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Il balsamo profumato dell'orologiaio svizzero (Maurice Ravel, Sonata per violino e pianoforte)

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19/03/2019

Proposte di ascolto di Pino Pignatta

Maurice Ravel
Sonata per violino e pianoforte (postuma)
Leōnidas Kavakos, violino; Yuja Wang, pianoforte
E’ tutto una delizia il video che proponiamo questa settimana: la sala della Carnegie Hall di New York immersa nel buio tranne gli strumenti illuminati sul palcoscenico; la delicatezza dei due interpreti, il violinista greco Leōnidas Kavakos e la pianista cinese Yuja Wang; l’impasto timbrico che sgorga dai tasti e dalle corde; e soprattutto la musica di Maurice Ravel, del quale il mondo della “classica” ha festeggiato da pochi giorni il compleanno con un florilegio di iniziative discografiche, antologie, percorsi di ascolto guidati, concerti.
Ed è così, dedicandoci per qualche giorno soltanto a Ravel, che abbiamo ritrovato la Sonata per violino e pianoforte. Non si tratta della Violin Sonata No. 2 del 1925, assai più celebre ed eseguita, però più aspra nel linguaggio, ma della sua prima Sonata per violino, uscita postuma, scritta da studente al Conservatorio di Parigi, quando aveva appena 22 anni, in un movimento unico. E’ stata pubblicata molto tempo dopo la morte del compositore, addirittura nel 1975, ma si assiste da qualche tempo a una sua rivalutazione dopo oltre cent’anni di oblio, è riproposta nelle sale da concerto, e questa esecuzione in uno dei templi della musica colta, con al violino Kavakos, fra i massimi virtuosi viventi, lo dimostra.
L’ultimo ascolto che abbiamo proposto di Ravel è stato il Concerto per la mano sinistra, dedicato al pianista austriaco Paul Wittgenstein, fratello del celebre filosofo, che durante la prima guerra mondiale era rimasto mutilato del braccio destro. Dunque, una pagina pensata per sconfiggere l’handicap, una menomazione drammatica per un musicista, superata dal compositore francese non solo con la scrittura brillante per una sola mano, ma così armonicamente efficace da dare la sensazione che le mani siano due.
Questo è invece un ascolto cameristico, lontano dai bagliori orchestrali di Ravel. Attacco lieve del violino, in filigrana, una melodia semplice, quasi una ninna-nanna. La risposta del pianoforte è altrettanto tenue, delicata. L’amalgama timbrico, l’abbraccio tra pianoforte e violino – che in Ravel, come in Debussy, non è mai soltanto discorso melodico ma tessuto ricamato di “tocchi”, di suoni – delinea immediatamente il senso poetico della composizione. La musica è vivida, ammaliante. A tratti è un lavoro lussureggiante, post-romantico, pieno di trame impressionistiche.
Sin dalle prime battute è chiaro il mondo del compositore francese, che si offre all’ascoltatore in modi sempre variegati, con una scrittura disponibile alle più diverse provocazioni stilistiche e sociali: il clavicembalo francese e barocco nel Tombeau de Couperin, il valzer viennese nella Valse, il jazz nei due Concerti per pianoforte orchestra, il blues nella Sonata per violino e pianoforte No. 2, in cui Ravel si concede alle sonorità in arrivo dalla cultura nordamericana, o la Grecia, rivisitata attraverso le meraviglie orchestrali e mitologiche di Daphnis et Chloé (potete averne una suggestione qui, nell’interpretazione del direttore inglese Simon Rattle).
La musica francese (da Frank a Debussy, da Fauré a Saint-Saëns) è sempre capace di impressionare per la gamma colorata e innovativa di suoni e sonorità. Per l’intimismo e l’introspezione. E la Sonata Postuma di Ravel, seppur ancora lontana dai linguaggi della maturità, composta nel 1897, dunque in pieno post-Romanticismo, lo conferma pienamente. L’arte di questo compositore francese è spesso associata alla precisione millimetrica di un meccanismo di fine fattura. Il suo gusto per la precisione artigianale convinse Stravinsky a definire Ravel un «orologiaio svizzero». Ascoltate sino in fondo questa Sonata per violino Postuma e ne avrete una percezione vivida: gli incastri sonori tra violino e pianoforte, persino le sfumature poetiche più nascoste, hanno l’incedere rigoroso, ordinato, quasi perpetuo, degli ingranaggi nella cassa di un orologio antico, uno dei tanti che Ravel teneva di sicuro nel taschino del gilet.
La Sonata postuma porta sul frontespizio la data dell’aprile 1897. Secondo gli studi musicologici è stata suonata da Ravel stesso nel ruolo di pianista e dal violinista Georges Enesco durante gli anni di Conservatorio. Il lavoro segue ancora una forma classica: esposizione, sviluppo, riepilogo. E anche se non sembrano riverberarsi nelle sue trame gli echi di Brahms, morto proprio quell’aprile 1897, questa prima Violin Sonata testimonia l’influenza del lirismo di Fauré, allora vivente di Francia, mentore di Ravel e amico di una vita.
Come sottolinea l’Accademia di Santa Cecilia, «l’inizio è dolce, cantabile, lascia presagire l’attacco del Trio per pianoforte, violino e violoncello, scritto dall’autore vent’anni dopo; poi il gioco fra i due strumenti si infittisce in una varietà di colorazioni ritmiche, ma alla fine tutto si scioglie e si acqueta tra sonorità lente e tranquille».
Il primo tema (alla fine, applausi calorosi del pubblico newyorchese) è sinuoso, sognante, “profumato”. Siamo ancora lontani dalla malattia che si porterà via Ravel a 62 anni, ma sembra già presente la caratteristica comune ai grandi compositori: essere un balsamo per ogni condizione umana, dalla malinconia al dolore. Il secondo tema, dopo un assolo di piano, è più misterioso, a volte vagamente orientale, sempre secondo il magistero cameristico di Gabriel Fauré. La coda si stacca invece dal Maestro, è decisamente cromatica: forse un sussulto d’orgoglio di un giovane che avrebbe attraversato per 40 anni la musica francese.
Buon ascolto.

Per approfondire l'ascolto

1) Maurice Ravel
Sonata for violin & piano No. 1 (“Posthumous”)
Alexander Lonquich, pianoforte; Frank Peter Zimmermann, violino (Warner Classics, anche su Apple Music e Google Play)

2) Maurice Ravel
Piano Concerto for the Left Hand
Jacqueline Blancard, pianoforte; Orchestre de la Suisse Romande; Ernest Ansermet, direttore (Compare Edition, anche su Apple Music e Google Play)

3) Maurice Ravel
The orchestral masterpieces
L’Orchestre de la Suisse Romande; Ernest Ansermet, direttore (Decca, anche su Apple Music e Google Play)
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