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20/09/2011

Il lirismo che tocca nel profondo (Richard Strauss, dal Quartetto per pianoforte op. 13)




Richard Strauss
Andante, dal Quartetto per pianoforte op. 13
Ensemble Raro: Diana Ketler, pianoforte - Alexander Sitkovetsky, violino - Bernard Naoki Hedenborg, violoncello - Răzvan Popovici, viola


Potremmo dire di aver scoperto insieme a voi la musica che vi presentiamo questa settimana, in un’avventura di ascolto comune. Studiando la biografia di Richard Strauss – compositore che nasconde gemme infinite nelle pieghe delle sue frasi musicali e sa commuovere sino alle lacrime – ecco la sorpresa di un Quartetto per pianoforte, opera 13, in do minore. Segnalato come capolavoro già alla fine dell’Ottocento. Corriamo a cercare nella discoteca personale. Non lo troviamo: ci sono i Poemi sinfonici, un paio di opere liriche, soprattutto l’emozionante “Cavaliere della Rosa”, le “Metamorfosi per 23 strumenti a corde”, gli “Ultimi 4 Lieder”. Nessuna traccia del Quartetto per pianoforte. Allora rimediamo su YouTube. Eccolo, suonato dall’Ensemble Raro di Bucarest: quattro giovani musicisti, fuori da ogni retorica, davvero straordinari. Ascoltiamo il “Quartetto”. Che meraviglia! Una potente sensazione di lirismo e di pace interiore.
Richard Strauss è così. Anche se non è mai immediatamente generoso nella melodia, e quasi mai regala al primo ascolto, per fare un esempio, le sicurezze e gli slanci lirici di Schubert, oppure le suggestive invenzioni romantiche e politico-patriottiche di Chopin. La sua è una conquista che matura con il tempo, una vetta alla quale tende l’orecchio e l’anima. Più lo ascolti più ti prende, scava in profondità, scatena entusiasmi improvvisi. Proprio come nell’Andante che vi proponiamo, terzo movimento del Quartetto, libera gioie musicali che fanno bene, danno serenità, voglia di vivere. Metti su Strauss (Richard, perché gli “altri” Strauss, quelli dei valzer, sono un altro mondo) e a poco a poco, quasi con stupore, come se non te lo aspettassi, ti ritrovi in un impasto sonoro che t’avvolge, ti coccola, a volte ti strappa dal presente e ti trasporta nei luoghi dell’arte dove tutto è meraviglioso e calmo, che poi è ciò che terapeuticamente ci aspettiamo dalla musica (ma anche da un quadro, da un poesia, da un romanzo).
Richard Strauss deposita sulla pelle e in fondo al cuore queste emozioni. Nessuna delle partiture lascia indifferenti, nessuna delle sue armonie. Nulla è scontato nelle pagine di questo compositore nato nel 1864 – l’anno in cui Brahms dava alle stampe uno dei gioielli più intensi, il Quintetto per pianoforte – e che ha scritto la partitura che ascoltiamo nel 1885, a 21 anni, mentre Johannes Brahms ne aveva 52 e dirigeva per la prima volta la sua Quarta Sinfonia. Le date non sono citate a caso, perché da Brahms, forse il più grande camerista dell’Ottocento, Strauss ha in un certo senso raccolto il testimone, portandolo armonicamente, con le sue composizioni più mature, a lambire i territori della "musica nuova" nel primo Novecento, pur senza subirla come dogma musicale.
E davvero l’Andante che abbiamo scelto (al quale aggiungiamo il link per ascoltare l’Allegro iniziale, proponendovi ovviamente l’ascolto dell’intera pagina) sembra iniziare là dove Brahms ha lasciato i suoi Quartetti, Quintetti e Sestetti. Emozioni subito intense, adrenalina musicale che regala sensazioni di benessere appena il pianoforte espone il tema dell’Andante, sostenuto da violino, viola e violoncello. La composizione è immediatamente carica di pathos. Quella concentrazione di lirismo cameristico, preparato via via dal tessuto armonico, che viene “iniettato” improvvisamente negli angoli più profondi della nostra mente, proprio come nelle pagine più intense di Brahms. Infatti, com’è stato acutamente sottolineato dal critico Fabrizio Scipioni, «Strauss, certo, non ha molto a che vedere con il Novecento così come lo conosciamo e certamente non sembra un musicista del XX secolo se consideriamo che Arianna a Nasso fu composta nel 1912, l’anno del Pierrot lunaire e del Sacre du printemps». E aggiunge Glenn Gould, sintetizzando la figura del compositore di cui è stato appassionato interprete: «Ciò che è esemplare nella musica di Strauss – scrive il pianista canadese nel libro “L’ala del turbine intelligente” – è il fatto che essa rappresenti concretamente la trascendenza di ogni dogmatismo artistico, di ogni problema di gusto, di stile e di linguaggio, di ogni frivolo e sterile cavillo cronologico. E’ l’opera di un uomo che arricchisce la propria epoca perché non le appartiene e che parla per ogni generazione perché non s’identifica con nessuna. È una suprema dichiarazione d’individualità: la dimostrazione che l’uomo può creare una propria sintesi del tempo senza essere vincolato dai modelli che il tempo gli impone». E nel riconoscere l’individualità e la totale indipendenza del compositore tedesco da qualsiasi “scuola”, si comprende forse perché l’eccentrico Gould amasse così visceralmente Strauss.
La progressione lirica di questo Quartetto per pianoforte, una delle opere fondamentali della giovinezza straussiana, impressiona per spessore musicale, anche perché il catalogo della sua musica da camera (esclusi, ovviamente, i Lieder) è abbastanza esiguo e quasi tutte le pagine risalgono al periodo giovanile. A un certo punto, dopo il “solo” del pianoforte nelle battute iniziali dell’Andante, la cantabilità del tema affidato alla viola vi ricorderà forse la melodia scritta dal compositore John Williams per la colonna sonora del film di Spielberg “Schindler’s list”. Bella, bellissima. Ma questa è la dimostrazione (una delle tante) che anche le musiche oggi ritenute più di qualità, meno commerciali, erano già state pensate, che i compositori (in questo caso Strauss alla fine dell’Ottocento) erano già arrivati lì, e che quindi in un certo senso, con tutto il rispetto per Williams, sono “in ritardo”, sono “vecchie”.
Nell’Andante scritto da Richard Strauss 126 anni fa, il lirismo raggiunge livelli di benefica esasperazione. L’intero movimento porta in sé i germi del primo tempo, l’Allegro: nel percorso armonico e nel modo in cui sono trattati gli strumenti, con frasi melodiche di ampio respiro che si aprono a intimismi sconfinati. Annota ancora il musicologo Scipioni: «Il pianoforte alterna momenti di grande densità (utilizzando quasi tutte e dieci le dita per fare accordi che fanno pensare a un’orchestra) ad altri di più semplice lirismo in cui le melodie trascolorano dai tasti alle corde degli archi. Un uso costante del pedale amplifica il suono del pianoforte, rendendo indistinte alcune armonie, effetto che dispiega tutte le sue potenzialità nell’andamento lento del terzo movimento».
E’ proprio questa indeterminatezza, senza precisi punti di riferimento, quasi come se la musica fosse “aperta” ad accogliere squarci di bellezza improvvisi, concentrati di lirismo puro, riscontrabili orchestralmente anche nelle Metamorfosi, che la musica di Strauss inonda di passione e di entusiasmo. E questo Quartetto giovanile anticipa il meraviglioso “magma” melodico, e quell’impasto sonoro e armonico che fa tremare i polsi, della produzione teatrale e lirica matura. Scrive ancora Gould: «È l’unione di questa scrittura finemente cesellata e delle vaste complessità di questo linguaggio armonico a far sì che in Strauss gli episodi culminanti, i momenti di tensione e di calma siano, anche se meno travolgenti che in Wagner, infinitamente più rivelatori delle complesse realtà dell’arte». E, forse, del suo e del nostro animo.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Richard Strauss
Piano Quartet, Violin Sonata, Cello Sonata
The Primrose Piano Quartet (Meridian Records, disponibile anche su iTunes)

2) Richard Strauss
Piano Sonata op. 5; 5 Piano Pieces
Glenn Gould, pianoforte (Sony Bmg Music, disponibile anche su iTunes)

3) Richard Strauss
Metamorphosen; Tod und Verklärung
Berliner Philarmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Bellezza - Interpretazione musicale - Musica - Serenità - Strumenti musicali

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