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05/03/2019

Il dolore composto, appena sussurrato (Fryderyk Chopin, Notturno Op. 62 No. 1)




Fryderyk Chopin
Notturno Op. 62 No. 1
Charles Richard-Hamelin, pianoforte


E’ tutto un rifiorire appassionato dei Notturni di Chopin: concerti, dischi, eventi. Quasi una riscoperta tematica, sospinta dalle incisioni di giovani e talentuosi interpreti. Solo qualche esempio: pochi mesi fa, per l’etichetta Aevea, il 33enne francese François Dumont ha dato alle stampe un’integrale dei Notturni accompagnata da un titolo programmatico, “Viaggio nella dimensione del silenzio”. Non basta. Si sale molto di lignaggio discografico con la tedesca Deutsche Grammophon, che ha appena rilasciato un Cd, una sorta di “tre volte Chopin, tre volte i Notturni”, perché avvicina e mette a confronto tre esecutori impegnati su varie pagine di questo ciclo di composizioni chopiniane: la pianista argentina Ingrid Fliter (gustosa interprete anche dell’Astor Piazzolla che abbiamo appena ascoltato), il turco Fazil Say e il nostro Maurizio Pollini, per il quale, come ricorda Angelo Foletto sull’ultimo numero di “Suonare”, «Chopin è il “problema dei problemi” pianistici, l’autore che non (lo) soddisfa mai fino in fondo, il centro dell’universo musicale moderno post beethoveniano, da sottrarre al salotto e tenere legato al banco di un laboratorio di sperimentazione musical-lessicale permanente». E ancora: questi nostri consigli di ascolto sono appena stati preceduti, poche ore fa, da un concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma: protagonista Emanuel Ax, che ha eseguito un recital al centro del quale spicca ancora una volta un Notturno di Chopin, l’Op. 62 No. 1.
Su YouTube non abbiamo trovato un video di Ax alle prese con questa composizione, ma la trovate in un disco imperdibile del pianista americano di origine ucraina, etichetta Sony, intitolato “Emanuel Ax plays Chopin”, insieme con la Grande Polonaise Brillante, uno Scherzo e un’altra Polonaise-Fantasie. Rimediamo però con un bel video del pianista canadese Charles Richard-Hamelin, in cui potete godervi integralmente la musica del Notturno Op. 62 No. 1, con riprese ravvicinate delle mani sulla tastiera, le sfumature agogiche e dinamiche, la fatica di restituire tutto il mondo interiore del compositore polacco.
Va detto che l’Opus 62 comprende due pagine, No. 1 e No. 2, scritte entrambe nel 1846. Sono gli ultimi dei diciannove Notturni chopiniani. E forse vale la pena ricordare il senso di questo tipo di composizione musicale. Come insegna lo studioso del pianoforte Piero Rattalino, il Notturno ha cambiato orizzonti espressivi nel corso della storia: nel Settecento era servito per «celebrare la notte», con un intento soprattutto sociale, di svago, di intrattenimento – stiamo parlando ovviamente delle élite aristocratiche europee, nei giardini dei palazzi e delle corti. Nell’Ottocento, invece, il Notturno subisce una mutazione e diventa «il rifugio dell’io che si ritrae in se stesso, isolato dal mondo e non di rado preda di fantasmi». E il ritrarsi in se stesso è qui pienamente evidente in questa pagina di Chopin, scritta a tre anni dalla morte.
Ci concentriamo sul primo dei due Notturni: l’Op. 62, No. 1.
Questa musica però va ascoltata tanto, lasciata scorrere più volte nelle nostre giornate. E’ bellissimo farsela diventare, a poco a poco, una colonna sonora della propria malinconia. L’attacco commuove: un arpeggio dolce la cui coda è sorretta dal pedale. Poi una pausa, un clima di sospensione, silenzio, che diventa musica anch’esso, quasi che Chopin smettesse di suonare per prenderci per mano e invitarci a entrare nei suoi pensieri, che poi tra amore, abbandoni, solitudine, malattia sono spesso anche i nostri.
Non c’è un momento della giornata preferibile per ascoltare questo Notturno: il mattino presto è come sedersi davanti alla luce dell’alba; di notte è come ritrovarsi al buio a osservare la luna o il cielo stellato; in pieno giorno, di pomeriggio, è una passeggiata solitaria sulle rive della Senna, a Parigi.
Non è una musica triste, per nulla. E’ un diario intimo. Non è neppure malumore, tediosità. E’ piuttosto la solitudine dell’uomo davanti alla propria umanità ferita. C’è meno melodia qui, rispetto ai Notturni universalmente celebri, come i tre dell’Op. 9, oppure l’Op. 27 che abbiamo già ascoltato. Ma c’è più lirismo, meno cantabilità immediata da parte dell’ascoltatore, più intimismo e profondità. Serve qualche ascolto in più in questo penultimo Notturno chopiniano per raccordarsi con l’anima del compositore: è come al museo quando osserviamo un quadro che non “appare” subito, bisogna sedersi davanti all’opera, guardarla, scrutarla, poi la bellezza viene fuori a forza di sguardi. Ci sono musiche così, che sono cime da raggiungere. Poi sulla vetta ammiri orizzonti inimmaginabili.
E Chopin qui ci comunica il suo mondo interiore scegliendo di rimanere sul filo della poesia. Lo scrive con profondità di analisi il musicologo Carlo Cavalletti nel programma di sala di un concerto all’Accademia Filarmonica Romana: «[...] molte altre volte nella sua musica Chopin aveva espresso il suo dolore con rabbia, opponendosi a esso come a qualcosa di altro da sé con tutto il fiato che aveva, giungendo talvolta, come nell’ultimo dei Preludi op. 28, a un vero e proprio “urlo”; ora, pur continuando a sentire quel dolore, Chopin lo ha ormai riconosciuto e accolto in sé e ha capito che per esprimerlo non occorre alzare la voce».
Charles Richard-Hamelin suona qui, nella sala del “Fryderyk Chopin Institute” di Varsavia, con diligente attenzione alle sonorità del compositore polacco. Ma certo vi invitiamo, una volta che questo Notturno Op. 62 No. 1 vi sia entrato nella mente e nell’anima, ad altri ascolti. Di pianisti che hanno fatto di Chopin una magistero del tocco e della poesia romantica: non perdetevi per nulla al mondo la versione di Vladimir Horowitz, in un disco Columbia del 1989, “Horowitz plays Chopin” da cercare però nei negozi di dischi (o anche via Amazon). La lettura di Arthur Rubinstein, diventato celebre proprio per i Notturni. E ovviamente il nostro Maurizio Pollini, che ha raccolto questo Notturno in un disco intitolato “Chopin, The last works”. Non esiste un Notturno inciso da Arturo Benedetti Michelangeli. Poco Chopin per lui: l’organista e clavicembalista Baldassarre Galuppi, e l’impalpabilità di Debussy e Ravel lo hanno rapito per sempre.
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

1) Fryderyk Chopin
Nocturnes
Maurizio Pollini, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Fryderyk Chopin
Nocturnes
Arthur Rubinstein, pianoforte (BMG, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) John Field
Nocturnes
John O’Conor, pianoforte (Telarc, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Dolore - Forme musicali - Musica da camera - Solitudine

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