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05/02/2019

Il gelo dell'inverno attraverso gli occhi dell'arte (Antonio Vivaldi, Concerto in sol minore per violino, archi e continuo "L'Inverno", Op. 8 n. 4)




Antonio Vivaldi
Concerto in sol minore per violino, archi e continuo "L’Inverno", Op. 8 n. 4
Cynthia Miller Freivogel, violino barocco; Voices of Music


Allontaniamoci temporaneamente dal Bach della Partita No. 2 per violino solo del nostro ultimo ascolto, ma non troppo: anzi, rimaniamo nella stessa orbita sonora, con un viaggio di appena due o tre giorni in carrozza, se lo immaginiamo fatto a quell’epoca, un migliaio di chilometri, da Köthen, attraverso il Brandeburgo e l’Impero d’Austria, sino a Venezia. Stesso arco di tempo, soltanto cinque anni dopo: tanto passa da quando, nel 1720, Bach compone i suoi gioielli strumentali per violino e violoncello non accompagnati, al 1725, quando il nostro Antonio Vivaldi, in Laguna, scrive “Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione”, concerti a 4 e 5 consacrati all’Illustrissimo Signore Venceslao Conte di Marzin. «Tra questi pochi e deboli Concerti», annota lo stesso Vivaldi nella missiva di presentazione, «troverà le Quattro Stagioni», che non sono altro che i primi 4 capolavori della raccolta di 12 Concerti per violino (oppure l’oboe a scelta in due di essi), archi e basso continuo.
Siamo ancora nel pieno dell’inverno, sono da poco passati i “i giorni della merla”, spesso questa, in tante parti d’Italia, è la parentesi più gelida della stagione. E allora vediamo come Vivaldi – con l’ultima delle sue Stagioni, Inverno – spazzi via il freddo e i brividi dalla nostra pelle, e dai pensieri, a partire da un «Allegro non molto» che, grazie alla forza degli slanci melodici, ha la solita capacità musical-terapeutica di contrastare le emozioni negative, le sensazioni di maggiore tristezza, offuscamento e gelo, anche interiore.
Gli intarsi strumentali del violino sono uno spettacolo: quello della musica che si batte contro la natura e prevale sugli elementi lasciandoci, dopo pochi minuti di arte e di invenzione, avvolti in una coperta calda. Se ne accorse anche Bach, il quale si lasciò più volte contaminare dal compositore e violinista italiano, cittadino, per tutta la sua vita, dal 1678 al 1741, della Repubblica di Venezia. Dunque, perfettamente contemporaneo del Kantor, solo nato e morto qualche anno prima. Non soltanto lo splendore delle sue creazioni aveva attirato l’attenzione di Bach, ma anche la capacità di Vivaldi di incidere nella storia strumentale dell’epoca, con lo sguardo dell’innovatore, trasformando, come abbiamo già avuto modo di ricordare, il Concerto grosso di Arcangelo Corelli in una narrazione più moderna, con uno o più solisti: violino, violoncello, oboe, fagotto.
Dell’inverno vivaldiano, in particolare, i musicologi ci insegnano a riconoscere gli elementi sonori che modificano le nostre percezioni. Il primo movimento, l’Allegro non molto, per esempio, descrive le sensazioni di tremito causate dal gelo più intenso. Nessuna melodia, all’inizio: solo un insieme di note puntate che rende in modo efficace l’effetto desiderato. «La sensazione dell’arrivo dell’inverno», spiega Laura Pietrantoni, filologa musicale, «è dato da un incipit caratterizzato da aspre dissonanze: un’articolazione secca che si scioglie nervosamente nelle sembianze della furia del vento e del gelo delle membra», in modo quasi programmatico, seguendo il sonetto che ispira il Concerto (“Agghiacciato tremar tra nevi algenti”).
Il «Largo» successivo, pensato dal compositore per descrivere la pioggia, è considerato una delle più belle pagine del “Prete rosso”: non soltanto per lo squarcio melodico iniziale, ma anche, scrive l’Accademia di Santa Cecilia, «per la calda, umanissima, nuova melodia che sorge dall’insieme orchestrale e che ci conforta mentre le gocce di pioggia (descritte con i pizzicati dei violini) rimbalzano lontane».
Il movimento finale del Concerto, «Allegro», è incredibilmente legato all’ultima parte del Sonetto, che pur senza velleità poetiche di alta scuola, ha guidato la fantasia di Vivaldi in modo quasi impressionistico: «… sentir uscir dalle ferrate porte / Sirocco, Bora e tutti i venti in guerra / quest’è ‘l verno, ma tal, che gioja apporte», dove si può quasi osservare – suggerisce ancora la studiosa vivaldiana – che «fuori la musica “scivola” sul ghiaccio ed è in balia dei venti ma, nonostante il freddo, continua con i suoi ritmi, i suoi giochi e la capacità di stupire».
Dunque, come abbiamo già ricordato in un precedente ascolto del secondo di questi concerti, l’Estate, è giusto non dimenticare che le pagine musicali ispirate dalla natura furono anche accompagnate, già dalle prime stampe, da quattro Sonetti dell’epoca, rispettivamente per Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Scarsa, o quasi nulla, la valenza letteraria: più che altro una didascalia per guidare il pubblico veneziano d’inizio Settecento.
Ecco il Sonetto che accompagnò la pubblicazione del Concerto “L’Inverno”:

Agghiacciato tremar tra nevi algenti
al severo spirar d’orrido vento
correr battendo i piedi ogni momento;
e per soverchio gel battere i denti;
passar al foco i di’ quieti e contenti
mentre la pioggia fuor bagna ben cento
caminar sopra ‘l ghiaccio, e a passo lento
per timor di cader girsene intenti:
gir forte, sdruzzolar, cader a terra
di nuovo ir sopra ‘l giaccio e correr forte
sin ch’il giaccio si rompe, e si disserra;
sentir uscir dalle ferrate porte
Sirocco, Bora e tutti i venti in guerra
quest’è ‘l verno, ma tal, che gioja apporte.

Abbiamo scelto, tra le molte riprese video disponibili su YouTube, questa appassionata lettura dell’ensemble “Voice of Music”, un complesso statunitense di specialisti di musica antica, tra l’altro qui rappresentato da sole donne. Un suggerimento, per chi può permetterselo, avendo spazi d’ascolto isolati: già dall’attacco dell’Allegro non molto, spalancate il volume immergendovi totalmente nei suoni. Avrete davvero la sensazione che la musica sciolga l’inverno come neve al sole.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Antonio Vivaldi
Quattro Stagioni
Europa Galante; Fabio Biondi, direttore (Opus 111, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

2) Antonio Vivaldi
Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione
“La Tempesta di Mare”
Stefano Montanari, violino; Accademia Bizantina; Ottavio Dantone, direttore (Arts Music, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

3) Antonio Vivaldi
L’Estro Armonico
Simon Standage, violino; The English Concert; Trevor Pinnock, direttore (Archiv, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

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Parole chiave:
Musica - Natura - Poesia - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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