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06/09/2011

Il gentiluomo della musica antica (Johann Sebastian Bach, Concerto Brandeburghese n. 5)




Johann Sebastian Bach
Dall’Allegro del Concerto Brandeburghese n. 5, BWV 1050
Gustav Leonhardt, clavicembalo


E’ davvero un’impresa trovare un documento multimediale capace di rendere giustizia a questo immenso musicista, Gustav Leonhardt, che ha attraversato la storia dell’interpretazione filologica del Novecento, nobilitando la prassi esecutiva su strumenti originali, e fermando il tempo, anzi, riportando indietro l’orologio delle epoche e facendoci vivere, grazie ai suoi clavicembali, al tempo dei più grandi compositori di musica antica e barocca.
Dopo un’appassionante ricerca abbiamo scovato solo il video che vi proponiamo: un frammento del Quinto concerto Brandeburghese, con i musicisti in costume per le riprese di un film, Cronaca di Anna Magdalena Bach (Chronik der Anna Magdalena Bach), del 1967, diretto da Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, basato sulla vita della cantante Anna Magdalena Bach e di Johann Sebastian Bach, dove il Kantor è interpretato proprio da Leonhardt. Nessuno avrebbe recitato meglio la parte: presenza scenica, intensità drammatica, immedesimazione nel personaggio, nelle architetture musicali.
Un video che testimonia l’importanza di questo artista. Perché questa volta, più che da un compositore, abbiamo voluto partire da un interprete. Gustav Leonhardt, 83 anni, olandese, clavicembalista, organista, direttore d’orchestra, fondatore di un trio leggendario con Frans Brüggen (flauto) e Anner Bylsma (violoncello), pioniere nella pratica dell’esecuzione storica, tra i più grandi maestri nel repertorio antico, dal 1982 organista ufficiale alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, profondo conoscitore del Sei e Settecento, con un catalogo discografico di 180 titoli e curatore di partiture manoscritte autografe di Sweelink e di Frescobaldi. È venuto a suonare a Milano in pieno agosto: tre concerti, tre programmi, musiche tedesche, francesi ed italiane. È al termine di queste maratone clavicembalistiche che abbiamo pensato, per una volta, di partire da un esecutore, e non dalle emozioni in musica lasciate dai compositori.
Che cosa c’è di terapeutico in questa scelta? In che cosa può essere “lenitivo” per i nostri giorni? Semplice: nella sua stessa vita spesa interamente tra musiche di Froberger e di Bach, di Couperin e di Rameau, di Frescobaldi e di Scarlatti. A 83 anni sfodera una forma impeccabile che gli permette di suonare tre programmi uno più impegnativo dell’altro, cambiando ogni volta la chiesa, e presentando a ogni concerto le diverse caratteristiche della musica clavicembalistica: dal magistero contrappuntistico del repertorio tedesco, alla superba ricchezza dell’ornamentazione francese, alla cantabilità dello stile italiano. Le mani corrono ancora, possono contare su una tecnica che gli consente di concentrarsi sulla musica senza pensare alla tastiera. Stessa agilità virtuosistica di un tempo, stessa prontezza di lettura della partitura, uguale profondità di analisi del periodo storico. Ci vuole tempra per tutto questo, ottima salute, lucidità mentale, gambe buone. Ma è la musica che ha conservato Leonhardt così, tutti i manoscritti che ha scoperto nelle biblioteche di mezzo mondo, i clavicembali che ha accordato, le partiture che ha studiato, le chiese che ha visitato, le note che ha suonato. È l’arte che ha mantenuto intatto l’uomo e il musicista, intatti il suo fisico e la mente, illuminando il suo sogno di bambino: vivere, attraverso le corde pizzicate di un cembalo, al tempo di Luigi XIV o di Lorenzo il Magnifico.
A dispetto dell’immensa discografia di questo gentiluomo della tastiera – che ha inciso i più grandi tesori clavicembalistici e organistici, oltre a molte “integrali” tra cui le Cantate sacre bachiane con la collaborazione dell’altro celebre precursore delle orchestre d’epoca, Nikolaus Harnoncourt – la videoteca digitale di YouTube non restituisce nulla di particolarmente emozionante, non ci sono file degni di una documentazione storica come il personaggio merita. A pensarci bene, però, non deve stupire. È probabile che il musicista olandese non abbia mai fatto nulla per “postare” i propri video musicali, per aprire un profilo su Facebook e curare la propria mmagine su Internet. Il clavicembalista Gustav Leonhardt, il raffinato filologo che ha studiato in profondità le finezze della prassi esecutiva all’organo e al cembalo, tenendosi ben lontano dal pianoforte moderno, persino con altezzosa diffidenza, è uomo antico, volutamente antico. Già dal portamento: aristocratico, certo, come il modo di suonare. Ma è un'aristocrazia dello spirito, non ereditata, coltivata con passione in anni di pratica musicale.
Pensate che fortuna i parrocchiani della Nieuwe Kerk di Amsterdam: a messa, la domenica mattina, hanno un organista come Leonhardt! Chissà se le nostre lettrici e i nostri lettori resisterebbero alla tentazione di girare dietro l’altare. Scoprirebbero un uomo schivo, nobile e austero, garbato, raffinato anche nel sorriso, che ha contribuito a diffondere l’amore per la musica del Seicento e del Settecento. Un uomo “antico” quanto i clavicembali della sua collezione, tra i quali uno del XVIII secolo, costruito a Venezia, molto ben conservato.
In fondo, quasi stona un musicista così nell’ambiente freddo e digitale di YouTube. Ci sta bene uno come Glenn Gould, che ha inseguito per tutta la vita, sino al 1981, alle soglie del compact disc, le frontiere tecnologiche più estreme, per lasciare memoria delle interminabili conversazioni sulla musica e delle interpretazioni in sala d’incisione. Leonhardt non ha i ritmi, le frenesie, le accelerazioni della Rete. È uomo, oltre che musicista, d’altri tempi. Interessato a tutte le arti: architettura, pittura, scultura, letteratura, convinto che si possa suonare meglio Vivaldi anche ammirando le invenzioni barocche di Filippo Juvarra. Perché la musica non è un’arte isolata: Bach, Rameau, Couperin erano uomini del proprio tempo, accanto a essi fiorivano altre forme di comunicazione. C’erano pittori, scultori, uomini di scienza e di fede. La conoscenza di più sfaccettature, di linguaggi espressivi della stessa epoca, può essere un filo d’Arianna, indicare un cammino sul quale ognuno ritrova la propria ricchezza interiore.
La vita di Gustav Leonhardt è stata sinora un lungo cammino d’intransigenza con se stesso. Un tratto di strada esaltante in compagnia del pubblico. E gli spettatori, più in generale gli appassionati di musica antica, sono cresciuti con questo severo musicista olandese non soltanto in numero, ma in intelligenza e in sensibilità. Dappertutto, anche in Giappone o in Australia, Paesi così lontani da quella culla di fermenti culturali che è l'Europa, oggi si precipitano ai suoi concerti per scoprire un’arte “originale” che si perde nei secoli. Dopo il video che vi proponiamo, correte ad ascoltare l’attacco del Concerto per clavicembalo di Bach Bwv 1055, l’Allegro: sarete travolti, e intimamente sollevati, dalla sua capacità di gareggiare in potenza della strumentazione, grazie al Leonhardt Consort, con le più “sfacciate” versioni pianistiche di Glenn Gould, o del recente Murray Perahia. Ma qui ascolterete la musica di Bach così com’era, la stessa che risuonava durante i suoi giorni. E farete un viaggio nel tempo, in un mondo certamente diverso.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Concerti per clavicembalo
Gustav Leonhardt, clavicembalo; Leonhardt Consort; Concentus Musicus Wien; Herbert Tachezi (Teldec)

2) François Couperin
Pieces de clavecin
Gustav Leonhardt, clavicembalo (Philips, disponibile anche su iTunes)

3) Telemann: Recorder Sonatas & Fantasias
Anner Bylsma, Frans Brüggen & Gustav Leonhardt (Teldec, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Interpretazione musicale - Longevità - Musica - Senso della vita - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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