessa di Cipro”, anche il Quartetto D 810, “La Morte e la Fanciulla”, deve il suo titolo all’utilizzo, pure qui nel secondo movimento, Andante con moto, di un tema corale già sviluppato da Schubert per il lied “Der Tod und das Mädchen”. Ed è proprio qui, nel titolo di questa lirica, che si annida il senso dell’intero Quartetto D 810.
In italiano la traduzione è “La morte e la fanciulla”. Dunque, sembra tutto lineare: c’è la morte, cattiva e spietata, che sottrae la vita a una fanciulla. Tragedia, destino crudele, ineluttabilità: fine del discorso. Nella lingua di Schubert, invece, diventa tutto molto più poetico. La morte, infatti, è “der Tod”. In tedesco gli articoli sono tre: der, maschile; die, femminile; das, neutro. La “morte”, quindi, in tedesco è maschile, e questo cambia completamente la prospettiva: perché la morte diventa una corteggiatrice, anzi un corteggiatore della fanciulla. E il rapporto tra di loro si avvia a essere non di tenebra e di angoscia, ma di tenerezza e di abbandono. Questo è inoltre sottolineato dal fatto che “Mädchen”, la fanciulla, in tedesco non è femminile ma neutro, come segnala l’articolo “das”; e in questa lingua molte parole con il suffisso “-chen” sono diminutivi o vezzeggiativi. Il poeta al quale Schubert s’ispira avrebbe potuto usare il sostantivo “donna”, cioè “Frau”, che sarebbe diventato “die Frau”, oppure “giovane donna”, “die junge Frau”, entrambi femminili. Ha invece scelto “das Mädchen”, la fanciulla, la giovinetta, la donzelletta (per dirla con Leopardi), prefigurando con “der Tod” un abbraccio, quasi un innamoramento, una deliziosa liaison. Si ascoltano infatti nel Lied le parole suadenti della morte: «Ich bin nicht wild, sollst sanft in meinem Armen schlafen», «Io non sono crudele, nelle mie braccia dormirai dolcemente» (traduzione del musicologo Luigi Della Croce).
E un altro elemento accomuna il Quartetto D 810 “Der Tod und das Mädchen” con il lavoro immediatamente precedente, il Quartetto D 814 “Rosamunde”: anche questa è una pagina legata a un periodo infelice nella vita del compositore. Quando Schubert inizia a comporlo è ancora preda di uno stato d’animo depresso, reso ancora più insopportabile dai problemi di salute, aggravati dalla “sifilide”, come leggiamo nelle lettere di quel periodo, tra le quali una scritta a Leopold Kupelwieser: «Ogni notte quando vado a dormire spero di non svegliarmi più e ogni mattino non fa che ricordarmi l’affanno del giorno precedente. Trascorro così le giornate senza gioia e senza amici, se Schwind non mi facesse ogni tanto visita, portandomi un raggio dei dolci giorni passati».
E dunque, due lavori accumunati da una medesima cifra stilistica, dalla stessa determinazione psicologica di reazione alla malattia, nonostante ricoveri, sofferenza e solitudine, ma divisi, invece, da un diverso destino musicologico-storiografico: mentre il Quartetto “Rosamunde” è l’unico a essere andato in stampa durante la vita del compositore austriaco – morto a 31 anni, e vissuto sempre senza mai aver visto il successo anche commerciale delle proprie opere, cioè senza essersi mai reso veramente conto di essere diventato “Schubert” – il Quartetto “Der Tod und das Mädchen” è stato pubblicato postumo e il compositore non ha mai goduto in vita della sua gloria musicale.
Qui lo stile schubertiano è pieno e completo, la sua ricchezza melodica e i suoi percorsi introspettivi riflettono il pensiero di Schubert sul senso di essere artista in rapporto alle difficoltà della vita. Il tema del terzo movimento – Scherzo, allegro molto – appare aggressivo, accompagnato da decisi “sforzando” da parte degli archi, una sorta di discesa verso la disperazione, in un’atmosfera allucinata. Per non parlare del quarto e ultimo movimento, Presto, che dà l’impressione di un’ulteriore cavalcata verso l’abisso, segnato da un ritmo di tarantella, in un flusso musicale di magmatica densità, velato di angoscia, paragonato da alcuni musicologi a una ridda travolgente.
Ma se questo quartetto è da sempre popolare lo si deve soprattutto al secondo tempo, l’Andante. Alcune variazioni hanno un tono più teso, arrabbiato, come se il compositore non volesse accettare il dolore che la vita a volte semina. Tuttavia, un magnifico volo lirico avvolge le cinque variazioni, che si susseguono in quel clima romantico di fiducia nella forza terapeutica della musica. Solo chi soffre può pienamente comprendere le parole di Schubert dal suo letto d’ospedale. Eppure ascoltate questo quartetto: la sua complessa bellezza ci dice che il compositore non ha mai, neppure per un istante, abbandonato la fede assoluta nella fantasia e nell’arte.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Schubert
The last four quartets, including: “Der Tod und das Mädchen” and “Rosamunde”
Quartetto Italiano (Philips, disponibile anche su Apple Music e su Google Play Music)

2) Franz Schubert
Lieder (tra cui “Der Tod und das Mädchen)
Christa Ludwig, mezzosoprano; Irwin Gage, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e su Google Play Music)

3) Franz Schubert
String Quartets: No. 14 “Der Tod und das Mädchen” - No. 13 “Rosamunde”
Alban Berg Quartett (Emi Classics, disponibile anche su Apple Music e su Google Play Music)

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Parole chiave:
Malattia - Morte - Musica da camera - Poesia - Serenità

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