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14/01/2014

Il pianista che per due volte vinse il dolore (Franz Liszt, dalla Raspodia Ungherese No. 12)




Franz Liszt
Rapsodia Ungherese No. 12
Martin Berkofsky, pianoforte


Lo iniziamo con il fuoco, il 2014: con una storia che si muove nello spirito più autentico di questa rubrica, dedicata alle strategie per stare meglio. Fuoco di musica e di vita, di voglia di vivere. Il video tratto da YouTube non è completo, non di eccellenti qualità come ripresa, ma il significato musicale ed esistenziale va ben oltre la “fotografia” del videoclip. Il pianista che vedete suonare la Rapsodia Ungherese No. 12 di Franz Liszt è lo statunitense Martin Berkofsky, morto proprio alla fine del 2013, il 30 dicembre, stroncato da un tumore. Il nostro Roberto Prosseda, artista italiano tra i più apprezzati in America, l’ha conosciuto e lo descrive come «un pianista di eccezionale talento, intensità e spiritualità… Il suo pianismo è unico, magniloquente e colossale, capace di sonorità al limite con il silenzio, eppure sempre cariche di luce vitale... La sua visione filantropica del far musica come mezzo potente e infallibile per condividere bellezza e per superare momenti dolorosi è ben sintetizzata dalle sue stesse parole: “Il ruolo dell’interprete è di donare bellezza e ispirazione agli altri, e di farlo con la più onesta e umile ricerca di questi valori in noi stessi, nella volontà di creare un mondo migliore”».
Questa volta, più che in altre occasioni, non è davvero importante soffermarci sul compositore, quel Franz Liszt del quale spesso si ricordano soltanto il “Sogno d’amore” e la “Campanella”, o la celeberrima “Consolazione No. 3”, mentre è stato un gigante della musica nell’Ottocento e del pianismo rapsodico e romantico, virtuosistico e sperimentale, importante per due ragioni essenziali: per avere contribuito alla conquista di ancora inesplorate regioni del timbro, della tecnica tastieristica e dell’innovazione formale; e per avere per primo affermato il recital pianistico come lo conosciamo oggi, nel senso del solista istrione che sta sul palcoscenico con un programma antologico che può spaziare da Mozart a Scrjabin. Non ci sarebbero stati Arthur Rubistein o Vladimir Horowitz senza il “divo” Franz Liszt, anche come direttore d’orchestra, e qui non dimenticate di ascoltare i suoi poemi sinfonici, soprattutto “Les Préludes”.
No, questa volta – nonostante più si ascolti questa Rapsodia No. 12, più ci si infiammi per la creatività cromatica del compositore ungherese, a partire dai magmatici arpeggi iniziali, e anche per alcune delicate venature melodiche – l’attenzione e l’ammirazione vanno tutte a chi siede davanti al pianoforte, cioè a Martin Berkofsky. Perché nel 1982, mentre era in Islanda, il pianista nato a Washington nel 1943 da una famiglia di origini bielorusse fu vittima di un grave incidente in motocicletta che lo immobilizzò per mesi. Nonostante fosche previsioni di possibili paralisi, Berkofsky riuscì a ristabilirsi e a uscire dall’incubo, decidendo però di abbandonare la carriera concertistica e di suonare esclusivamente per beneficenza e negli ospedali, per alleviare le sofferenze dei malati. Alcuni anni dopo l’incidente, come in una sorta di nemesi esistenziale che mise a dura prova la sua voglia di musica e di far musica, gli fu diagnosticato un tumore. Eppure, anche grazie alla forza del suo pianismo energico capace di esorcizzare la tragedia e di scolpire in un certo senso un uomo nuovo, guarì anche dal cancro e nel 2003, per festeggiare i sessant’anni, fu protagonista di una tournée concertistica di corsa, “Celebrate Life Run”, 880 miglia attraverso gli Stati Uniti (ecco un video), con recital in ospedali e abitazioni, e la raccolta di oltre 80.000 dollari per la ricerca sul cancro.
Credo non rimanga molto da dire. Se non che Martin Berkofsky, dopo aver dimostrato a sé stesso e a tutti noi che l’arte è più forte di ogni cosa – e si vede bene dal vigore vulcanico con il quale interpreta questo intenso Liszt – ha anche accettato di partecipare ai concerti organizzati dai “Donatori di Musica”, una rete di artisti sulla quale sicuramente torneremo, creata da medici e volontari che organizzano stagioni musicali negli ospedali e nelle cliniche, ed è proprio durante una di questa occasioni, un concerto all’Eurac Centre di Bolzano, che è stato registrato il video che vedete. Ed è ancora il pianista italiano Roberto Prosseda a raccontare che «nel giugno 2010 Martin Berkofsky è volato da Washington in Italia per due concerti nei reparti oncologici degli ospedali di Carrara e Bolzano. Poi è tornato alcuni mesi dopo per incidere un CD con musiche di Liszt pubblicato dalla Arts [da non perdere perché contiene l’integrale di questa Rapsodia Ungherese, N.d.R.] a favore dei “Donatori di Musica”, e ancora nel 2012 per un concerto all’ospedale Garibaldi di Catania e per una seconda incisione, sempre dedicata a Liszt, presso il Tau Recording Studio di Acireale. Proprio in Italia, lo scorso 1° novembre, ha tenuto l’ultimo concerto, nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Brescia: già profondamente provato da un secondo tumore in stato avanzato, è tornato un’ultima volta per portare un messaggio di speranza e luce a tutti coloro che soffrono».
L’incontro anche soltanto discografico con questo pianista d’acciaio che ha vinto il dolore due volte, con e grazie alla musica, dà senso a questo spazio dedicato a chi vive nella malattia e nel disagio, e a tutto il lavoro di ricerca e di studio che abbiamo svolto sinora cercando i risvolti terapeutici della musica, in America assai più sviluppati che da noi (la musicoterapia è una realtà clinica), ma che ognuno può sperimentare con gli spunti concertistici e strumentali che vi abbiamo suggeriti, nei quali l’arte delle note mostra capacità energiche e lenitive, se non sul fisico sicuramente sul tono del nostro umore, sulla serenità interiore, sulla capacità di recupero mentale. Meglio ancora spiegava lo stesso Martin Berkofsky: «La musica cura. Porta la pace allo spirito, gioia al cuore, conforto al corpo. Trasforma l’umanità in fraternità. Incoraggia a lottare con generosità per gli altri, per alti ideali. A dedicare se stessi e il nostro lavoro per quel che nobilita lo spirito umano, a superare e risolvere anche le malattie e i conflitti più dolorosi, e tiene alto il piano dei valori per i quali ci impegniamo in prima persona».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Liszt
“Visions” Piano Works
Martin Berkofsky, piano (Arts, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

2) Franz Liszt
Les Préludes
Zoltàn Kocsis, piano (Warner Classics International, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

3) Franz Liszt
Rubistein: The Liszt Album
Arthur Rubistein & Denis Pascal, piano (RCA Red Seal, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

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