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31/10/2017

I bellissimi crisantemi diventano musica e conforto (Giacomo Puccini, Crisantemi – Elegia per quartetto d'archi)




Giacomo Puccini
Crisantemi – Elegia per quartetto d’archi
Andante mesto
The Enso String Quartet


Dolore e mestizia. Sono questi i sentimenti che si provano, e si rinnovano, ogni anno in questi giorni, per la festa di Ognissanti e per la ricorrenza del 2 novembre, dedicata nella tradizione cristiana alla commemorazione dei defunti. Per chi intenda trovare conforto anche nella musica – che può essere un balsamo per la potenza consolatrice di alcune melodie – gli spunti e le occasioni di ascolto sono innumerevoli e rappresentate da capolavori immensi. L’anno scorso abbiamo ascoltato la “Messe des Morts” barocca del francese André Campra, ma ci possono accompagnare sul terreno della consolazione anche i Requiem che hanno segnato la storia della musica, come quello di Mozart, che forse più di tutti inonda di luce l’angoscia della morte, o quello di Giuseppe Verdi, o ancora il Requiem scritto sul finire dell’Ottocento da Gabriel Fauré.
E poi c’è questo cameo meraviglioso di sei minuti circa scritto da Giacomo Puccini, che sulla morte danza e medita, e consola, con la leggerezza della scrittura quartettistica, accompagnandoci, certo, in alcuni momenti di tristezza, ma rivestendoli di melodia, di suoni delicati, di voci raccolte in un’atmosfera di ricordo commosso (per chi vuole, di preghiera) tenute insieme da un impasto strumentale che è senza ombra di dubbio una delle cose più commoventi dell’autore di Bohème e Tosca.
Quando compone Crisantemi, originale per quartetto ma disponibile anche per orchestra d’archi, Puccini ha 32 anni. Lo scrive nel 1890, in occasione della morte di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, figlio dell’allora re d’Italia Vittorio Emanuele II. L’indicazione è Andante mesto. Lo compone di getto, in una sola notte. Otto giorni dopo la morte del rampollo di casa Savoia, il 26 gennaio 1890, il pezzo viene eseguito in prima assoluta a Milano. Il successo è così immediato, che quella stessa sera i musicisti del Quartetto Campanari sono costretti a risuonare dopo gli applausi. E l’impasto sonoro lascia un segno tale nello stesso Puccini che il compositore utilizza la musica dei Crisantemi nell’ultimo atto della prima opera di grande successo, Manon Lescaut (1892), nella scena in cui i due amanti, Manon e Des Grieux, sono abbandonati al loro destino nella deserta landa della Louisiana. Scrive Giuseppe Adami, librettista del compositore toscano, autore della biografia “Giacomo Puccini. Il romanzo della vita”: «Quella musica fu trasportata si può dire tale e quale nel doloroso epilogo di Manon».
La versione quartettistica originale, che qui proponiamo nell’interpretazione dei bravi musicisti americani dell’Enso String Quartet, è quella che più trasmette l’espressione impetuosa del dolore sublimato in musica: è un singolo movimento per classico quartetto d’archi (due violini, viola e violoncello), un’Elegia toccante per chi ascolta, con un’idea melodica subito mesta, compassionevole, inquieta, ma forte e di rifugio alla tristezza; seguita da una pausa che mai come in questo caso si fa silenzio e rispetto per i defunti, poi irrobustita da un secondo tema, doloroso, nel cuore del quartetto, esposto dal primo violino sulle pulsazioni della viola; poi il primo violino e violoncello ripetono la melodia, raddoppiando all’ottava, e tutta la potenza degli archi si apre con ampiezza quasi orchestrale per illuminare le tenebre, per poi tornare al tema principale, in una semplice forma A-B-A, in cui l’episodio principale, denso di cromatismo cupo, si alterna a un tema più quieto, ma sempre di profonda mestizia, in un discorso armonico che ha gli orizzonti sonori cameristici e tardoromantici di Richard Strauss, o di Gustav Mahler.
Il titolo scelto da Puccini stesso si inserisce pienamente nella tradizione italiana riservata a questo fiore, il crisantemo che, va ricordato, vuol dire tristezza solo da noi, mentre in tutto il mondo è simbolo di prosperità, di gioia. In altre culture, per esempio il Giappone, è un fiore considerato bellissimo, totalmente lontano dall’idea dei cimiteri e della morte, al contrario della nostra tradizione in cui è legato strettamente alla commemorazione dei defunti, forse per via del calendario di fioritura, che avviene proprio tra fine ottobre e i primi di novembre.
Puccini, da italiano, da cattolico, non poteva che assorbire pienamente questa tradizione. Muore Amedeo Ferdinando Maria di Savoia, figlio cadetto di Vittorio Emanuele II, re di Spagna nel 1871, tornato in Italia dopo avere abdicato, fulminato da una polmonite a soli 45 anni. La musica che Puccini dedica alla sua memoria è di intenso lirismo. Non può che pensare ai crisantemi che ne accompagnano il funerale e dà loro la profondità della melodia e dell’armonia, li trasforma in musica, un solo movimento, un pensiero sul trapasso, e sulla pietà per chi rimane, dipinto in poche pennellate, solo strumentali, senza quelle arie meravigliose che affollavano la sua fantasia inesauribile di compositore d’opere. E’ possibile immaginarlo, Giacomo Puccini, che sta sveglio tutta la notte, a lume di candela, sul pianoforte, per intrecciare le quattro voci di questi due temi malinconici, elegiaci, che scavano nell’afflizione, si fanno largo tra la tristezza e lasciano a noi per sempre, grazie alla musica scritta e suonata, la possibilità di andare oltre la disperazione.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Giacomo Puccini
Crisantemi – Tre Minuetti
The Enso String Quartet (Naxos, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Giacomo Puccini
Preludio sinfonico – Messa di Gloria – Crisantemi
London Symphony Orchestra; Antonio Pappano, direttore (Emi Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Giacomo Puccini
Manon Lescaut: Intermezzo & Orchestral Music
Radio-Symphonie-Orchester Berlin; Riccardo Chailly, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Consolazione - Disperazione - Dolore - Morte - Musica da camera - Tristezza

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