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27/11/2012

I suoni e i colori di una rinascita (J. Brahms, dal Quintetto per clarinetto e quartetto d'archi Op. 115)




Johannes Brahms
Quintetto per clarinetto e quartetto d’archi Op. 115
Allegro
Guarneri Quartet; David Shifrin, clarinetto


In poche misure di pentagramma – dopo l’ultimo “abbandono” fra le ampie volte cromatiche dell’Idillio wagneriano – eccoci di nuovo sulla vetta del camerismo ottocentesco, nel cuore più profondo di Johannes Brahms. Ed è subito una commovente salita verso l’azzurro e la serenità: un ascolto che si apre con un delizioso tema esposto dai violini, tipica melodia dell’ultimo periodo brahmsiano, che sorprende non tanto per la sua originalità, ma perché s’insinua nella coscienza di chi ascolta con immediata bellezza. E sparsi tra le poche battute di questa cantabilità iniziale ci sono già tutti i semi che daranno forma, sostanza e atmosfera al resto della pagina. La progressione è fulminea: all’esposizione dei violini si mette in scia la viola, poi si accoda il violoncello. La tensione aumenta: all’improvviso compare il clarinetto a dare potenza lirica al racconto degli archi. Entra con una scala ascendente di sette note: l’ultima, un la, sale in crescendo, dura tutta la battuta di tre quarti, sembra non finire mai e inonda di luce la scena, mentre la frase si spegne raccordandosi con un’invenzione melodica di non comune intensità e delicatezza strumentale.
Siamo in compagnia dell’Allegro che apre il Quintetto in si minore per clarinetto e quartetto d’archi, scritto da Brahms nell’estate del 1891, sei anni prima di morire, un’opera tra le più alte di tutta la letteratura musicale. Un Allegro, qui nell’interpretazione del Guarneri Quartet affiancato dal clarinettista David Shifrin, carico di penetrante emozione psicologica, resa più incisiva dal timbro dolce del clarinetto, strumento molto amato dal compositore nell’ultima parte della vita. La musica da camera è forse il campo in cui si è sviluppata con i risultati più sorprendenti, ed efficaci in senso terapeutico, l’attività di Brahms. E in quell’estate del 1891 il musicista conobbe a Meiningen il celebre clarinettista Richard von Mühlfeld. Lo aveva sentito suonare nel Quintetto di Mozart e nel Primo Concerto di Weber ed era rimasto entusiasta della interpretazione, ma soprattutto impressionato dal talento virtuosistico e dal modo in cui Mühlfeld faceva risaltare le potenzialità timbriche ed emozionali dello strumento. Come ha scritto Massimo Mila in un libro edito da Einaudi, “Brahms e Wagner”, fondamentale per comprendere le differenze tra i due compositori “antagonisti”, «la qualità eccezionale del suono di Mühlfeld, e la sua intelligenza d’interprete, stuzzicarono l’estro creativo di Brahms... Di più, c’era il fatto che il clarinetto era sempre stato caro a Brahms, com’è chiaro a chiunque conosca la sua produzione sinfonica. Brahms amò sempre i timbri modesti e discreti: la viola gli piaceva più del violino, la voce di contralto più di quella di soprano, il suono del corno più di quello della tromba. E in questo genere di predilezioni rientra quella per il timbro notturno, come venato di riflessi violacei, del clarinetto».
Richard von Mühlfeld, lusingato da tante attenzioni, invitò Brahms a scrivere un pezzo per lui (cosa che, per esempio, e purtroppo, non è mai accaduta con Mozart per quanto riguarda il violoncello, unico strumento per cui il genio di Salisburgo non ha mai composto neppure una pagina, non avendo avuto solisti all’epoca che l’abbiano stimolato). Dunque, quell’estate Brahms scrisse per primo il Trio in la minore op. 114 per clarinetto o viola, violoncello e pianoforte, che abbiamo già avuto modo di ascoltare. Una pagina che Brahms dedicò appunto a Mühlfeld, spedendone una copia del manoscritto all’amico Eusebius Mandyczeweski, con una nota siglata di proprio pugno che faceva, quasi misteriosamente, accenno a un nuovo lavoro per clarinetto. Era appunto il Quintetto Op. 115, composto quasi contemporaneamente al Trio. Pagina che all’epoca ebbe subito grande successo per il senso di struggente nostalgia, di intima delicatezza spirituale, di trasfigurazione delle tristezze più nascoste, così caratteristiche dello stile di Brahms. Con la netta sensazione, oggi come allora, che nel Quintetto, al pari del Trio, il compositore abbia immaginato un clarinetto sullo stesso livello di protagonismo rispetto agli altri strumenti.
Il primo movimento del Quintetto (se desiderate completare l’ascolto su YouTube o sui dischi che vi consigliamo) è seguito dall’Adagio, con uno spessore armonico più denso, pur tra pause di evidente mestizia: il clarinetto qui ha un tono trasognato, quasi schumanniano, ed è sorretto dagli archi in sordina. Il terzo movimento è invece un Andantino, con una linea di nobile musicalità spezzata da un Presto fantasioso e spigliato. Il Finale (Con moto) è articolato su cinque variazioni, con accenti ora appassionati, ora umoristici, ora fantastici, ora estatici, al termine dei quali torna il tema iniziale del primo movimento in un clima di forte emozione in cui il compositore si ritira in sé stesso, quasi un congedo dall’attività musicale, segnata negli ultimi anni dalle vette pianistiche delle Fantasie, degli Intermezzi e dei Klavierstücke.
Nonostante il tono generale dell’Op. 115 tenda verso una malinconia autunnale, ci sono lunghi periodi di gioia e rapimento estatico. E forse questi passaggi vivaci riflettono la consapevolezza di una sempre viva capacità creativa, visto che in questo periodo Brahms aveva ormai deciso di abbandonare del tutto la composizione, pericolo scampato proprio grazie alla riscoperta del suono e dei colori del clarinetto. Qualsiasi sia la ragione, questo Quintetto è difficilmente superabile nell’illustrare la capacità comunicativa dello strumento: la sua chiara voce di soprano nel registro di “clarino”, il velo cupo e misterioso dei suoi mezzi toni, e il carattere buio, romantico, brunito dell’estensione più grave. La prima esecuzione di questa meravigliosa partitura andò in scena a Berlino, ovviamente con al clarinetto Richard von Mühlfeld, il 12 dicembre 1891. Il lavoro fece una tale impressione – intimistica, toccando le corde più profonde del pubblico, in una quasi generale sospensione del respiro in tutta la sala – che i musicisti furono richiamati più volte sul palcoscenico, e alla fine obbligati a ripetere l’Adagio prima che fosse loro permesso di tornare a casa.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
Quintets, Sextets
Amadeus Quartett (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Johannes Brahms
The Clarinet Sonatas and Trio
Karl Leister, Ferenc Bognar & Wolfgang Boettcher (Nimbus Records, disponibile anche su iTunes)

3) Mozart & Brahms
Clarinet Quintets
David Shifrin & Emerson String Quartet (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Bellezza - Malinconia - Melodia - Strumenti musicali

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