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20/04/2010

Il ruscello della melodia (Franz Schubert, Allegro moderato, dalla Sonata per arpeggione e pianoforte)




Franz Schubert
Allegro moderato, dalla Sonata per arpeggione e pianoforte
Miklos Perényi, violoncello
Andras Schiff, pianoforte

Il brano musicale che vi proponiamo oggi è articolato in due distinti filmati, dal momento che YouTube consente di pubblicare solo file di durata non superiore ai 10 minuti. Nonostante il moderato disagio che questo può comportare, abbiamo scelto di presentarvi le due parti separate sia per lo straordinario spessore degli interpreti, sia perché su Internet non è ancora disponibile il video di una delle letture di riferimento assoluto per quest’opera: le incisioni storiche di Mstilav Rostropovich, al violoncello, e del compositore Benjamin Britten, al pianoforte. Per ascoltare la seconda parte del movimento, basta cliccare sul link sotto riportato.


Se siamo convinti che la musica abbia una funzione terapeutica, che la ricchezza delle sue melodie e armonie, delle sfumature ritmiche e dinamiche, delle coloriture timbriche, possa accompagnarci per mano un passo oltre il nostro dolore, allora poche pagine come quella che vi presentiamo oggi hanno un potere lenitivo, calmante, rasserenante, cioè la capacità d’essere un balsamo per l’anima e per la sofferenza.
Franz Schubert, Sonata per arpeggione e pianoforte, uno dei gioielli della letteratura cameristica. Intanto, una breve precisazione per chi non ha mai avuto l’opportunità o il tempo di frequentare questo repertorio. Le composizioni da camera sono un genere della musica “colta” dedicate a due o più strumenti: duo con pianoforte, trii (con o senza pianoforte), quartetti, quintetti, sestetti. Diciamo che tutta la musica da camera che conta, cioè le pagine più leggendarie, sono state scritte per formazioni da due a sei strumenti. Esistono anche “settimini”, “ottetti” e “nonetti”, ma meno numerosi e non così popolari.
Il nome “da camera” intende esprimere storicamente, anche come luogo più ristretto per l’esecuzione, questa visione intimistica della musica, alternativa alla potenza della creazione orchestrale per più strumenti, esibita in grandi sale da concerto. Dunque, la cameristica è un repertorio per un ristretto numero di esecutori, e un tempo anche di ascoltatori. Oggi i meravigliosi tesori della musica da camera trovano spazio all’auditorium, nei conservatori, nelle chiese. Ma per tutto il Settecento e l’Ottocento era consuetudine eseguire queste composizioni alla presenza di pochissime persone, a corte, in piccole sale dei palazzi reali, o addirittura nelle stanze private dei nobili. Insomma, per un pubblico di privilegiati, com’è avvenuto per due secoli alla letteratura liutistica, prima rinascimentale e poi barocca, alla tiorba, o alla viola da gamba. E approfondiremo questi ascolti grazie ad alcuni straordinari documenti multimediali.
Se la cifra della musica da camera è l’intimità dell’esecuzione – e spesso anche dell’ascolto, rispetto alla spettacolarità del discorso sinfonico – il video che vi proponiamo questa settimana ci porta dritti nell’atmosfera musicale d’inizio Ottocento. È facile intuirne colori, ritmi, architetture e costumi. Immaginate per un attimo di passare, una mattina qualsiasi del novembre 1824, l’anno in cui è stata composta la Sonata, davanti alla stanza in cui vedete suonare il violoncellista Miklos Perényi e il pianista Andras Schiff (formidabile interprete anche bachiano), entrambi ungheresi. Non sappiamo dov’è stato girato questo video, ma provate a sbirciare in quella stanza: con un po’ d’immaginazione non è difficile scorgere lo stesso Franz Schubert al pianoforte, nella profonda solitudine dei suoi momenti creativi. Il compositore austriaco, morto a soli 32 anni, amava infatti alzarsi alle sei del mattino e stare al pentagramma sino all’una, dimenticando spesso di pranzare: al punto che, come ha scritto lo studioso Rodolfo Venditti, «il suo perdersi era totale».
Ecco, questa capacità di perdersi nella bellezza della musica, e soprattutto di trasmettere la stessa sensazione agli ascoltatori, è uno dei motivi che fanno di Schubert uno dei compositori più “terapeutici” in assoluto. Forse solo Mozart lo supera, per la capacità straordinaria di far vibrare le corde esistenziali, di entrare in empatia con il cuore (e il cervello) di chi ascolta, sconvolgendo i parametri della musica e ribaltando, in modo quasi miracoloso, le emozioni trasmesse dalle strutture armoniche: in Mozart una tonalità maggiore, normalmente solare e aperta, non di rado racconta un pensiero malinconico e intimo; mentre una tonalità minore, in teoria più cupa e ombrosa, dipinge orizzonti sereni e luminosi.
Quando, a undici anni, Schubert entrò per la prima volta nel coro della Cappella imperiale di Vienna, Mozart era morto da vent’anni, il grande Haydn appena scomparso, e Beethoven nel pieno del furore creativo. Su un quaderno di scuola il piccolo musicista, appena entrato in collegio, annotava: «Beethoven? Chi può fare ancora qualcosa dopo di lui?». E della Sinfonia Kv 550 di Mozart (che lui ovviamente leggeva in partitura, non c’era l’iPod a portata di mano): «Qui si sentono cantare gli angeli». E invece, crescendo con perseveranza e umiltà sul tappeto delle loro invenzioni, Schubert diventò come un ruscello, sorgente d’acqua purissima che sgorga dalle fonti inesauribili del talento e dell’ispirazione.
La sua musica è immediata, fresca, limpida, con una spontaneità non comune anche tra i “grandi” di ogni epoca e genere. Spesso si legge che la coppia Lennon-McCartney, in tempi moderni, ha stupito il mondo per la facilità d’invenzione melodica, ma i due “scarafaggi” di Liverpool (autori peraltro di canzoni memorabili) non sarebbero in grado neppure di competere con uno come Schubert, che a differenza di altri compositori più cerebrali «fa un’arte senza complicazioni», per usare ancora le parole di Rodolfo Venditti. «Canta come l’ispirazione detta, senza pensieri di ordine costruttivo: è il canto di una vita rigogliosa e lieta, velata di tristezza e malinconia», quindi per molti aspetti vicina alle nostre vite e ai nostri giorni.
Ascoltando i due video che proponiamo, provate a contare le frasi melodiche che si rincorrono nell’Allegro moderato tratto dalla Sonata “Arpeggione”. E mancano all’appello ancora l’Adagio, il movimento centrale, e l’Allegretto finale (che potrete ascoltare integralmente acquistando il disco), dove il volo lirico di Schubert raggiunge vette di ispirazione tali da indurre a lacrime di commozione. Il compositore cambia continuamente passo e introduce nuovi temi, frasi improvvise d’intensa bellezza, in un dialogo serrato con il pianoforte, dove l’arpeggione (il violoncello) passa con generosità compositiva dalle coloriture liriche al pizzicato, agli arpeggi, alle variazioni timbriche e dinamiche, accompagnandoci su un terreno di felicità purissima, di gioia nell’ascolto e nell’anima; e anche di rinnovata fiducia, perché no, nella potenza liberatoria della musica e della sensibilità umana.
Abbiamo scelto questa Sonata per iniziare con voi una nuova avventura in questa letteratura musicale, cominciando dalla freschezza schubertiana per la sua istintiva facilità di comunicazione “cameristica”: a proposito, non perdetevi per nessuna ragione al mondo anche il Quintetto per pianoforte e archi, detto “La trota”! La nostra speranza è che questa forma d’arte così particolare vi conquisti e vi abiti. Perché tra un po’ saliremo verso il paradiso della musica da camera, verso tensioni intimistiche e liriche di compositori come Johannes Brahms, capaci di scavare un solco profondo nel cuore di chiunque sia sensibile alla musica d’arte.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Schubert: Arpeggione Sonata
Robert Schumann: Funf Stuke im Volkston
Claude Debussy: Cello Sonata
Mstilav Rostropovich, violoncello - Benjamin Britten, pianoforte (Decca Music, disponibile anche su iTunes)

2) Franz Schubert
Quintetto per pianoforte e archi Op. 114 “La trota”
Alfred Brendel - Cleveland Quartet (Universal International Music, disponibile anche su iTunes)

3) Franz Schubert
Quartetti per archi: Rosamunde - Der Tod und der Madchen
Alban Berg Quartett (Emi Records)

4) Franz Schubert
Quartetti per archi: Rosamunde - Der Tod und der Madchen
Quartetto Italiano (Philips)

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Parole chiave:
Bellezza - Emozioni - Felicità - Musica - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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